Sonetto della mortadella

scritto da GIUFOR
Scritto 7 anni fa • Pubblicato 7 anni fa • Revisionato 7 anni fa
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Testo: Sonetto della mortadella
di GIUFOR

Sò n'etto de mortadella, pistacchiata, impepata,
profumata, rotondetta e molto bella, da man
sapienti e macchina affilata, fina fina vengo
affettata, nell'amata carta oliata ad una ad una
vengo adagiata, dopo pesata sono avvolta,
imbustata, codibarrata, alla cassa registrata
e il giusto poi pagata.
Per chi mi sniffa e mi assapora non esiste
altra droga più di me migliore che lo stordisca
o lo consoli.

Sò n'etto de mortadella, con l'amplesso assicurato
quando il pollice e l'indice e lo fanno anche a
tranello, mi pizzicano, nell'aria vengo librata, dalle
narici sol sfiorata e dalla bocca fremente,
gocciolante e gaia, in un batter baleno divorata
e assai gustata, ogni malessere scompare ma la
sete ora è in agguato.

Sò n'etto de mortadella, il panino lungo e snello e che
Dio lo benedica, si fa in due per me; prima mi stende
sulla bianca e soffice sua mollica, poi si chiude su di
me avvolgendomi col croccante e ambrato suo mantello,
mentre una birra fredda, complice e ruffiana, mi ammicca
e lo fa sia col sole che con un po di buriana, accipicchia!
Sonetto della mortadella testo di GIUFOR
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