L'imprudenza di voler cambiare

scritto da Roberta
Scritto 25 anni fa • Pubblicato 24 anni fa • Revisionato 24 anni fa
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Autore del testo Roberta

Testo: L'imprudenza di voler cambiare
di Roberta


L’imprudenza di voler cambiare

Ogni mattina, Mike e Rose andavano a fare jogging nel parco di fronte al loro appartamento e puntualmente alla stessa ora salutavano il vecchio signor Lewis intento nella lettura del suo quotidiano preferito.
“A volte penso alla monotonia delle nostre giornate… Sai Rose, dovremmo cambiare le nostre abitudini perché senza accorgercene stiamo sprofondando nella routine e se non stiamo attenti finiremo per impazzire”.
“Ma come fai a trovare ogni giorno qualcosa su cui lamentarti…a volte, per non dire sempre, sei davvero insopportabile. Se la mia vita è noiosa è solo colpa tua, solo colpa delle tue stupide esigenze e delle tue sciocche pretese…vorrei che tu sparissi, vorrei solo per un giorno non averti mai conosciuto e allora sì che la mia vita sarebbe diversa! Ed invece eccomi qui ad ascoltare come ogni mattina le tue stupide lamentele. Ma mi stai ascoltando? Cosa c’è ti sei mangiato la lingua? Ma dove diavolo sei andato?! Mike, ma che fine hai fatto?”
Sparito, non c’era più. Rose lo cercò dappertutto; ritornò a casa e dopo aver fatto la doccia, si rimise a letto, incurante del fatto che in ufficio la stavano aspettando.
Il mattino seguente, quando Rose si svegliò, trovò sua madre Kristine in cucina che apparecchiava la tavola per la colazione e suo padre che si preparava per andare a lavorare.
“Ma dov’è Mike? E voi che diavolo ci fate nella mia cucina…voi siete morti più di 25 anni fa…oh mio Dio, il mio corpo, il mio viso….”
Corse a specchiarsi e gli insignificanti occhi della Rose cinquantenne erano diventati il riflesso incantato della spensieratezza e dell’innocenza. Rose aveva riavuto la possibilità di rivivere la sua vita, di cambiarla e di darle un nuovo senso. Doveva solo stare attenta a non incontrare di nuovo Mike sulla sua strada, altrimenti sai che noia! No, non avrebbe rifatto lo stesso errore! Un diabolico sorriso comparve sulle sue labbra. Si, aveva capito tutto e ne era felice.
“Rose, cara, chi è Mike? Non ti senti bene?”
“Oh, no mamma, sto benissimo…ho fatto solo un brutto sogno. Ero sposata da 25 anni con un uomo tragicamente monotono ed ero disperata, ma per fortuna è tutto finito, non lo rivedrò mai più o per lo meno cercherò di non incontrare mai un uomo così!”
Com’era bello avere di nuovo 20 anni e soprattutto com’era bello vivere la vita senza Mike tra i piedi.
“Rose, vieni con me in centro questa mattina? Ho da fare molte spese e vorrei che tu mi aiutassi.”
“Aiutare la mamma”. Rose non pronunciava la parola mamma da un’infinità di tempo ed era così bello, così speciale da riempirle il cuore di gioia e si era persino dimenticata dell’orribile fastidio che le procurava il suono della parola Mike.
Quello che Rose non sapeva ancora era che il centro si trovava proprio nel quartiere dove lei e Mike sarebbero andati a vivere una volta sposati e, non appena se ne accorse, cercò in tutti i modi di affrettare le commissioni che le erano state assegnate: ma la curiosità era troppa. Moriva dalla voglia di sapere, di vedere com’erano le cose prima di incontrare Mike…..Ad un tratto un uomo la salutò. Era il vecchio signor Lewis che leggeva davanti al suo negozio di fiori il suo quotidiano preferito. Stranamente il signor Lewis non era affatto cambiato, era proprio come lei lo ricordava: vecchio, brutto e rugoso. Com’era possibile? Rose scappò spaventata, in cerca di sua madre come per avere certezze, ma sua madre non c’era più o meglio c’era e non poteva più risponderle. Improvvisamente, come un lampo, tutto le ritornò in mente. Chiese disperata ad un passante che giorno fosse e la realtà diventò ancora più angosciante e terrificante:
“12 marzo 1970, ma è il giorno in cui è morta mia madre!”
Suo padre la coccolò per tutto il tragitto verso casa e Rose rivisse il suo dolore più grande per la seconda volta nella sua vita.
Le giornate successive le passò sdraiata sul suo letto ad aspettare il giorno in cui suo padre sarebbe morto e quando quel giorno arrivò, a tutti parve che a Rose non gliene importasse più di tanto. Ma come potevano sapere che lei lo sapeva già? Era sola, in una casa triste e vuota e in quel momento persino la presenza di Mike le sarebbe stata di conforto o in ogni caso gradita.
Se solo si fosse ricordata come e dove lo aveva incontrato! Improvvisamente Mike occupava i suoi pensieri e sperava di incontrarlo ogni volta che usciva di casa.
Era trascorso un anno dalla morte di suo padre e Rose si era fidanzata con un tipo molto affabile, allegro che, aveva se così si può chiamare, un difetto: non aveva una stabilità emotiva e così quando era un po’ più sbronzo del solito o nervoso, se la prendeva con Rose e la picchiava in modo così violento da lasciarle più segni sul corpo che nell’anima. Erano più le giornate che Rose passava in casa per coprire i segni dei maltrattamenti che quelle in cui usciva. Non aveva praticamente nessuno. Da quando era “tornata indietro nel tempo”, non si era assolutamente preoccupata di farsi delle amicizie, nella convinzione che ogni cosa avrebbe avuto il suo tempo; ma il tempo passava e in lei aumentava sempre di più il desiderio di evasione da quella vita infernale.
Il giorno delle sue nozze con Mike si stava avvicinando, ma di lui nessuna traccia. Nell’ultimo periodo aveva cominciato a fare delle ricerche; dopotutto sapeva molte cose, se non praticamente tutto, su di lui; ma tutti i suoi tentativi erano falliti. Mike non esisteva.
E, quando il giorno del suo matrimonio arrivò, disperata cercò la chiesa dove si sarebbero dovute celebrare le nozze. Non trovò nessuno, a parte il vecchio signor Lewis che leggeva sui gradini della chiesa il suo quotidiano preferito.
“Ciao Rose, come ci si sente estraniati dal mondo, senza più riferimenti e certezze? Ti manca il tuo noioso ma bravo marito Mike o preferisci sentirti viva “tra le mani e i calci” del tuo Stevy?”
“Allora sei stato tu! Hai sentito me e Mike discutere quella mattina…ma come hai fatto…chi sei tu?! Ridammi la mia vita, ridammi il mio Mike, altrimenti io…”
“Altrimenti cosa Rose? Tu non puoi fare più nulla oramai. Hai perso la tua possibilità non ricordando e la tua vita è andata avanti nel modo in cui tu l’ ‘hai vissuta; hai sprecato i preziosi momenti, gli ultimi momenti della vita di tuo padre, aspettando svogliatamente il giorno della sua morte ed hai perso per sempre la possibilità di conoscere Mike. Ricordi quando tuo padre ti chiese di partire con lui? Oh Rose, avresti dovuto farlo perché Mike vive molto lontano da qui e…”
Come per incanto Rose ora ricordava tutto. Quel Mike che lei non sopportava più, aveva attraversato l’oceano per lei, solo per lei aveva lasciato tutto e tutti e si era trasferito in quella casa che lei detestava e che Mike aveva comprato per lei. E lei cosa aveva fatto per lui?
“Ti ho dato la possibilità di capire il tuo amore per Mike e di rivalutarlo, proprio perché tu eri cosciente del tuo “futuro”. Mike si è rifatto una vita serena senza di te e…oh, mi dispiace così tanto Rose, ma ormai è finita per te e nell’attimo stesso in cui lui pronuncerà quel sì, tu non avrai più ragione di esistere…sarai tu a scomparire…5,4,3,2,1…addio Rose”.


15 gennaio 2000, Mike e sua moglie Claire si tengono mano per la mano. Sono sposati da 25 anni e come ogni mattina vanno a fare jogging nel parco di fronte la loro bellissima casa. Salutano il vecchio signor Lewis che come ogni mattina legge il suo quotidiano preferito. Sono felici e vivono il loro amore con rinnovato spirito nell’armonica convinzione che nulla li potrà separare… nemmeno il signor Lewis.
L'imprudenza di voler cambiare testo di Roberta
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