Un Poeta dimenticato

scritto da Pellegrino2
Scritto 17 anni fa • Pubblicato 17 anni fa • Revisionato 17 anni fa
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Testo: Un Poeta dimenticato
di Pellegrino2

Uno dei Poeti più bistrattati dalla accademia letteraria del secolo scorso è certamente Ettore Zapparoli, mantovano, che della sua passione per le Alpi e le scalate ne fece fede di vita e per essa morì, a soli 52 anni, in una ennesima avventura su per un canalone del Monte Rosa. La sua passione alpinistica era così intrisa di Poesia che la Poesia stessa, con lui, divenne parola delle Vette, come quando nel 1934 scalando la Punta del Nordend ( le seconda più alta del gruppo del Monte Rosa ) nella parte più terribile, ad est, vi aprì una nuova via per gli alpinisti che volle chiamare “La Cresta del Poeta” (non per sè bensì in onore del suo grande amico Guido Rey ) o quando scrisse i romanzi “Blu Nord” e “Il Silenzio” in cui celebrò l’amore per la Montagna e l’ ”alpinismo solitario”. Anche se fu amico di Dino Buzzati, nemmeno le recenti rivisitazioni delle sue opere gli hanno reso giustizia in un mondo dove critica accademica etichetta sempre la Poesia addosso all’uomo condizionandola a scelte politiche o vicende della vita che poi fanno appannare anche ciò che scrive. Basti ricordare il Grande D’Annunzio che, per essere stato “vicino” ad un fascismo che comunque non sentiva suo, nell’ultimo trentennio del secolo passato venne in qualche modo oscurato; o Massimo Gorki che, per essere vicino al sentire rivoluzionario marxista prima fu “bacchettato” da Lenin e poi, quando si confessò ancora socialista, dimenticato dall’Occidente. Zapparoli finì per essere criticato e contestato per le sue imprese alpinistiche, per le sue controverse composizioni musicali ed anche per una sua certa frequentazione con una nobildonna che gli offriva ospitalità nel paese di Mucugnaga. Io non so dire se fu Grande e più o meno di altri; ma ciò che scrisse ed il suo stile semplice e diretto mi hanno sempre affascinato e colpito e, qualche volta, quelle sue emozioni di montanaro le ho avvertite anch’io, sui miei appennini. Recentemente una rivista a cui sono abbonato, ha ripubblicato un suo ritratto e qualche suo brano, spingendomi così a riprendere un vecchio volume della Hoepli (Scalatori) dove ho ritrovato questo brano dove, per me, si avverte la grande intensità poetica di un autentico figlio della Natura. Ssperando che lui mi perdoni, ho staccato la prosa e l’ho scalata in rime, così come a me piace leggere i suoi scritti e così ve ne propongo un pezzo:

“ Mi viene incontro
la barriera luminosa
della prima crosta
del ghiacciaio che mette alle nari
un’asprezza gelante, etilica.
Calzo i ramponi e l’affronto
a larghe bracciate,
con la picca
che addenta bene.
Qualche improvviso spalancamento
ove brillano
incredibili
splendori sub glaciali,
fantasiose vegetazioni
stillanti bianchi fulgori…
Dorme sotto nei ghiacci
il canto dei torrenti futuri.
La Luna è qui accorsa
a restaurare alla meglio
questa parvenza di realtà…
La genesi di una via nuova
avviene lentamente,
per quanto uno spunto
ne sorga spesso improvviso:
è un’ideazione artistica”

Un Poeta dimenticato testo di Pellegrino2
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