"France' entriamo dentro a vela o vuoi accendere il motore?"
"Io direi di ammainare il genoa e andare con il fiocco."
"Ok! Metti la barca al vento che ammainiamo."
L'operazione scorre tranquilla, ormai siamo allenati e coordinati a puntino, in pochi minuti la vela è a posto sul boma.
Oggi il fiume sembra il Mekong; abbiamo appena attraversato la barra, il confine agitato e violento che mette a dura prova la nostra barca e il nostro timore di toccare il fondo con il bulbo; qui il Tevere si rimesta con il mare e le onde sgambettate dal letto del fiume schiaffeggiano il pelo dell’acqua e le murate della nostra barca.
L’acqua limacciosa del fiume in piena dopo le ultime due settimane di pioggia, le sponde rocciose ornate dalle baracche dei pescatori, trasfigurano e diventano palafitte sospese tra la scogliera e il fiume. Tutto ciò mi trasporta in Laos sulle acque “della madre di tutti i fiumi”.
Oggi il fiume sembra il Mekong; le barche a vela ormeggiate sui pontili fatiscenti diventano Sampan. I canotti e le lance in Hue-ha-pa, le snelle canoe a fondo piatto con la poppa e la prua rialzata, residenza giornaliera d'intere famiglie di pescatori con la sciabica alla ricerca di calamari.
Oggi il fiume sembra il Mekong; e con la scusa di controllare che i tronchi estirpati dalle sponde del fiume non ci sbattano contro, mi sono seduto, lontano da tutti, sul castello di prua e sospeso tra il cielo e il pelo dell’acqua ammiro questa trasfigurazione di Fiumara Grande il porto da diporto più grande del mediterraneo.
Rapito dalla fantasia osservo attentamente il fiume alla ricerca di uno dei delfini d'acqua dolce che nuotano nel Mekong, ma a saltare sono solo i cefali di fiume ubriachi di petrolio.
Stiamo tornando da una regata e siamo tutti abbastanza stanchi, non ci siamo comportati male peccato sia stata la nostra ultima uscita. Con me a bordo di questa fantastica avventura ci sono Francesco, Enrico, Fulvio, Massimo, Fabrizio e sua moglie Daniela, un equipaggio di fortuna messo insieme da Francesco, il nostro skipper, ma con tanta voglia di fare e di vivere il mare e il vento sulla faccia
Stiamo tornando dal mare, il nostro mare, padre di tutti gli essere viventi, brodo primordiale, terreno fertile per la nascita della vita sulla terra; a vederlo così calmo in lontananza sembra impossibile che la vita sia iniziata e continui ancora nel profondo delle sue acque più blu.
La linea lontana indefinita dell’orizzonte mi fanno ricordare le parole del mio professore di Arti Marinaresche all’Istituto Superiore Tecnico Nautico quando una volta con la solennità di chi il mare lo ha dentro ci disse:
“Il mare è nostro amico e padre, ma è talmente grande che noi, poveri omuncoli, ci facciamo male ad ogni suo movimento.”
Sulle sponde rocciose una figura estranea tra i pescatori, i ratti di fiume e i gabbiani:
un pittore.
Immobile, davanti la tela sul cavalletto, come una sentinella all’interno della sua garitta.
Chissà se anche lui si è accorto della trasfigurazione del fiume.
Sta dipingendo un quadro, anche se adesso non ha nessun pennello in mano e forse lo sta dipingendo dentro la sua mente.
Un quadro e il suo pittore.
A differenza della gente, della folla o degli estimatori d’arte a me piace guardare un quadro cercando di osservare la sua storia, le fasi che hanno portato al risultato finale.
Capire gli sforzi del pittore nel trovare la tonalità giusta di colore, il pennello adatto, i colpi di spatola, il miscuglio informe e colorato dei colori secchi sulla tavolozza, tutto ciò secondo me dovrebbe accompagnare un quadro, perché ne sono parte integrante.
E allora mi soffermo ancora a pensare che le emozioni al posto dei colori, l’amore al posto della mano che tiene il pennello saldo e deciso, e l’anima al posto della bianca tela sono gli strumenti che il gran pittore usa per dipingere il quadro della vita di un uomo.
Mi piace immaginare gli uomini, come i quadri, nell'attesa di essere ammirati dai ricordi delle persone che lasciano.
Chissà chi sta dipingendo il mio quadro?
O sono io stesso l’autore della mia tela? Le scelte prese davanti ai bivi che mi si sono parati davanti nel sentiero della vita sono state totalmente indipendenti o sono stato aiutato da qualcuno?
Qual è lo scopo delle mie scelte e come sarà alla fine della mia vita il quadro che ho dipinto? Forse per un attimo, prima di morire, avrò la consapevolezza del mio quadro e forse lo firmerò con il mio ultimo pensiero e il mio ultimo respiro. Chissà se chi mi ha conosciuto mi terrà nei suoi ricordi. Sicuramente farà parte del mio quadro e della mia vita.
Alla fine solo il grande pittore saprà ricomporre le piccole tessere della nostra vita come un grosso puzzle di cui solo lui conosce l’immagine completa.
Oggi il fiume sembra il mekong è dall’altra parte della sponda, sulla terraferma, leggermente nascoste dall’argine case e ville scaturite dalla mente fantasiosa di chissà quali architetti.
Alcove di chissà quali amori, o passioni.
Caratteristica comune sono i piani rialzati, come se queste case siano in attesa dello straripamento del Tevere. Molte sono nascoste ma posso sentire in lontananza la vita che le abita, e se chiudo gli occhi mi accorgo come le voci dei bambini che giocano siano uguali in ogni parte del mondo.
Stesse risate, stessi urli.
Se prendessi due bambini ai due capi del mondo e dessi loro un pallone, loro si che riuscirebbero a giocare insieme oltrepassando i limiti culturali e di linguaggio.
Così penso a volte… “se gli adulti si comportassero come bambini il mondo potrebbe essere migliore?”
Oggi il fiume sembra il Mekong e con gli occhi chiusi sono gli altri sensi a farla da padrone, sul viso il vento umido e salmastro, nelle orecchie il rumore dei cantieri navali e delle sartie e nel naso l’odore di mare e fiume.
Posso chiudere gli occhi e l’inganno è maggiore. I rumori, gli odori del fiume fanno cadere le mura delle mie convinzioni e ormai sono pienamente convinto di essere sul Mekong.
- Dai Emiliano vieni a darci una mano.
È finito l’incanto.
La voce di Fulvio mi riporta all’istante sul Tevere.
Istantaneamente torno alla realtà, il resto del gruppo mi guarda strano, non capiscono a cosa sto pensando e io non ho la forza di raccontarglielo…
“Mamma mia, ragazzi mi ero quasi addormentato.” Dico per rassicurarli
Vedo i loro volti rasserenarsi sono più tranquilli ora.
“Dai prendi la cima di prua, e non appena mi avvicino salta sulla banchina e facci accostare”
- Ok.
Prendo la cima, scavalco il candeliere e con un salto sono sull’altra barca, di corsa scendo sulla banchina e la lego alla bitta.
Un’altra barca ci passa accanto una ragazza accenna un saluto e io contraccambio…
“Ci vediamo la prossima domenica.” Penso.
E lei che sembra capire mi sorride.
La sponda testo di Emiliano C.