PELLICCE & PELLACCE

scritto da caterina
Scritto 23 anni fa • Pubblicato 23 anni fa • Revisionato 23 anni fa
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Autore del testo caterina

Testo: PELLICCE & PELLACCE
di caterina


Dedicato a
Il M@rchese
E ad
Edo – e – le – storie – appese
Che hanno avanzato
Moooooooolte pretese!


Facciamo un salto all’indietro di parecchi anni, ritornando a quando ne avevo solo 18.
Avevo avuto la fortuna di capitare in una delle poche classi miste di un istituto a frequenza prettamente femminile, ed oltretutto avevo dei compagni molto belli. Questo comportava un considerevole “struscio” di ragazze in corridoio durante la ricreazione. Inoltre, io e le mie compagne (solo nove, a fronte di venti maschi) non eravamo conosciute per nome o per essere quelle della 5A, ma eravamo di volta in volta additate come “quella che è in classe con Alessandro”, “Con Carlo”, “Con Silvio”, seguito da sbarramenti di occhioni e sdilinquimenti vari.
Erano anni difficili, di crisi, in cui noi figli del “baby boom” degli anni “60 eravamo giocoforza stati educati al risparmio per il semplice fatto che soldini ne giravano veramente pochi. Anni in cui i genitori si comportavano ancora come tali, con conseguente “libertà vigilata” e “soldi contati in tasca”. I film cult dell’epoca erano “il tempo delle mele”, “blues brothers”, e la serie di “Porky’s”, ma spesso e volentieri non riuscivamo ad abbinare il film con una semplice Pizza, causa la predetta cronica carenza di pecunia.
La maggior parte di noi possedeva a malapena una bicicletta, quelli un pochino più fortunati giravano col “Ciao”, oppure col “Bravo”, o col “Si”. Io viaggiavo con un vecchio vespone di mio padre, ma il mito di tutti rimaneva la Vespa 125 ET3, l’ultima moto della Piaggio ad essere degna di chiamarsi Vespa.
In classe nostra eravamo tutti più o meno figli di operai, al massimo di qualche negoziante, quindi non sguazzavamo certo nell’oro! L’unica a distinguersi tra di noi era Anna, figlia di un notissimo commerciante all’ingrosso di abbigliamento. Purtroppo, il suo censo non era l’unica sua nota distintiva, visto che Anna era anche di un’antipatia ed altezzosità che la rendevano profondamente antipatica, unico caso in una classe molto unita in cui la simpatia faceva da collante. Memorabili sono rimasti i suoi scontri con Silvio, famoso perché aveva sempre la battuta pronta e non stava mai zitto.
Un bel giorno Anna si presentò a scuola con la sua fiammante ET3 grigia che faceva pendant con l’altrettanto fiammante pelliccia di volpe argentata. In un’epoca in cui le pellicce erano il mito delle mamme, che se le facevano regalare coi soldi delle liquidazioni dei papà per poi relegarle negli armadi in naftalina ed usarle al massimo alla domenica, il suo ingresso in classe fece più o meno l’effetto di una bomba: tutte noi ragazze la stringemmo d’attorno con gridolini d’ammirazione, chiedendo di poterla toccare mentre lei si pavoneggiava con aria di superiorità. I maschi si erano tutti raggruppati in un angolo e ridevano di questo nostro scodinzolare, prendendoci in giro. L’unico che se ne stava stranamente zitto, in disparte e con le braccia conserte, era proprio il normalmente salace Silvio, che si limitava solo a scuotere la testa. I ragazzi, meravigliati da questo suo strano silenzio (considerati anche l’animosità dei suoi scontri verbali con l’Anna) gliene chiesero il motivo. “Oh – si sentirono rispondere – stavo solo pensando a quanto siano intelligenti le nostre ragazze che perdono la testa per una pelliccia INTERA. E a quanto siamo sciocchi noi, che facciamo pazzie per averne solo un misero, piccolo triangolino………..”



PELLICCE & PELLACCE testo di caterina
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