Se non vedete immaginate, almeno. Non state lì chiusi nel vostro cono di luce nella vostra ovattata bonaccia altrove è notte fonda e il grido del vento è un lamento funebre.
Se non sentite sforzatevi almeno di capire di cogliere il grido immane che da altre labbra si leva per accasciarsi muto in fosse di dolore.
Se non ricordate cercate nella vostra disgrazia nella vostra tristezza affondate nel dispiacere più grande e fate vostra la memoria di questa gente obliata
Ma se davvero non sapete restate lì al sicuro non aprite porte non aprite finestre non guardatevi intorno: continuate a morire.
Solo se non capite vi sia conforto il buio il silenzio l’oblio affinché non abbia la luce il frastuono il ricordo a scardinare l’inconsistente pace.
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