A te,
che mi hai fregato la testa,
con due fossette e un pomeriggio.
Non so toglierti
gli occhi di dosso,
dal tuo riso mosso,
da ciò che non posso.
So che è stupido,
superficiale,
ma brucia addosso.
Il fascino
ciò che resta
di un momento passato in fretta,
fiocco
d'un tarassaco
in giorno di brezza.
Ti rivedrò,
ci riuscirò.
Non so.
A te,
all'amore e al dolore
come un fiore
che vive ventiquattrore.