Attento, Pa' !

scritto da Luca C_Max
Scritto Ieri • Pubblicato 13 ore fa • Revisionato 13 ore fa
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Dissertazioni e ricordi fumosi
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Testo: Attento, Pa' !
di Luca C_Max

ATTENTO, PA’!

Leggevo, tempo addietro, su una collezione imperiale delle strisce di Shultz, un passaggio che mi permetto di dire epico, tra Piperita Patty e Charlie Brown.

Riporto qui il dialogo così come estrapolato dal web:

Piperita Patty: “Tu cosa pensi che sia la sicurezza?”

Charlie Brown: “Sicurezza? … La sicurezza è dormire sul sedile posteriore di un’auto… Quando sei piccolo e sei stato in qualche posto col papà e la mamma ed è notte, e stai tornando a casa in macchina, puoi dormire sul sedile posteriore… Non hai da preoccuparti di niente… Il papà e la mamma sono seduti davanti, e si prendono loro tutte le preoccupazioni… Si occupano loro di tutto...”.

Piperita Patty: “Che bello!”.

Charlie Brown: “Ma non dura! Improvvisamente ti trovi cresciuto e non può mai più essere così! Di colpo è finita, e non dormirai mai più sul sedile posteriore! Mai più!”.

Piperita Patty: “Mai più?”.

Charlie Brown: “Assolutamente mai più!”.

Piperita Patty: “Tienimi la mano, Ciccio!”.

Che dire? Il buon Carletto Marrone ha disegnato, in poche parole, una parabola che dura, invece, anni.


Anni, in cui non sai che le cose succedono; poi, ad un certo punto, qualcosa scatta e capisci che le cose succedono solo agli altri che non conosci, poi a quelli che conosci, poi a volte ti trovi spiaccicato ad un guard rail che ti accarezza il viso.

Mi ricordo, da piccolo, i viaggi interminabili che sistematicamente facevamo per andare in Romagna nelle vacanze estive, percorrendo una Statale storica e splendida come la Tiberina, ma decisamente impervia nel tratto appenninico tra Umbria, Toscana e Romagna. 

A quel tempo, c’era l’Autostrada del Sole, ma già costava troppo. A quel tempo, non c’era ancora la superstrada Orte-Cesena, la E45 dai viadotti più indeterministici del mondo.

A quel tempo, non c’era solo un bimbo che dormiva sereno sul sedile dietro, perché nulla può accadere, ché c’è suo padre che guida e la mamma che catalizza le preoccupazioni.

A quel tempo, di bimbi ce n’erano quattro.

Il cane. Sì, vero: un paio di volte, c’è stato anche il cane. Un setter irlandese di una bellezza e di uno snobismo che non avevano eguali. Era talmente snob, che voleva spazzolarsi da solo e dormiva solo sui piedi di mia mamma, perché diceva che erano quelli che puzzavano di meno. 

E mia mamma sedeva dietro con noi, perché davanti c’era la zia.

C’era anche la zia, non dimentichiamoci. Ma noi avevamo una Giulia Alfa Romeo, diamine!

E, per giunta, 1600 Super!

Sereni, sì. Il nostro problema non era la paura di schiantarci, consapevoli che, alla guida, ci fosse un guidatore attento e corretto. 

Il problema era che il guidatore si faceva dalle venti alle trenta Marlboro a viaggio, ma non effettuando altrettante soste, semplicemente sparandosele in macchina, com’era buon uso fare quarant’anni fa, con caldo torrido, sedili in rigoroso vinile e, ovviamente, senza aria condizionata.

- Bambini, tenete chiusi i finestrini che prendete aria e poi la macchina consuma troppo!

Consuma troppo? Quella macchina andava a Marlboro, non a benzina.

Noi ci sognavamo il profumo dei vapori della benzina, andavamo a sniffarli, riempiendoci le narici e i polmoni, quando faceva il pieno, sapendo cosa ci avrebbe aspettato poi, durante il viaggio. 

La Giulia, per quanto Super, consumava non molto, purtroppo: il pieno si faceva solo alla partenza e, per sicurezza, a metà strada. Ecco, per certi versi, il motivo per cui adoravo l’alta Umbria, pur non essendoci il mare.

Nella bellissima Giulia Super 1600 rosso bordeaux, tutto sapeva di fumo: la finta pelle appiccicosissima d’estate e gelida d’inverno, i tappetini in gomma cristallizzata e il celetto del padiglione superiore, microforato e atto a trattenere fumi normali e restituirli poi molto più tossici nel tempo. Micidiale.

Sapevano di fumo anche i fanali ingialliti.

Ma eravamo sereni e, sugli Appennini, lasciavamo scie di vomito di ogni colore. Il massimo era quando il salame rigurgitato dei panini (presi rigorosamente a Città di Castello), rimaneva incollato alle lamiere e i parenti romagnoli capivano com’era andato il viaggio in relazione a quanto colore originale avesse mantenuto la carrozzeria.

A parte il vomito e l’acre fumo passivo, io dormivo, appunto, perché nulla poteva succedere. 

Nulla poteva accadere perché la mente non era ancora contaminata dal fatto che le cose succedono. Alla peggio, succedevano agli altri.

Per noi, era una linea che dovevamo percorrere, una linea veramente spazio temporale, una partenza un arrivo, nulla in mezzo: solo la linea nera della freccia. E il fumo.

A quell’età, andavi e venivi.

L’oggetto del malessere o del benessere era solo l’andare o venire.

Raggiungere il posto nuovo dava gioia; partire dal posto vecchio dava piacere e sollievo. Partire dalla vacanza dava la morte dentro ed arrivare a casa sapeva inevitabilmente di scuola.

Tutto quello che accadeva in mezzo, era solo trasporto, traslazione da A a B, e si dormiva. Prima e dopo il vomito.

Nulla poteva accadere.

Ora, sono cresciuto, anche troppo, per i miei gusti. 

Quando guido io, torno indietro nel tempo e mi rivedo i bimbi che dormono sereni sul sedile dietro: un piacere unico e responsabilità che leva il fiato. Auto pulita, linda, profumata, impensabile fumarci dentro, climatizzatore e insonorizzata.

Non deve accadere nulla, loro sognano nelle mie mani.

E allora mi viene in mente il dialogo tra Charlie Brown e Piperita Patty: 

“Ma non dura! Improvvisamente ti trovi cresciuto e non può mai più essere così! Di colpo è finita, e non dormirai mai più sul sedile posteriore! Mai più!”.

E, infatti, come se qualcuno girasse l’interruttore della coscienza, ad un certo punto, qualcosa cambia e alla curva stretta e cieca che, per anni, hai preso con disinvoltura, un giorno, il mio piccolo allunga il naso per vedere cosa c’è dietro a quella curva. 

Si tende in avanti e mi dice un:

- Attento, Pa’!

Ricordo che gli sorrisi e dissi:

- Tranquillo, piccolo. Tutto ok. Guido io. Guida papà!

Ma sapevo che sarebbe stato inutile. Quel candido, stato di sereno fisico che lo aveva vestito per anni, ormai aveva preso il volo. Lui aveva scollinato. 

Ora, sulla mia macchina, avrebbe dormito solo se preso dalla stanchezza, ma con un viso un po’ meno sereno perché, a partire da quel giorno, in lui avrebbe per sempre abitato la consapevolezza che le cose capitano, non solo agli altri, a volte capitano proprio molto strettamente intorno a te.

Io? :-))

Io penso che, invece, non riesco proprio più a dormire su nulla, né in aereo (gli aerei cadono), né in treno (i treni deragliano), né in pullman (i pullman si schiantano in galleria e prende fuoco tutto), in nave poi non se ne parla (le navi rollano, beccheggiano e affondano sempre).

Non riesco men che mai a dormire in macchina, chiunque possa essere alla guida. Sono sempre teso e tendo a spingere freni che non esistono.

In macchina, alla fine, riesco a dormire solo se guido io, perché allora sono sereno. Perché tendo a fidarmi di me, specie quando non mi racconto le bugie.

In macchina dormo sì, ma state tranquilli: lo faccio solo per brevi tratti, preferibilmente in rettilineo, perché continuo a sperare che le cose capitano solo agli altri.


Ciao

Attento, Pa' ! testo di Luca C_Max
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