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DOC
Smetti di dirmi cosa devo fare,
Sei un dottore, non un luminare,
Verità in tasca, sapere assoluto,
Nemmeno te ce l’hai riconosciuto,
Usi degli aggeggi, leggi le carte,
Rimane solo questo della tua arte,
Interpretare quello che misurano
Certe macchine che pure si usurano
Ma tu credi che siano infallibili,
Mostri perfetti… come soprammobili,
È tutta qui la tua scienza suprema,
La definitiva sentenza teorema,
Curare per mezzo e per conto terzi
Sperando che il cavo non faccia scherzi,
Togli la spina e la luce si spegne,
Lì le tue doti diventano indegne
E il luminare retrocede a dottore
Che solo insegna un po’ come gli pare,
Convinto tuttavia che le sue nozioni
Siano le più giuste e non solo opinioni,
Peccato che manchi la prova del nove,
Vederti operare in un tempo altrove,
Cancelliamo Edison, Tesla, Volta, Ampère,
E adesso prova da solo tu a vedere
Qual è la malattia del tuo paziente
Solamente a guardarlo… con la mente,
Soltanto a toccarlo, e poi indovinarne
Tutte le disfunzioni della sua carne
Usando le mani, ricorrendo al tatto,
E se non ce la fai… c’è però chi l’ha fatto
Prima di Edison, di Tesla, Volta e Ampère:
Quello era un luminare… non un dottore.