Sesta lettera dalla matematica
Lo zero è molto più di un numero
la cultura occidentale non aveva confidenza con il nulla, il vuoto, la discontinuità, mentre la cultura indiana, in particolare quella indù e la matematica che si insegnava nelle scuole dei bramini la casta più elevata, aveva dimestichezza con il ciclo vita,morte ,nulla rinascita facenti parte di una ruota dell'esistenza che si rinnovava all'infinito., e per il nulla aveva un nome shunya che era lo zero. Arrivarono prima del mille a risolvere le equazioni lineari, quindi usavano l'incognita x, anche gli egizi prima di loro usavano l'incognita, la chiamavano aha. Ma torniamo allo 0, Gli arabi poi il nulla lo chiamarono sifr, avanzarono nella matematica con Al Khwarizmi fino ad inventare l'algebra, da al jabr, la matematica fatta coi simboli, ma le basi di tutto ciò erano indiane, così è giusto chiamare i 10 numeri che ci hanno lasciato in feconda eredità cifre indo arabe, lo zero e l'uso posizionale della cifre, consentirono una vera e propria esplosione degli studi matematici.
Già il monaco Gerberto d’Aurillac diventato poi papa col nome di Silvestro II attorno al 1000, aveva assimilato l'insegnamento arabo e il suo intrattenersi con quei simboli strani fece sì che nella curia si mormorasse che era uno stregone che aveva fatto un patto con il diavolo…
In occidente poi, forse la prima volta che questa idea del nulla compare è nell'Odissea, Polifemo accecato da Ulisse chiama aiuto, arrivano i suoi amici ciclopi , gli chiedono chi t'ha fatto questo? Nessuno m'ha accecato risponde Polifemo, i suoi amici se ne vanno, pensando ad un episodio di autolesionismo.
I Greci furono soprattutto geometri. Studiarono figure, aree e volumi con risultati straordinari, ma non attribuirono allo zero e al calcolo numerico il ruolo che avrebbero avuto nella matematica indiana.
A parte Diofanto non si preoccuparono dello studio dei numeri in genere, Poi certo in Magna Grecia ci furono Pitagora e la sua scuola di Crotone e poi Archimede che nella sua opera l’Arenario si occupò di numeri grandissimi, ma ambedue trascurarono lo 0.
Ma fu l'indiano Brahmagupta, quattro secoli più tardi, a compiere un passo decisivo: trattò lo zero come un numero vero e proprio e formulò regole per calcolare sia con lo zero sia con i numeri negativi. Se Diofanto aveva intravisto il continente dell'algebra, Brahmagupta vi aveva finalmente messo piede.
Attraverso i paesi arabi, i loro commerci ed il regno di Cordoba il sistema decimale indo arabo si diffuse in Europa e scatenò un’accelerazione incredibile delle scienze, attorno al ‘400 dopo la pubblicazione a stampa del liber Abaci del pisano Fibonacci.
Ora in due parole, lo zero è un numero che, definisce qualcosa che non esiste.
È il punto di separazione fra i numeri negativi e quelli positivi
Con la notazione posizionale segnala l’assenza di un numero in una data posizione
Semplifica notevolmente le procedure di calcolo
Consente di esprimere numeri grandissimi e con l’uso della virgola anche piccolissimi
Viene utilizzato nella matematica moderna che tralasciamo per non andare sul complicato
N.d.A.
L’angolino della pazzia
Una protoidea mia, che ho concepito quando frequentavo ingegneria, i compagni mi presero per pazzo…pensate dissi c'è uno spazio vuoto ed informe, niente o 0 se così lo vogliamo chiamare e c'è Dio, cioè un’entità, lo possiamo chiamare 1, e poi… si può creare il nulla dal nulla?
Forse, c'è quanto basta per creare un mondo, il sistema binario , 1 e 0, e l'Onnipotente si mette al lavoro, mettendo in ogni cosa un pò di se ed un pò di niente, ecco creato un mondo, dal niente…quando mi venne questa idea pazza il film non era ancora uscito.
Chi ha visto il film Matrix però mi capisce…e a pensarci poi coincide con l’idea di molte religioni, che in ogni cosa c’è un po' di Dio.