Nell'aria dimora un respiro profondo,
intriso di dubbi remoti.
Essi avvolgono i vuoti dell'anima,
li colmano di echi salmastri,
mentre ascoltano il mare
e nel silenzio ne inseguono il richiamo.
Tra sguardi sospesi sull'ignoto,
che nella rabbia hanno versato al vento
il loro lungo grido di dolore,
giace il destino, soffocato e sepolto.
E dorme leggero
sotto la polvere dei giorni.
Ci fu consegnato all'arrivo,
come un dono smarrito nel tempo.
Non fummo noi a scegliere la presenza,
né il luogo del primo respiro.
Qualcuno aveva bisogno di noi.
Così siamo giunti,
sfiorando la terra con passi esitanti,
come viandanti appena sorti dall'alba.
E chiunque ci abbia chiamati alla vita
custodiva una silenziosa attesa:
che imparassimo, un giorno,
che la speranza non muore