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Ogni volta che apro una pagina della letteratura italiana, mi sembra di sentire ancora la voce di Dante. Con il De vulgari eloquentia ebbe l'intuizione rivoluzionaria di riconoscere dignità al volgare, dimostrando che anche la lingua del popolo poteva esprimere il pensiero più alto e la poesia più sublime.
Quel volgare, però, era il fiorentino del suo tempo, non ancora la lingua di un'intera nazione. Perché l'italiano diventasse davvero patrimonio comune occorsero secoli: l'Unità d'Italia, la scuola, i libri, la radio, la televisione e la vita condivisa di un popolo.
Dante, quindi, non vide nascere l'italiano come lingua nazionale, ma ne accese la prima luce.