Pensieri da lockdown

scritto da Cristina M
Scritto 5 anni fa • Pubblicato 5 anni fa • Revisionato 5 anni fa
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Autore del testo Cristina M

Testo: Pensieri da lockdown
di Cristina M

Non c’ era mai tempo per il riposo vero, non c’era raffreddore, febbre o mal di schiena che veramente ti obbligava a casa. Dovevamo lavorare: il mutuo, le rate auto, gli integratori in farmacia, le vacanze ad agosto. Lavoro e faccio tutto! Questa idea fissa era sicuramente nella mente dei nati nel 1970...corri lavori e ti permetti ciò che vuoi. Un giorno, quella poca TV che vedi ti dice che c’è un influenza un po’ più forte dalla solita che colpisce la tua bella Italia, ascolti la notizia e pensi che non ci voleva, ma tu hai quaranta anni, babbo ha fatto vaccino, il compagno scoppia di salute, mamma se la cava sempre e spegni le chiacchiere. Dopo quattro ore ascolti la radio e senti che in una regione dove funziona tutto meglio che nella tua, muore gente, tanta gente e loro, che sono stacanovisti di natura, che mandano avanti l’ economia di tutta Italia si stanno fermando perché questo virus è invisibile e mette in crisi famiglie ed ospedali. Un piccolo brivido passa sul corpo e pensi, speriamo che non venga giù!
Poi… poi tutto cambia.
Si fermano scuole, università e la Chiesa prega il Signore ma chiude le porte. Niente conta più del nemico invisibile.
Bollettini di guerra per chi la guerra l’ ha sentita solo raccontare, la TV rimane accesa e quelle presentatrici che da sempre ti danno ai nervi le vedi comunque sempre lì nonostante il nemico gira intorno a loro: danno voce ai medici stremati che chiedono di stare a casa perché solo così possiamo aiutarli. Pensi che di stipendi e soldi messi in banca ne hanno molti e che potrebbero stare a casa… non lo fanno e stranamente hai stima di loro.
Nulla è come prima: cambia la prospettiva delle cose e le priorità.
I tuoi anni ti hanno regalato tanti problemi ma con molti sforzi si sono risolti, ecco questo è il punto, si sono risolti. Oggi nulla è sicuro. Pensi a tutto e a niente. La casa è pulita, la spesa fatta, le visite annullate, gli abiti stirati e ora che si fa? Si ama. Sì questo si fa. Poi chiamiamola amicizia, chiamiamola senso materno, chiamiamolo altruismo, ma la verità è che non puoi fare a meno di pensare a chi ti ha sempre pensata e allora parte il messaggino o la telefonata. Ok stiamo tutti bene, però è meglio dire che ti sto pensando. Il tempo è fermo e non ci sono ferie, feste e regali che contano. Si fa la telefonata e prima di riagganciare la solita frase: “ mi raccomando stai a casa”.
I soldati di questa guerra sono le persone che tutti i giorni lottano negli ospedali per salvarci la vita, chi esce e va in fabbrica per produrre per noi beni alimentari e sanitari. Non ci sono fucili e cannoni in questa nuova guerra ma chi si strema la mente e il fisico contro qualcosa di ignoto e fatale.

Potessi girare un messaggio al mondo oggi, da quarantenne immunodepressa chiusa in casa direi: “ scrivete sui muri della vostra casa una parola semplice e unica, UMANITA’”.

Troviamo in noi l’ umanità necessaria per rispettare il prossimo stando in casa, guardiamo con semplicità ma serietà al resto del mondo anche quelli che ci deridono perché per casualità siamo stati i primi di Europa ad avere questo nemico veloce come Flash .
Nella nostra umanità troveremo l’ amore per chi lotta per noi, il rispetto delle distanze con il prossimo, troveremo la forza per sorridere con i nostri figli e piangere con chi da figlio o da genitore viene tenuto lontano da quella sala rianimazione tanto preziosa.Usiamo la nostra Umanità per non dimenticare, quando sarà tutto passato, quanto è bello avere una persona accanto con cui dormire, un genitore con cui giocare alla Play Station, una mamma che prepara la crostata. Usiamola per non rimandare quando non ci sono nemici, quelle gite che ci permettono di abbracciare un amico o un parente lontano.

Un virus pandemico non ha confini, colori e coscienza.
Noi possiamo lottare, rispettarci, amarci ed essere umani.


Pensieri da lockdown testo di Cristina M
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