VOCI(the experiment)

scritto da fedro
Pubblicato 23 anni fa • Revisionato 23 anni fa
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Autore del testo fedro

Testo: VOCI(the experiment)
di fedro


Interno; una stanza buia e spoglia; un tavolo con sopra un microfono e uno stereo; una persona seduta con i piedi appoggiati sul tavolo; la finestra è aperta.
Sonoro; lievissimo rumore di sottofondo indecifrabile, picchiettio di pioggia, respiro calmo di una persona.

NARRATORE: Sono qui, seduto su una vecchia sedia di vimini dall’alto schienale avvolgente.
Sono qui, che ascolto i rumori provenire dall’esterno attraverso la finestra aperta, al decimo piano di un vecchio ed instabile palazzo di periferia.
Sono qui, immobile; silenzioso; tranquillo; indifferente; a tutto ed a tutti.
Fuori piove, ma non è una pioggia qualunque; è una pioggia malinconica da autunno inoltrato; è una pioggia che ti riporta alla mente tutti i momenti tristi della tua vita e forse anche quei momenti che non ci sono stati ma che avresti voluto avere.
Il microfono davanti a me è muto. In questo momento non ho voglia di andare in onda; non saprei cosa dire e non saprei nemmeno ascoltare le voci di chi mi cerca.
Sono dodici anni che da questa stanza trasmetto il mio programma clandestino di musica e voci e altre volte mi è capitato di non voler trasmettere.
Oggi è una di quelle volte, oggi non farò altro che ascoltare ciò che accade fuori aspettando che la pioggia cambi.

Esterno; la vista si sposta lentamente uscendo dalla finestra e girovagando sotto la pioggia; attorno lo scenario è quello di una città grigia e silenziosa.
La visuale si stringe su delle persone.
Sonoro;in sottofondo rumori indistinti, rumore intenso di pioggia, voci.

1° persona: Non sono più certo di nulla
2° persona: Ciò vuol dire che sei certo di tutto.
3° persona: Ma se sei certo del tutto sei certo anche del nulla che è in esso contenuto.
1° persona(con voce rassegnata): Il problema è che non ho più nemmeno certezze.
2° persona: Il problema non sta nel non averle.
3° persona: Averle e non riconoscerle, questo è il problema.
1° persona: Mi piacerebbe sapere come trovare una risposta.
2° persona: Prima devi imparare a trovare la domanda
3° persona: Ad ogni risposta c’è una domanda, ma non ad ogni domanda c’è una risposta
1° persona(con voce supplichevole): Ma non so dove cercarla!
2° persona: Per quanto tu possa vagare…
3° persona: …la troverai sempre dove sei, in nessun’altra parte.
1° persona(speranzoso): Voi potete rispondermi?
2° e 3°persona: Solo se tu chiedi!
1° persona: Io ho già chiesto!
2° persona: Abbiamo già risposto…
3° persona: …a ciò che hai chiesto!
1° persona: Cosa avete risposto?
2° e 3°persona: Cosa hai chiesto?
1° persona: Nulla! Non ho chiesto nulla!
2° persona: Ecco ciò che abbiamo risposto…
3° persona: …nulla!
2° persona: Si acquista il vaso…
3° persona: …ma è il vuoto al suo interno che ci serve!
1° persona: Cosa significa questo?
2° persona: La formica viaggia nel giardino; non ha strumenti per conoscere la strada.
3° persona: Essa parte e va perché questo è la sua natura.

In un altro posto; in un altro dove; forse in un altro quando.
Interno; un uomo e una donna dentro ad una stanza buia.
Sonoro; rumore di pioggia contro la casa, voci.

Donna: Cosa succede? perché guardi la finestra?
Uomo (soprapensiero): Sta per piovere!
Donna: Non ci badare, noi siamo all’asciutto e al caldo.
Uomo: Lo so. È che la pioggia mi fa sentire triste. Non te ne so dire il motivo. Forse non c’è il motivo. Sento questo odore che precede la pioggia e l’aria che s’impregna di ricordi pesanti, non riesco a staccare gli occhi dalla finestra. Aspetto di vedere le gocce cadere una dietro l’altra in un’incessante routine e avvertire la malinconia cullarsi nel mio petto per poi risalire fino al cervello. Ma non è una sensazione spiacevole, anzi è più compagna che quelle fugaci esplosioni di gioia. (qualche secondo di silenzio)
So che ad ogni pioggia verrà a trovarmi.
Donna: Non credo di aver capito ciò che provi.
(abbracciandolo sensuale) Posso fare qualcosa per rallegrarti?
Uomo: No, in questo momento nulla. Dormi tranquilla; domani la pioggia cesserà.
Donna: Tu non dormi?
Uomo: Se mi addormento la pioggia smetterà di cadere. L’abbiamo aspettata tanto.
Donna: (scostandosi stupita)Cosa dici? Pioverà anche se tu non la guardi; non ha bisogno del tuo consenso.
Uomo: (pacato)Ti sbagli! Se io non la vedo per me sarà come se non fosse avvenuta.
Donna: (incredula)Sei completamente pazzo! In tutto il mondo piove ogni giorno, sempre. Piove in America e tu sei qui, piove in India e tu sei qui; ma piove ugualmente. E cosi succede anche qua. Tu dormi e piove; domani ti svegli e vedrai il marciapiede bagnato, la terra zuppa e il bidone dietro casa pieno. I tuoi sono pensieri folli che hanno viaggiato impazziti nella notte cercando una testa altrettanto folle che desse loro ragione e le accogliesse.
Uomo: Non capisci. Anzi, non vuoi capire perché farlo ti svestirebbe di ciò che credi giusto.
Come posso essere sicuro che abbia piovuto se non guardo. Non ho nessun modo per esserne certo, neanche il fatto di vedere la terra zuppa o il bidone pieno me lo garantirebbe; entrambi possono avere mille motivi per essere come sono. E come faccio a sapere che in India piove? Solo perché me lo dice il giornale? Allora anche i fantasmi esistono senza ombra di dubbio. Mi comprendi ora?
Donna: (accondiscendente)No, cerco di farlo; ci provo con tutta me stessa, senza usare la ragione, ma mi è impossibile.
Uomo: Vedere l’acqua è una certezza che mi convince che fuori sta piovendo. Questa certezza dà una ragione alla mia malinconia. Dormire e non vedere l’acqua che scende fa sparire la pioggia e la malinconia rimane senza madre. Come posso convivere con una sensazione che non sa cosa l’ ha creata?
Donna: Ora ho capito ancora meno, ma non importa.
(abbracciandolo)Rimani sveglio se preferisci.
Uomo: buonanotte
Mia piccola stella d’oriente,
non dormirò stasera
per non perdere neppure un istante
del tuo respiro
che mi tiene in vita.

Fuori piove ancora.
Interno; Di nuovo la stanza buia e spoglia. Di nuovo l’uomo sulla sedia di vimini.
Sonoro; rumore di pioggia in sottofondo, musica.

NARRATORE: il cielo è colmo di dolore e si sta sfogando. Anche la pioggia sembra piangere di se stessa. La città grigia è zuppa delle lacrime di questa notte. Ovunque guardiate, ovunque posiate il passo vedrete strade deserte e calpesterete il silenzio.
Non c’è molto movimento in giro, c’è solo gente che dorme, gente che osserva la pioggia per paura che scompaia, gente che chiede e gente che risponde.
Poi ci sono io; seduto al buio che parlo a me soltanto, che ascolto i rumori e cerco storie da farvi ascoltare. Ho anche cambiato idea; la musica ci può stare questa notte, ma non accenderò il microfono per farvi ascoltare quello che il buio mi ispira. Decidete voi cosa ascoltare; sedetevi e non fate nulla se non sentire la notte.

la notte complice degl'insonni

la notte amante degli amplessi

la notte balia degl'addormentati

la notte ascoltatrice dei fruscii

la notte compagna dei solitari

la notte ammantata di nero con la luna all'occhiello

la notte che rimbocca le coperte ai derelitti

la notte che si addormenta al primogenito del giorno

la notte è tutto ciò che volete

tutto ciò che volete è nella notte.

Esterno; ai margini della città; ne dentro ne fuori ad essa; forse ai confini del mondo.
Sonoro; rumore di lavori(martelli, urla, materiale sbatacchiato), pioggia battente, voci.

NARRATORE: Uscite per un attimo da questa notte dove tutto è triste e grigio ed entrate in un’altra notte, dove si dice regnino i colori e la felicità; dove il sorriso sbocci più fitto dei fiori e sia più facile calpestare un sogno che la realtà.
Ai margini della città si è accampato un circo. Sono appena arrivati e pur se piove sono tutti al lavoro per issare il tendone dove celebrare le loro smorfie.
Il circo Milian non è certo grande e neppure rinomato, ma neppure la città che li accoglie lo è.
Io mi accendo una sigaretta e guardo il fumo danzare sinuoso nell’aria al dolce ritmo del vento.

1° voce: (gridando)Forza con quei pali. Possiamo mica star qui tutta la notte a guardarci in faccia.
2° voce: (ridendo)Lo credo bene, non si vede un palmo dal naso; non che serva vedere il palmo, e neanche il naso, ma anche non vedere il naso del palmo è un problema. Che poi sarebbe meglio vedere una palma, almeno ci sono le noci di cocco, ma sul palmo cosa c’è?, i cocci delle noci?
1° voce: (minaccioso)Non fare lo spiritoso tu.
2° voce: Per fare lo spiritoso dovrei prima morire, anzi prima ancora dovrei vivere; però non è che ne abbia gran voglia. Non in quest’ordine almeno: prima muoio e poi magari vivo! Facciamo che muori tu e mi dici com’è.
3° voce: Hei, voi due….invece di parlare date una mano a tenere in tensione i tiranti.
4° voce: Qualcuno sa dove si trova il capo?
2° voce: (ridendo)Ce l’ hai sopra il collo!
4° voce: Le tue battute non hanno né capo né coda. C’è un problema, e se non trovo il capo siamo punto e a capo.
5° voce: L ’ho visto andare verso la roulotte dell’uomo barbuto!
4° voce(allontanandosi): Va bene, grazie!
2° voce: In capo a cinque minuti viene a darci una mano, il tempo di andare da un capo all’altro a cercare il capo.
1°, 3° e 4° voce: (imprecando rabbiosamente): Zitto e lavora.

Esterno: dall’altra parte del circo, che poi sono poco più di venti metri, ma per chi ha tutto il suo mondo in un posto anche venti metri sono un “dall’altra parte” che racchiude tutto un viaggio; un ammassamento di roulotte dai colori sgargianti; il cielo che piange.
Sonoro: pioggia contro le roulotte

4° voce(urlando): CAPO, EHI….CAPO! (imprecando tra se) accidenti a questa pioggia: non si vede niente, non si sente niente, non si fa niente di niente. (riprendendo ad urlare) ALLORA CAPO, DOVE SEI? FATTI VEDERE CHE NON SI SENTE NIENTE! ANZI NO, NEANCHE SI VEDE NIENTE! CERCA DI ESISTERE CHE POI TI TROVO!

NARRATORE: lasciamolo urlare da solo al vento; tanto il vento ha buone orecchie e non gli pesa ascoltare un folle, figuriamoci uno che non lo è. Frughiamo, anzi frugate voi che io oggi ho trovato troppo me stesso per cercare altre cose; dicevo: frugate nella notte scostando la tendina di pioggia, girate per il circo in punta di piedi per non disturbare le creature di questo mondo di sogno, che sta attraversando un attimo di realtà prima di rimboccarsi le coperte e riprendere a sognare. Entrate in una piccola roulotte, sedetevi in un angolino al riparo dagli occhi indiscreti e anche da quelli discreti, nascondetevi dietro un dito e assaggiate una fetta di chi vive in questo posto.

Capo(con tono paterno):Cos’è ‘sta storia? Ti sei ammattito? Guarda che non puoi farti venire i drammi mentali che solo tu comprendi il giorno prima dell’apertura. Abbiamo un programma, una tabella con degli impegni; insomma, un po’ di serietà, perDio.
Clown(triste): Ecco, appunto; sono un clown, come faccio ad essere serio e a fare le cose seriamente. È il luogo comune più vecchio del mondo…

NARRATORE: naturalmente è il mondo del circo, anzi il mondo di quel circo.

Clown: …ma un clown triste fa paura. Non che lo faccia come persona, piena di casini e paranoie, ma perché si teme non sia più capace di far ridere. Allora deve salire sulla giostra del mondo e recitare il suo sorriso migliore anche se dentro piange da farsi male e l’anima continua a fatica a tenersi a galla afferrandosi coi denti al cuore.
E non annega mai; e sempre li che sembra spacciata e credi che finalmente annega, certo poi non la vedi più, però almeno non vivi ogni volta quel tormento che è come vedere un gatto agonizzante in mezzo alla strada. Invece lei va a fondo in apnea per qualche istante che tu credi che è finita, e ti rattristi però sei felice, ed eccola rispuntare boccheggiando col fiatone e allora riprendi a piangere e a maledirla l’anima; e sempre col sorriso sulla bocca, che tanto nessuno riesce a vedere che negli occhi ai l’inferno più profondo che si possa immaginare.
Capo: Posso anche darti ragione(sa Dio se ne ho voglia), però…
Clown: non c’è un pero, ce ne sono tanti…; hai voglia a riderci sopra, non basterebbe una vita. Ed è questo il problema, che ce ne sono troppi e l’unica soluzione è nasconderli in uno più grande. Spesso si dice di gente che fa le cose nel suo piccolo…io le faccio nel mio grande, così le perdo e se non le trovo non mi accorgo che idiozie ho fatto.
Può sembrare assurdo, ma un coltello nel petto non sempre fa male, lo senti solo se sei vivo; e si dice che uno ha tutta la vita davanti, e certo, cosa dovrebbe? averla dietro? ma allora sarebbe morto e si dovrebbe dire ha tutta la morte davanti!
Oppure si dice che la morte non guarda in faccia nessuno.. Perché? la vita lo fa? Almeno la morte non ti prende per il culo.
Capo: (lo guarda in silenzio)
Clown: bravo, mi hai tolto le parole di bocca, poi però ridammele che altrimenti rimango senza.

Esterno: la visuale si allontana dalla roulotte e dal mondo ruotando verso l’alto;
si vede il cielo plumbeo e le nuvole nere e gonfie d’acqua rischiarate da qualche sporadico lampo;
la facciata del palazzo con la finestra aperta da cui si scorge una sagoma;
sonoro: pioggia e tuoni
interno: stanza buia; uomo in piedi di fronte alla finestra
sonoro: assolo di sax

NARRATORE: strano, non so perché ma mi è venuta in mente una frase di Nietzsche: “Chi lotta con i mostri deve guardarsi dal non diventare a sua volta un mostro; e se guarderai a lungo in un abisso, anche l’abisso guarderà te.”
Io che lotto ogni giorno contro me stesso che sono un mostro ho il futuro segnato, diventerò un mostro; quanto a guardare nell’abisso basta che guardi in uno specchio: vedo un buco nero che fagocita ogni barlume di sentimento.


…to be continued
VOCI(the experiment) testo di fedro
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