Giorni augi e notti dengime,
aria igriosa e sfumelle d'ocrina chiara,
terrima d'ombra e amara,
luce debillina e morfosi di follime.
Frusciano gimmini di vento
e mangolìe legginate.
Si sente il piagnolo del cielo:
canta l'ultima nota d'estate.
Miargoli s'apringiono al visìo,
oràti spazi pingiano dolci dilli
ove betievoli olmigli cadevoli
si fan vestigia di un nuovo desìo.
Si sentono scrosciettini di fregliole,
vieli silengi, raggi iggianti
e artigevoli rami astriano le nùbiole
ghirandolando il celesio manto.
Odevole autunno
mi fiorìge un canto:
puscola mio cor
in quietievoli infiniti
e rinasco incanto.