Mi son seduto dalla parte delle scritture, delle letture che chiamano alte. Perché nessun altro posto era occupato, dove gli dei hanno tessuto la loro storia e dove sono ospite silenzioso e forse sgradito.
La stanza era vuota e la stanza era il Mondo di luci e neon che brillavano freddi e sornioni. Nessun che li accendesse, nessuno che li spegnesse. Non erano stanchi o strani, non esistevano. Nessuno, da nessuna parte. Sei stato tu, mi dice un me stesso in sogno, e io lo so che è vero.
Ho smesso anche di perderle alcune parole e di altre non ne faccio neanche più magazzino. Ricordi? Abbiamo visto insieme un raggio verde. Qualcosa deve voler e dover dire. Bisbigli di un infinito istante nella luce verdastra delle fotografie. Hai rotto la campana di vetro? Non potevo, mi definiva, per sottrazione.
Tutti gli sbagli di una vita corrono insieme a me verso quel buco nero, la cui vertigine è balsamo del tempo. “Nessuno, da nessuna altra parte”. “Vorrebbe una civetta signor Deckard. Sì la desidero, ma non succederà”.
Niente succede, tutto mi travolge.