Sogno di giorno e i confini della tangibilità sfumano via. Gambe, gambe che si muovono, vanno da qualche parte e mi circondano, pretendendo che io svuoti il sangue dal mio cuore, per ridere dell'ipocrisia del loro tempo alla rincorsa dell'ultimo sasso parlante. Cammino e lacrime di sangue sbiancano il mio volto: un cane usato a percussione da chi gli dato una volta un tetto e piange e l'animo mio si colora del nero senza contrasto, chi siamo noi per aver diritto di calpestare codesto suolo? E finitela di ridere, ridere della vostra falsità, acerba come un frutto raccolto immaturo. E gira, ruota tutto, confusione, lo schianto in un abbraccio, unico senso di questa mia Missione.
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