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Cuba, l'isola della dignità
Ci sono terre che il mare accarezza.
E ce ne sono altre
che il tempo consacra
alla memoria dell'umanità.
Cuba appartiene a queste.
Non è soltanto un'isola sospesa
tra l'azzurro dei Caraibi e il respiro del vento;
è una pagina vivente della storia,
scritta con il coraggio,
con il sacrificio
e con la speranza di un popolo
che ha imparato a resistere
senza rinunciare alla propria anima.
Per decenni
ha conosciuto il peso dell'isolamento,
la durezza delle privazioni,
le prove imposte dalla storia.
Eppure,
nelle sue piazze,
nei suoi villaggi,
nelle strade dell'Avana e di Santiago,
non si è mai spento
quel silenzioso orgoglio
che rende un popolo
più forte delle sue ferite.
La dignità non è un monumento.
È il pane condiviso
quando il pane è poco.
È la mano che rialza un vicino.
È la scuola che continua ad aprire le sue porte.
È il medico che cura,
l'insegnante che educa,
l'anziano che racconta ai giovani
che la libertà ha sempre un prezzo,
ma non conosce sostituti.
E poi ci sono loro.
I bambini di Cuba.
Corrono sotto lo stesso sole
che illuminò i sogni dei loro padri,
portando negli occhi
un domani che ancora attende di essere scritto.
Non comprendono il linguaggio
degli embarghi,
delle sanzioni,
delle strategie dei potenti.
Conoscono soltanto
il linguaggio universale dell'infanzia:
quello di un pallone rincorso tra le case,
di un libro aperto sul banco,
di una canzone imparata a memoria,
di un sorriso capace
di vincere perfino la scarsità.
Sono loro
la vera ricchezza dell'isola.
Perché il futuro di una nazione
non nasce nei palazzi del potere,
ma nelle mani di un bambino
che impara a leggere,
a pensare,
ad amare la propria terra
e a rispettare quella degli altri.
Le riforme passeranno.
Cambieranno le economie,
i governi,
gli equilibri del mondo.
Ma vi sono valori
che nessun mercato può acquistare
e nessuna pressione può spezzare:
la memoria,
la sovranità,
la solidarietà,
la dignità.
Per questo Cuba continua il suo cammino.
Con passo forse lento,
ma saldo.
Con il volto segnato dalla fatica,
ma gli occhi rivolti all'orizzonte.
Perché chi attraversa il mare
non teme le onde:
teme soltanto di dimenticare
da quale riva è partito.
E Cuba non ha dimenticato.
Finché il Mar dei Caraibi
continuerà a bagnarne le coste,
finché una madre canterà una ninna nanna,
un maestro aprirà un libro,
un medico tenderà una mano,
un anziano custodirà la memoria
e un bambino sorriderà al futuro,
l'isola continuerà a ricordare al mondo
che la vera grandezza di un popolo
non si misura dalla potenza che possiede,
ma dalla dignità con cui affronta la storia.
Perché vi sono nazioni
che conquistano territori.
E ve ne sono altre
che conquistano il rispetto del tempo.
Cuba appartiene a queste.