Era la sera del 24 dicembre 1963, ore 11:04. Pioveva incessantemente. Le strade di Monfina erano buie e deserte, solo qualche viandante così, di rado. Nelle case, i bambini avevano paura dei tuoni e dei lampi e non riuscivano a chiudere occhio. Tutti erano malinconici a causa di quel brutto temporale e sembrava che quella notte di Natale non promettesse niente di buono.
Nella sala parto dell'ospedale della zona, vi era Mary, una donna sposata da diciotto anni con Lorenzo, figlio del sindaco di quel paesucolo, che stava per partorire. Tutto sembrava andare nel migliore dei modi, ma non era così: il bambino non riusciva a nascere a causa del cordone ombelicale che gli si era avvolto attorno al collo, rischiando di strangolarlo. Per salvare il bambino, i medici un'operazione delicata che costò, purtroppo, la vita a Mary. Lorenzo, che stava aspettando fuori dalla sala parto insieme alla sua primogenita Lucia, appena seppe la notizia, svenne dal dolore. Amava tanto sua moglie e un dolore così forte non poteva che straziargli il cuore. Quella notte di Natale gli aveva portato via sua moglie, ma gli aveva anche donato la gioia di un figlio che decise di chiamare Renato.
Il bambino cresce, ignorando totalmente la vera causa per cui la sua mamma aveva perso la vita perchè a lui avevano raccontato che la madre era scomparsa in un incidente stradale.
Passano gli anni, Renato cresce sano e robusto e, se è consentito dirlo, sta diventando un bel giovanotto. Tutti gli vogliono bene e lo invidiano per la sua schiettezza, per la sua simpatia, per la sua gioia di vivere, nonostante avesse problemi familiari: infatti, col passare del tempo, Lorenzo non faceva altro che bere per affogare il suo dolore, per la perdita della moglie, nell'alcool e per dimenticare, soprattutto, il vero motivo per cui Mary aveva perso la vita.
Siamo nell'anno 1977 e Renato frequenta il primo anno di scuole superiori: il suo sogno è quello di diventare un bravo geometra. A scuola è il primo della classe, ma è anche il più monello di tutti.
Sua sorella Lucia, invece, lavora in un negozio di giocattoli perchè è lei che deve procurarsi i soldi per mandare avanti la sua famiglia. Del resto il padre non è in condizioni di trovarsi un lavoro.
Siamo nel 1968 ed oggi è il 24 di dicembre, ovvero la vigilia di Natale e il compleanno di Renato. Come al solito, Renato e sua sorella, organizzano una festicciola nella loro casa, invitando solo qualche conoscente, oltre ai loro parenti. Sembra che non manchi nessuno, invece... Lorenzo non c'è! Tutti si preoccupano. Sono scoccate appena le undici, ma Lorenzo ancora non è tornato. Lo zio di Renato sta per chiamare la polizia, quando si vede aprire la porta di casa ed entrare Lorenzo: era al massimo dell'ubriachezza! Renato, vedendolo così ridotto, gli si avvicinò e gli disse:- Perchè padre? Perchè ti riduci così? A quale scopo?- Lorenzo, stando in quello stato, rispose al figlio:- Tu sei la mia rovina! Tu hai ucciso mia moglie! Maledetto il giorno che sei venuto alla luce! Se non era per te mia moglie era ancora qui con me ed io non ero costretto a ridurmi in questo stato per dimenticare tutto! Sei la mia rovina, sei!- e non fa altro che ripetere quelle parole a Renato che è rimasto lì, imbambolato, impaurito, sbigottito. Non capisce quello che il padre gli ha appena detto, ma il suo istinto gli dice di scappare. Apre la porta di casa e fugge via di corsa. Lucia, sentendo le parole del padre, si abbandona in un irrefrenabile pianto e grida al padre:- Non dovevi! Non dovevi dirglielo! Come hai potuto?- ma ormai Lorenzo è già svenuto dal troppo alcool.
Per tutta la notte, non si hanno notizie di Renato, nè di dove sarà andato, nè in che stato si trova adesso il suo animo. Lucia non trova pace: è preoccupatissima per suo fratello. Lì con lei c'è il suo migliore amico, Marco, a tenerle compagnia.
Sono le 6:30 del mattino e, finalmente, suonano alla porta di casa: è Renato! E' distrutto perchè per tutta la notte non ha fatto altro che girovagare per il paese cercando di trovare una spiegazione per il comportamento del padre.
Dopo essersi riposato un po', va a cercare una risposta alla sua domanda da sua sorella. Dapprima Lucia non vuole rivelargli quel segreto che gli avevano tenuto nascosto per ben quindici anni, ma alla fine, vedendo il ragazzo soffrire, gli dice tutto, cioè che la madre aveva perso la vita mettendolo alla luce. In un primo momento, Renato ripete senza sosta:- Non ci posso credere! E' stato per colpa mia!- Lucia tenta di farlo ragionare un attimo, ma, l'unico suo desiderio adesso, è di sparire e non farsi vedere mai più e scappa di nuovo, stavolta, però, non per una sola notte, ma per un tempo indeterminato.
Passano ventiquattr'ore, ma di Renato ancora nessuna notizia. Lucia è disperata, ma accanto a lei c'è sempre Marco a cercare di consolarla:- Io credo che abbia voluto cambiare aria. Almeno per un giorno- le dice - Ma può anche avvertire, che sò, con una telefonata. Tentare di ragionare...- - Ragionare? Non sempre si vuole ragionare. Un ragazzo come tuo fratello forse non vuole ragionare in questo momento- - Perchè? Com'è mio fratello?- - Assalito dal senso di colpa. Io reagirei allo stesso modo se venissi a sapere dopo quindici anni che la morte di mia madre l'ho causata io!
Passa un mese e non si hanno ancora notizie di Renato. La polizia è ancora alla sua ricerca.
Poi, un brutto mattino, Lucia legge sui giornali un articolo che dice: -MORTO RENATO GUILLAZZO, RAGAZZO QUINDICENNE, SUICIDATOSI DA UNA SCOGLIERA-
Il dolore che aveva assalito Renato, ha fatto suscitare in lui il desiderio di raggiungere sua madre.
UNA BRUTTA VERITA' testo di sarah