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Come questa stanza,
dove il mio essere si strugge,
questa cella
grigia e grave
che copre
ogni colore e pensier
di catrame,
così è incolore la mia mente.
Come queste mura,
sporche e tristi,
che mi guardan
quasi fossi loro
estraneo
ma non volessero
che io abbia via
d'uscita,
così è immondo il mio sguardo.
Come questo antro
freddo e morto
dove ho appreso a legger
specchi di carta,
rallegrandomi
dei sorrisi altrui,
così è insipida la mia vita!
Son ciò che mi circonda:
l'anima in gabbia e
la mente a sbarre.
Più mi guardo
e più vorrei rompere
il vetro.
Ma a chi,
poi, sorriderei?
La ragione mi dice
illuso,
ma arriverà il giorno
in cui la luce
libera
del sole
si rifletterà
sul vero me.