Fausto entra nell’autogrill e si catapulta verso il bagno. Deve pisciare. Subito.
Quando risale dalle scale è decisamente più rilassato e decide di concedersi una piccola pausa. Meccanicamente sbriga le solite operazioni e si siede al tavolino con la sua colazione serale. Gli piace finire la giornata di lavoro come l’ha cominciata, con un cappuccino: è il premio che si concede dopo la dura lotta con i clienti.
Si siede al ristorante. A piccoli morsi consuma la brioche, mentre gli occhi neri fissano il vuoto come chiodi piantati nel muro d’aria densa.
Con calma rivisita mentalmente le persone che ha incontrato oggi. È così che nel suo mondo divide i buoni dai cattivi, prima che i loro visi si confondano: solo da alcuni varrà la pena tornare ancora, per raccogliere i frutti di un lavoro meticoloso. A volte si sente un contadino, che per mesi prepara con pazienza e precisione il raccolto di un anno intero.
Si rende conto che non è stata una delle sue migliori semine. Fa un respiro profondo, appoggia gli occhiali vicino alla tazza e passa le mani sulla faccia per ripulirsi dalla stanchezza. Gli occhi adesso sembrano due biglie di vetro lucido. Guarda l’orologio e pensa che, quando arriverà in paese, troverà i suoi amici ancora al bar e potrà fermarsi con loro a bere qualcosa di più forte.
Si abbandona alla sedia, l’aria condizionata gli bagna la schiena nella camicia sudata.
Accende l’ultima sigaretta del pacchetto e alza lo sguardo. Solo ora si accorge di quante persone ci siano attorno a lui. Le loro voci si confondono nel brusio di fondo. Ogni parola è accompagnata da gesti che si ripetono con un ritmo regolare. Sembra che ognuno abbia un ruolo preciso, come se appartenesse ad una squadra di calcio, che esegue a memoria i movimenti studiati in allenamento.
L’unico che stona in quest’armonia è un uomo che sta due tavoli più avanti. È seduto di spalle e si muove a scatti, mulinando le braccia davanti alla donna che ha di fronte. Lei è giovane e carina, ma ha troppi anelli alle dita per essere una donna felice. Tiene lo sguardo basso e non si muove, come se dovesse compensare l’agitazione del suo compagno.
Fausto li osserva per qualche istante. Poi l’uomo si alza di scatto, fa tremare la bottiglia di plastica appoggiata sul tavolo e se ne va verso il bagno. La ragazza alza la testa e incontra gli occhi scuri e stanchi di Fausto. Lui sente un alito caldo risalirgli lo stomaco. Per un attimo nel locale rimane solo il loro sguardo muto. Poi lei si gira verso la finestra, fissandola, come se fosse da lì che volesse scappare.
Fausto spegne la sigaretta per terra e va verso l’uscita. Si ferma alla cassa per pagare le rotelle di liquirizia che ama srotolare con i denti mentre guida.
Fuori fa un caldo padano, l’aria si deposita sulla pelle.
Davanti alla porta incontra un ragazzino con la maglia della Juve, è seduto e fissa il pallone che tiene tra le gambe. Fausto gli dice qualcosa e poi si siede. I due mangiano insieme una liquirizia.
- E cosa hai fatto di bello al mare, Marco?
- Giocavo a pallone con i miei amici.
- E facevi tanti gol?
- Sì, risponde il bambino. Tu quanti palleggi riesci a fare con una gamba sola? - chiede a Fausto come se fosse la domanda più importante del mondo.
Fausto lo circonda con il suo sorriso: - Mah, una ventina… e tu?
- L’altro ieri ne ho fatti settantadue, risponde sicuro il bimbo.
- Non ci credo.
- E invece sì!
- Ma sono tantissimi, fammi vedere come fai – gli dice Fausto
I due si mettono a giocare nel parcheggio illuminato dalla luce gialla dei lampioni, sotto un tetto di caldo umido.
Mentre palleggia con il bambino, Fausto pensa che i suoi amici li vedrà domani e si accorge che ad ogni calcio, il sorriso del suo piccolo compagno si apre sempre di più
- Dai! fai il portiere, grida Marco. I bambini quando giocano, non pensano a quello che viene dopo.
Vanno avanti per qualche minuto, poi, d’improvviso, Marco prende il pallone in mano e guarda dietro le spalle di Fausto.
- Dai tirala!, dice Fausto
- C’è la mamma, c’è la mamma!, grida Marco correndo verso il bar .
Fausto si incammina verso la ragazza. Lei ha gli occhi rossi e un fazzoletto nella mano sinistra.
- Ciao, dice a Fausto
- Vi ho visti prima al bar, gli fa lui. Quello è meglio se lo lasci perdere.
Lei si guarda le scarpe e non dice niente. Poi scoppia a piangere.
- Dai non fare così, vuoi che ti porti via da qui?
- Dove vai? - chiede lei
- A casa.
I tre salgono sulla macchina di Fausto. Marco si siede dietro con il suo pallone: - Tiri giù il finestrino che c’è caldo?
- Ti fa male, gli risponde Fausto, sei tutto sudato e hai appena mangiato. Vedrai che fra cinque minuti ti passa.
Marco mette una mano sulla spalla della ragazza: - Mamma, possiamo dormire dallo zio stasera?
Lei tace e si morde le labbra . Fausto guarda Marco nello specchietto:
- Solo se prima di andare a letto ti fai una bella doccia.
La ragazza si avvicina a Fausto e gli dà un bacio sulla guancia: - Promettimi che non dici niente alla mamma.
anelli testo di bonni