Contenuti per adulti
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Penna: Eccola.
Bicchiere di latte: E' quì
Biscotti da inzuppare: Apposto.
Ciabatte sotto il divano: Recuperate.
Fermaglio reggi-frangia? Disperso in battaglia.
Corsa disperata verso il bagno alla ricerca di un elastico o, in mancanza, un laccio da scarpe.
Rientro, finalmente tutto è pronto. Calzerotti e caramelle comprese.
Si parte.
Accendo il computer, apro la chat online e mi collego al canale ItaliaVirtuosa.
Il mio alias, Ludovica.
Non è passato nemmeno un minuto che appare la scritta:
- ciao
Rispondo:
-Ciao, chi sei?
- mikymouse
Un topo. Perfetto.
Uno che si fa chiamare così già promette bene.
Poi aggiunge:
- Sono un uomo e scrivo da Roma.
Rispondo: Sono una donna e scrivo da casa mia.
Parte il dialogo.
Lui è gentile. Forse un po’ troppo. Tipo un Labrador in calore.
Poi, eccolo:
- Mi chiamo Marcello. Qui mi chiamo Marcelloerporcello
Sono una brava persona. Il nickname non deve spaventarti.
Francamente, la parola “porcello” mi aveva già fatto venire il latte alle ginocchia, ma ero curiosa.
Lo lascio continuare.
- Sai, Ludovica, hai un nome sofisticato, da dottoressa. Mi piaci. Posso confidarmi con te?
Vorrei aprirti il cuore.
- Sono lusingata, Marcello. Ti ascolto.
Vedi, cara Ludovica, sono sposato da dieci anni.
Ma adoro le donne.
Tutte le donne, specialmente quelle tutte-tette.
Hahahha.
Mia moglie l'ha soperto. Prima s’è arrabbiata. Poi s’è incazzata come una biscia.
Ha sbraitato, lanciato piatti, minacciato il divorzio, la secessione, l’invasione di campo.
Ha impugnato il mattarello.
L’ho evitato con una capriola.
Così ho chiesto aiuto.
Sono andato da una sex-uologa. Mi ha fatto parlare per ore.
Alla fine mi ha dato un foglio.
Leggilo, ti va?
Subito appare sullo schermo: Vuoi ricevere il file “Testo-sterone” di Marcello D.?
Ovviamente clicco sì.
E inizia la discesa agli inferi.
Testo-sterone - seduta n.1
“Dottoressa, io ho delle fantasie.
Non roba normale, eh.
Sono tipo Netflix, ma con più nudità e meno trama.
Il tema sono le donne. Sempre e solo le donne!
Mai una sola. Sempre in gruppo.
Mi toccano, mi abbracciano, mi saltano addosso come cheerleader impazzite.
Mi tirano fuori l’arnese come fosse la bacchetta magica di Harry Potter e ci fanno Expelliarmus.
I loro seni?
Palloni areostatici. Enormi. Anarchici. Incontrollabili.
Alcuni sembrano galleggianti da piscina, altri due panettoni artigianali o gelatine tremule.
(Nota della dottoressa: il paziente comincia a sudare. Il volto assume l’espressione di un bradipo allupato.)
Ho letto da qualche parte: Il sesso o è un’attività o una condanna.
Io, dottoressa, sono agli arresti domiciliari con recidiva.
Vedo donne vogliose ovunque.
Nel parcheggio, nella maionese, nelle vetrine dei ferramenta.
Una volta ho avuto un pensiero proibito per la testimonial di un dentifricio.
Colpa del sorriso.
La sera, quando mia moglie dorme, accendo il computer.
Cerco: “Sonja tettona coi capelli al vento che mangia un bombolone”
E lì parte l’apoteosi.
Abbasso il pigiama. L’elastico si blocca tipo trappola per orsi.
Mia moglie mi chiama: “Amore, vieni a letto?”
E io: “Sì tesoro, un attimo, sto...aggiornando l'anivirus!”
Dentro di me, dottoressa, esplode il carnevale di Viareggio.
Strappo i pantaloni.
Libero il puledro imbizzarrito.
Chiudo gli occhi.
Mi vedo dall’alto: inginocchiato, occhi fuori dalle orbite come quelli dei cartoni giapponesi.
Lei emerge dal monitor, sensuale come la pubblicità di una crema spalmabile.
Si accuccia, ansima come una lavatrice in centrifuga.
È tutta per me.
Mi avvicino al monitor come un cobra a molle.
Mi trasformo da frate trappista in Rocco Siffredi dei poveri.
Le mani diventano tentacoli di piovra bavosa.
La salivazione? E' quella di un cane davanti a un rotolo di salsiccia.
Lei è una torta di compleanno senza candeline.
E io ci casco dentro.
Le natiche sono due ciambelle.
Il triangolino leopardato è un origami sbagliato.
A quel punto mi viene voglia di cibo.
Frittelle. Arancini. Patatine fritte.
È tutto connesso, dottoressa.
Lei prende l’iniziativa.
Lei finge di cercarlo.
E io... vedo il paradiso.
Non so perché, ma ogni volta mi viene da ridere.
Però resto serio. Serissimo. Come un impiegato del catasto.
Lei calda come una frittella appena fatta.
Pago con la carta di credito e clicco su Invio
Vedo i seni ignudi, due pere mature in attesa di finire nei vasetti di marmellata.
Ansimo. Sbavo.
Lecco una bottiglia di birra, scura eh, immaginando la sua nuca.
Mordicchio il vetro come un criceto arrapato.
Sudo. Mi agito.
Mi piace usare la lingua, dottoressa.
E piace anche alle donne.
Anche la signora della lavanderia automatica mi ha sorriso, una volta.
Adoro le ammucchiate etero-omo-bi-zoo-fantasy.
Mi aiuto con la fantasia, con le riviste, con il volantino del supermercato.
Una volta mi è bastata una pubblicità dei surgelati. Carote e patate.
Il cuore batte.
Divento rosso.
Sento le orecchie pulsare.
Muoro
Sì, muoro
Non muoio: muoro.
Poi voglio la cioccolata calda.
O un kebab.
Oppure le patate al forno di mia madre, quelle con la cipolla.
Dottoressa, non mi giudichi.
Io sono fatto così: un finto frate in pigiama col testosterone in sciopero al contrario.
È grave?”
Fine della seduta.
Marcello, alias er-porcello, non si darà mai per vinto.
Il suo mondo è fatto di fantasie, tastiere appiccicose, birre calde e desideri in technicolor.
Chissà se troverà mai la pace.
O se continuerà a galoppare nella prateria dei suoi sogni impanati.
Intanto Ludovica ( o chissà chi) si limita a sbellicarsi dalle risate davanti allo schermo.
Poi prende un biscotto e pensa: “Be’, in fondo… un po’ di pazzi ci vogliono sempre.”