Nel tagliente furoreggiar di giambi e scazonti annegando vado i miei germi di poesia. Insulso, impotente rabdomante di ricordi estasi ubriaca d’un pittore ch’a incorniciar s’apprende nature morte di illusioni e delusioni. Da rupi barbare e consunte di freddura Odesi l’ardente lancio suicida d’un pensier da solitudine graffiato e ch’umiliato fu dal limaccioso urlar del non comprendere. Timidi eppur infrangibili ramoscelli di ancor inevasa preghiera meditabondo porgo alla pelle violata dallo scomposto gorgheggio degli anni; un Dio che risalga attendo sul dorso complice delle rondini a strofinar con panni di carezze la mia ritrovata, rinnovellata figliolanza a governo e daga lucente di future, ancor ignote inquietudini. Inno a un frastornante perdersi sono queste girandole di inintercettabile senso ch’incastonate regnano nell’antro di telegrafici attestati di fallimento.
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