Alzi la mano chi da ragazzo non ha letto almeno una volta i grandi classici Zanna Bianca e Il richiamo della Foresta, l’avventura e il sapore dell’epopea del Grande Nord abilmente narrati dalla penna di Jack London.
Ma è stato svuotando una vecchia libreria a casa di amici che mi sono ritrovato per le mani un altro classico di London, secondo alcuni critici la sua opera principale, la storia appunto del giovane marinaio Martin Eden, dalla quale ho scoperto sono stati riadattati anche diversi film.
Il romanzo, ambientato nella California di fine ‘800, racconta del cambiamento culturale e psicologico del protagonista, la cui ferrea volontà di apprendimento lo porta a trasformarsi da giovane bullo goffo e impacciato, a scrittore di successo, sicuro del fatto suo ma ormai stanco della mediocrità che lo circonda. Motore di questo cambiamento nonché musa ispiratrice è la giovane Ruth, una ragazza di ceto e cultura medio-borghese della quale Martin si innamora fin dalle prime battute del libro, vivendo un’ impossibile relazione amorosa, costretto com’è a lottare con editori disattenti, giornate di studio “furioso” e una cronica mancanza di denaro. Lavoratore robusto e genuino Martin cambia vita, sforzandosi di entrare in una elité culturale che lo affascina; sotto l’influenza della filosofia evoluzionista di Spencer, che condiziona le sue opinioni e i suoi sforzi letterari, egli arriverà finalmente al successo. Ma le estreme conseguenze di questo mutamento lo portano a rifiutare ciò che lui era in passato ma anche a disprezzare l ‘establishment borghese dell’epoca, che lo ha sempre ignorato fintantoché non è giunto al successo; inevitabile il tragico epilogo.
E’ indubbio che London abbia voluto trasporre nel romanzo parte delle sue travagliate vicende personali, trasmettendo al protagonista il suo stesso amore per l’avventura e il desiderio costante di narrarla, la lotta per affermare le proprie idee e le prime istanze del socialismo, che naufragano sugli scogli della mediocrità borghese dell’epoca. Il Martin Eden che esce dal romanzo, tuttavia, è un po’ troppo sovraccarico di ideali e di buona volontà, talvolta contraddittorio tra solidarietà proletaria e richiami al superomismo di Nietsche. La parabola da ingenuo marinaio a scrittore impegnato e stanco della vita è piuttosto lunga, e non sempre London ci restituisce un personaggio credibile: ma al di là di esso, alternando capitoli densi di eventi a fasi lungamente introspettive, l’autore riesce a descrivere un percorso di rivalsa e di riscatto personale molto umano e attuale, che culmina con un inevitabile nichilismo e nel distacco dalla vita, come a dire che la vera cultura e il risveglio delle coscienze è materia pericolosa riservata a pochi.
…”Era piombato nelle tenebre…e nello stesso istante in cui lo seppe, cessò di saperlo” .
Martin Eden di Jack London testo di uranio