Coincidenze?

scritto da natostanco
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Testo: Coincidenze?
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COINCIDENZE?

1
La natura mi ha reso curioso. Quindi, seguendo l’attitudine oltreché per lavoro, è impellente svelare certi piccoli misteri; poi, se meritano, stendere articoli di costume o, com’è di moda adesso, intriganti, sul Kurier.
Campo così, anche se la mia aspirazione sarebbe la poesia; ma nel dopoguerra, in una Vienna sconfitta e stremata, con pochi soldi da spendere, devo arrangiarmi causa la necessità.
Ma questa esperienza ha un che d’arcano.
***
L'attempata coppia, seduta sulla panchina verde sbiadito lungo il Kastanlenalle, scruta il passaggio di gente sgominata, in mesta visita allo zoo; nel viandante flusso tra i viali s’inframmezzano divise inglesi che hanno impiantato nello Schloss Schöbrunn il proprio quartier generale.
Oggi indossano abbigliamenti a dir poco strampalati, come se dal guardaroba avessero scelto alla rinfusa indumenti noncuranti delle stagioni; sicuramente al buio, visto le azzardate miscele colorate.
Lui, smilzo, calca una magiostrina antiquata bordata dalla fascia con losanghe e triangoli multicolori; lo sproporzionato e stinto cappotto cammello fascia pure le gambe, lasciando intravvedere i sandali dai quali sbucano pedalini rossi con un buchino sull’alluce del piede destro.
Il mento è posato sulle mani congiunte sopra il manico del nodoso bastone in bambù, dondola mugolando l’allegra melodia swing Bei Mir Bistu Shein.
I curatissimi baffetti tipo Clark Gable cavalcano le labbra accennate al sorriso compiaciuto.
Accomodata sullo spesso impermeabile di foggia militare, la voluminosità della signora è trattenuta nel vestitino leggero, direi primaverile, dagli sgargianti petali rosa in campo azzurro e chi passa certamente si chiede come sia riuscita a infilarcisi, visto la mancanza di bottoni.
Il viso è rubicondo, da bambola, soleggiato dalla criniera ancora bionda.
Ogni tanto si drizza ed esegue una piroetta imprevedibile sugli incongrui stivaletti di foca.
Poi, perché i poi sono curiosità malcelate, ha un tic: di frequente tuffa le dita grassocce nell’inverosimile sacca di pelliccia che, a ben guardare, è identica all’imponente colbacco delle guardie del re d’Inghilterra.
Sono altrettanto singolari, ancorché radi, quelli che li avvicinano: con atteggiamento deferente, domandano; lei, premurosa, risponde leggendo la mano; solerte, rimestando nella borsa, ne estrae qualcosa indistinguibile e lo consegna.
Puntuali, scoccate le quattro, sottobraccio si recano presso il vicino Café Kaiserpavillon, salgono i nove gradini e, spesso, un cameriere ossequioso apre loro il battente.
Da diversi giorni li osservo sorpreso: entrati, guardano in giro cauti, puntando gli occhi verso il terzo tavolino a sinistra, costantemente occupato da un signore ben vestito.
Egli, appena li scorge, si alza e, con gesto elegante, li invita; esaudito, offre il posto alla signora accompagnando la sedia; quindi, accennato un inchino, s’allontana, riverito dai camerieri.
Il fatto strano è che quei due, espletata la consumazione, escono senza pagare.
Intrigato da questo via vai, prima di commettere sciocchezze, avevo interpellato il caporedattore: sono famosi, pare.
– Sì, dalla descrizione dovrebbero essere Noemi e Victor Erlkönig. Famiglia ricca, anteguerra. Si vociferava fossero ebrei. Ne dubito, altrimenti mi chiedo come siano scampati alle angherie naziste. La signora, per diletto, era una specie di chiromante e, bada, sono dicerie, ha predetto il futuro persino a Hitler. – Riportò.
Non fui così impertinente da rivolgermi difilato ai due sconosciuti; perciò, mi orientai verso chi poteva sbrogliare l’enigma.
– Signore, scusi se l’importuno, mi chiamo Matthias Birke e lavoro al Kurier
– Ah, desiderate un’intervista? – Colse di sorpresa.
– Non saprei. Volevo domandare circa gli originali signori dentro il Kaiserpavillon. Dovrei conoscerla? – Sospettai.
– In effetti sarei un attore piuttosto noto. Walter Slezak, per servirvi. – Divulgò seccato.
– Mi perdoni, sono mortificato. Non l’ho riconosciuta, malgrado l’abbia appena vista nel film. "L’Ispettore generale" di Gogol'. Sullo schermo è ben diverso.
– Già. Sarà il trucco. Mi chiedevate? – Abdicando la stizza.
– Sì, di quei bizzarri coniugi ai quali concede il tavolo nella caffetteria. Li conosce bene?
– Beh, sì. – Riconobbe l’attore. – Mi hanno salvato la vita. In senso lato, ovvio. Avete tempo per ascoltare?
2
Egli, nel ’38, dopo l'annessione dell'Austria al Reich tedesco, pativa estrema inquietudine.
Sì, lavorava nei teatri famosi, era molto considerato visto le partecipazioni in film e musical anche all’estero, in particolare a Broadway, ma proprio per questo, come dire, nutriva un gelido timore.
Inattesa, la Gestapo lo convocò all’Hotel Metropole; fu ricevuto dal comandante Franz Josef Huber, il quale, senza mezzi termini, gli impose il ruolo di delatore.
Non giustificava il nazismo: subiva come tutti le inique leggi in particolare contro marxisti, omosessuali ed ebrei; gente che frequentava ogni giorno, dei quali era addirittura amico; tuttavia tale pressione lo atterriva.
Per timore accettò l’incarico, ben sapendo che non avrebbe ceduto nessuna informazione.
Aderire al nazionalsocialismo risultava indegno.
Quella sera stessa al Cafè Central, locale dagli immensi soffitti a volta simili a navate gotiche, preferito da molte celebrità e, purtroppo, anche dai gerarchi, mentre festeggiava il compleanno di qualcuno della compagnia, gli fu consegnata dal cameriere una busta sigillata proveniente dall’elegante coppia seduta poco distante.
Era l’invito per il giorno seguente: Herrengasse 19, Citofonare Erlkönig. Scala B. Secondo piano, ore 11. È molto importante. Riguarda la sua sicurezza.
Accennato l’assenso, nonostante percepisse il rischio, si ripropose d’indagare.
Dove, se non dal loquace portiere?
Ricevute le rassicurazioni, si presentò.
La sala dell’appartamento appariva sfarzosa, di un’eleganza datata, troppo colma per i suoi gusti: preferiva l’eclettismo dello Jugendstil.
Gli Erlkönig parevano altrettanto ancien régime, come se fossero fermi all’epoca dell’imperatore Francesco Giuseppe, però affabili oltreché premurosi.
Assolti i giusti convenevoli, sorseggiando un ottimo caffè, lo avvisarono del pericolo incombente: tramite una parente, impiegata alla Gestapo, avevano saputo che indagavano diverse personalità, fra le quali risultava anch’egli.
Stupito, riferì il colloquio con Huber ma, di fronte a quell’elenco dettagliato, non poté che adeguarsi.
Ben più grave risultava il pericolo cui s’esponevano i suoi ospiti: erano intenzionati ad avvisare la maggior parte dei candidati agli accertamenti.
Così, su due piedi, approvato dai coniugi, decise di emigrare negli Stati Uniti architettando una falsa recita in Svizzera.
Fidandosi degli amici leali, accumulò quanto più possibile svendendo i preziosi posseduti e organizzò in tutta segretezza la fuga, sparendo da un giorno all’altro.
L’ultimo grato saluto lo rivolse ai suoi benefattori, i quali avevano accettato di custodire alcuni cimeli della sua carriera, peraltro di mero valore affettivo.
Noemi li ricevette entusiasta e, arrossendo, confidò di averlo ammirato spesso sul palcoscenico del Johann Strauß Theater.
Si commosse quando ricevette in dono un consunto scatolino color magenta etichettato Doblinger: conteneva una piccola armonica a bocca, buona per stare nel taschino, irrinunciabile.
Avrebbe portato con sé almeno quel po’ di patria insieme a tutta la musica in essa contenuta.
– Difatti, eccola qui. – Produsse l’attore. – Non mi ha mai abbandonato.
Proseguì, purtroppo, tratteggiando le amare vicissitudini di Noemi e Victor.
A lungo andare qualcosa trapelò: furono accusati di disfattismo e, per evitare guai, nonché l’internamento, mercanteggiarono la libertà col danaro e i gioelli.
Non restò molto con cui campare negli anni della guerra, ma riuscirono a cavarsela.
– Io so come, – svelò fiero – proprio qui, allo Schöbrunn.
Infatti, rievocò, il direttore dello zoo, loro intimo conoscente, li sistemò nella foresteria permettendogli l’utilizzo di uno scantinato dove riuscirono ad ammassare buona parte dei propri e altrui ricordi.
Noemi era già celebre come veggente; seppur in disgrazia, manteneva ancora una clientela discreta; espletato ogni consulto, com’era successo a lui, distribuiva dei presenti di scarso pregio però fondamentali.
Magicamente, presto o tardi, quegli oggetti diventavano utili se non addirittura indispensabili.
– Molti sono coloro ai quali gli Erlkönig hanno donato fiducia. Ora li vedete trasandati, arlecchini a somiglianza del cognome, ma osservateli bene: sono felici, sereni. Non reclamano né per il tempo, né per gli stenti. Offrire quei caffè coi pasticcini, non è beneficenza.
Senza interpellare, mi trascinò letteralmente dai signori Erlkönig.
Risolte le presentazioni, diresse alla platea un comico saluto pomposo, lasciandomi nelle tiepide mani di Noemi.
Subii uno sguardo profondo, scandagliatore.
Aprì i palmi esaminandoli con attenzione; districandosi fra le linee confuse, dopo tanta peregrinazione, alfine si felicitò:
– Caro Matthias, avete il sole nelle vene. Usatelo. Prevedo che un giorno mi dedicherete qualche poesia; – sorrise eccitata – per aiutarvi a vedere il mondo con altri occhi… – rovistò nel profondo colbacco; infine, persuasa, scaturì: – ecco.
Apparve un caleidoscopio in lamiera luccicante e con quello tornai verso casa, fermandomi spesso per ammirare controluce i colori allegri della fantasia.

***

GEDICHTBAND
KALEIDOSKOP
Matthias Birke

DROMEDARIO EDITION

ICH SCHLAGE EIN WEIHNACHTSFEST PRO MONAT VOR

Alles auf ein paar Metern verschanzt
wir haben vergessen, was es bedeutet, uns nahe zu sein,
gemeinsam lachen, singen, tanzen,
vielleicht weil man sich zu sehr schämt, ein Mensch zu sein.

Nicht für offensichtliche Geschenke, sondern zum Teilen,
liebe neu lernen und stotternd,
Formulieren Sie Widmungen mit Umsicht, die von Herzen kommen
in so viel Staunen und Vergnügen verwickelt.

 

Gewidmet Noemi e Victor Erlkönig. Danke.

Coincidenze? testo di natostanco
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