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Pregare senza parlare
mi fa sentire che posso sperare:
perché la voce aggiungere
quando col pensiero si tutto può raggiungere?
E io se il divino ritrovo
nell’immensa natura con cui l’animo rinnovo,
non ha parole questo stato di gratitudine
che ammortizza l’incedere della solitudine.
La mia preghiera si limiterà a contemplare
ma la divinità così mi è vicina e la sa ascoltare.
Dove arrivano le parole imparate a memoria?
Sparse nel vuoto, non lasciano sensazione, né storia.
E cosa son le parole al vento, libere e sciolte,
mentre ciò che dentro pronuncio ora lo sento,
ad esso mai rinuncio e salda lo consento?
Pregare senza parlare
perché non voglio a memoria declamare
ma voglio così esser credente:
nel pensiero che si pronuncia, pur essendo silente.