Sabato mattina

scritto da KRISTINA K.
Scritto 21 anni fa • Pubblicato 21 anni fa • Revisionato 21 anni fa
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Autore del testo KRISTINA K.

Testo: Sabato mattina
di KRISTINA K.


Il rumore della tapparella che si apre mi sveglia: mi giro nel letto, trattenendo sul viso le lenzuola calde. Il profilo di G. che si veste, guardo la sveglia – due pensieri consecutivi: così presto!, troppo tardi -, trattengo il respiro. – Vado -, dice lui, soltanto, sfiorandomi la fronte con un bacio innocuo. La porta si apre e si chiude. Affondo il viso nel cuscino, 1, 2 secondi. Mi alzo. Mi addentro in cucina, il profumo d’incenso che allietava la sera precedente ora mi nausea. Mi appoggio alla finestra, arrivo con i piedi nudi sul terrazzo. Il sabato mattina su via Z. ha un sapore diverso. Stamattina il campanile di S.Maria del Caravaggio è avvolto in una leggera foschia. L’arancione dei mattoncini che rivestono la facciata della chiesa e che riempiono il paesaggio della mia finestra stride, piacevolmente, con i colori tenui dei palazzi attorno. Mi piace. Appena adesso le campane battono 9 rintocchi familiari. Nessuna voce di bambini, ancora, nell’oratorio. Le automobili tacciono. Qualche carrello della spesa che si avvia frettoloso verso il mercato di via Tabacchi. Tiro via la prima boccata della sigaretta con una calma irreale. Ora il freddo delle mattonelle del terrazzo sotto i piedi quasi brucia. Lo sguardo cade malinconico sui 2 bicchieri, abbandonati sul davanzale. Il paesaggio, romantico, appena abbozzato sotto il pennello, non si addice, stamattina, al mio stato d’animo. “Il brutto è che la mattina dopo tutto finisce”, dice il mio amico A. E’ il tempo di ingoiare questa frase e buttarmi giù per le scale, in jeans. Le strade di casa mia, il sabato mattina, sanno dei sorrisi acerbi dei ragazzini che si avviano verso la fiera di Senigallia. Cammino quasi radente al muro: Milano è perfetta per chi, come me, s’innamora dell’arco di una notte e stamattina ha sulla pelle la malinconia della nebbia autunnale – tenere tutto dentro di me, nascondendo sentimenti e perplessità – e negli occhi i riflessi di questo pallido primo sole di marzo – vorrei urlare al mondo le emozioni provate, ed illuminarmi di tutto quello che fino a stamane non gli ho detto, ed è qui caldo che mi pulsa dentro. Arrivare in piazza XXIV maggio ha, in modo profano, il sapore di affacciarsi per la prima volta dal terzo anello a S. Siro: Corso S.Gottardo si schiude e davanti a te c’è tutto, e niente. Mi fermo con i piedi appoggiati sul bordo della strada, indecisa sul da farsi: perdermi nelle bancarelle di viale Papiniano e tornare a casa con una borsa contraffatta, ciondolare per via Torino e specchiarmi in tutte le vetrine luccicanti che conducono in Duomo, tornare sulla strada dell’università, recuperare qualche vecchio compagno, fare colazione al bar Bocconi e perdermi nei ricordi del tempo che è stato. Mi volto, ancora: il tabellone del 3 segna 4 minuti al prossimo tram. Tiro il respiro, per la terza, quarta volta stamattina. Pensieri che si accalcano, nella mia testa, come in un crogiolo caotico. Foga di amare questa città, la mia, e tutto quello che le appartiene, e vorrei che appartenesse anche a me: speravo di essere diventata più razionale e aver lasciato, per strada, il lato adolescente della studentessa che era arrivata in Centrale, con il bagaglio pieno di vestiti che qui non sarebbero mai stati di moda, sette anni fa. Il rumore del tram mi aiuta frettolosamente a scendere dal soppalco dei miei pensieri ancora ubriachi della notte d’amore trascorsa. Le porte gialle si aprono. E’ un istante. La calca di persone che scende, due passi verso il gradino. Un braccio mi cinge la schiena, dolcemente. Il profumo è familiare: G.
Adoro Milano.
Sabato mattina testo di KRISTINA K.
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