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La carta de despedida
Quando Ernesto Guevara Rujz De La Serna detto el Che,
per il suo intercalare argentino con quel vocabolo, lasciò a Fidel Castro la famosa lettera di commiato, spiegò chiaramente che il dovere rivoluzionario lo chiamava.
Qualche avversario politico malignò che alla base c’erano disaccordi sul governo rivoluzionario di Cuba, ma chi conosce la sua storia sa bene che lui voleva liberare i popoli sottomessi e offesi, in primis in America Latina.
Sarebbe stato il nuovo Libertador, o un altro Josè Martì, per questo era nato.
Da piccolo era affetto da una forma grave di asma, che in teoria avrebbe dovuto tenerlo lontano dai campi di rugby, dove nacque e visse la prima gioventù, lontano da Cuba, all’altro capo del mondo, in Agentina, pur sempre Hispano America ma al corno basso del continente.
Invece la madre Celia De La Serna, una donna di Cultura e grande intelligenza, disse soltanto , “se deve morire morirà, per intanto deve vivere, come gli altri suoi coetanei.” Così lui giocava e bene distribuendo botte da orbi sul campo, tornando ogni tanto a riprendere fiato a bordo campo dove aveva la bombola dell’ossigeno, due respiri profondi e via di nuovo a prendere e dare botte, lealmente, non sarebbe potuto essere altrimenti.
Studiò medicina, non aveva intenzione di diventare un rivoluzionario, presa la laurea, per festeggiare, intraprese il famoso viaggio della motocicletta, Col suo amico di sempre a vedere il Sudamerica per intero.
Su una vecchia Norton scassata, che sembrava rendere l’anima al Dio dei motori, sempre in cerca di un meccanico ogni volta che si piantava, a volte concludendo una tappa a spinte. I Due amici videro ed inorridirono per la miseria la privazione dei diritti elementari e la vera e propria schiavitù in cui versava il sub continente.
Quello fu il momento in cui Ernesto divenne un rivoluzionario, la sua mente cambiò da medico che cura le malattie a rivoluzionario che combatte le ingiustizie e lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
Ma non per scherzo, sostenuto dalle letture Marxiste e libertarie di cui la Madre lo aveva nutrito. Questo fatto era la logica conclusione.
Finì , esule politico, in Messico, e si unì ad un gruppo di rivoluzionari esuli.
Conobbe lì, Fidel Castro, Leader indiscusso degli esuli cubani e reduce dalle galere di Fulgenzio Batista, un servo degli americani, che avevano fatto di Cuba il loro parco di divertimenti, il loro bordello e casinò ed avevano tutta l’economia dell’isola in mano. E il popolo in miseria.
Come non citare i pezzi forti dell’economia, la canna da zucchero, il rhum, e “los puros”, i rinomati sigari cubani, Gli Avana, Montecristo, Coibha, e chi più ne ha ne fumi…
La rivoluzione cubana partì da lì, dal Messico, stipati 80 esuli su un piccolo e malconcio battello, passato alla storia. Il Granma.
Facciamo un grosso salto temporale, finì nel 1959, con la conquista de l’ Avana e la fuga di Batista e dei Gringos.
Torniamo da dove ho iniziato la storia, la carta de despedida, El Che, si spostò in Bolivia, patria di Bolivar , El Libertador,
El Che aveva studiato bene la situazione, non aveva molti companeros con se, ma contava sull’aggregazione dei membri del partito comunista clandestino.
La Bolivia manco a dirlo era sotto dittatura, la gente alla fame, gli oppositori in clandestinità.
Eppure i comunisti boliviani, come vecchie comari gelose, volevano essere loro a comandare, lasciarono El Che senza appoggio alcuno.
Qualcuno tradì, un campesino per una manciata di pesos, rivelò la posizione del Che, bloccato perché ferito in un precedente scontro a fuoco.
Ernesto morì quel giorno, la sua fama lo aveva preceduto, non erano neanche tanto sicuri di ammazzarlo, gli spararono addosso ben 100 colpi di mitragliatore.
Ma ancora oggi alcuni giovani alle manifestazioni, vanno con la maglietta con stampata la foto iconica che conosciamo della faccia del Che Guevara.
Hasta siempre Comandante!
N.d.A.
Mancano date , nomi, riferimenti. E’una cosa che mi è venuto da scrivere all’ultimo momento, non c’è stato il tempo di consultare le fonti, ma è nell’economia di una storia breve. Ma c'è l'idea, il rivoluzionario vive e muore per la sua idea. Alcuni tradiscono a volte, altri si trasformano in dittatori peggiori di quelli che hanno sconfitto, Lui No.