30 dicembre 2008
15.59
“Cazzo, non si apre!”
“Tira un calcio in basso...”
Un colpo secco risuonò nell'appartamento.
“...ora spingi!”
La porta cedette e la luce invase la stanza. Un tavolo di legno con sopra un vaso di fiori finti ed una tovaglia ricamata occupava la maggior parte dello spazio; tre pensili e un mobiletto affiancavano il vecchio frigo; sembrava di aver fatto un salto indietro di 40 anni, se non fosse stato per la stufa elettrica e la cucina a gas posizionate in un angolo vicino ad una porta semichiusa.
“Mamma mia che freddo” esclamò Luca Montella. La sua mole occupava completamente lo spazio lasciato dall'anta aperta della porta. La luce che filtrava alle sue spalle evidenziava i corti capelli scuri e le spalle larghe. Nelle mani teneva due valige che appoggiò con un sospiro di sollievo vicino alla porta.
Una voce di donna dietro di lui ribatté:
“Ci credo! Fuori ci saranno almeno due metri di neve”
“Dai Monte, non lasciare tutto in mezzo che non ci passiamo” un'altra persona si rivolse al ragazzo che con un calcio spostò le due valigie sotto al tavolo.
Spalancata anche la seconda anta della porta quattro ragazzi si riversarono dentro la stanza.
Laura Savi, una ragazza bionda sul metro e settanta, si avvinghiò, tremando nonostante il giubbotto, al suo fidanzato, Damiano Notari, un individuo magro, con i capelli rosso-castani dritti sulla testa.
“Su andate ad accendere la stufa che si congela!” esclamò un ragazzo. Davide Romano era considerato il belloccio della compagnia: fisico da nuotatore, sport che praticava con successo da 10 anni, capelli lisci e castani, occhi grigi ed ammalianti; queste erano le sue armi in fatto di seduzione.
Per ultimo, dalla porta entrò Fabio Giberti: occhiali Ray-Ban, nonostante le nuvole che oscuravano il sole, sciarpa avvolta intorno al collo, giubbotto e jeans blu ed un paio di Timberland ai piedi. Alto intorno al metro e ottanta, aveva i capelli neri come il mogano e ricci, che gli ricadevano sulla fronte formando degli uncini. Le labbra carnose si dischiusero in uno sbadiglio silenzioso. Era reputato da tutti i suoi amici come una persona su cui fare affidamento in caso di bisogno, ma abbastanza vendicativo contro chi gli commetteva un torto. Sapeva ascoltare e farsi ascoltare anche se troppo spesso trattava con superiorità le persone con cui interloquiva.
I cinque ragazzi sistemarono le loro valigie e le borse contenenti le provviste per il loro soggiorno a xxxxx. Fabio, Davide e Laura si conoscevano da cinque anni, avendo trascorso il periodo scolastico insieme, Luca, invece si era aggiunto alla loro classe solamente in terza superiore, mentre Damiano non faceva parte del solito gruppo di amici, ma aveva accompagnato la fidanzata in quel viaggio in montagna.
“Quando arrivano gli altri?” chiese Luca mentre armeggiava coi pulsanti della stufa.
“Vengono in macchina col Berte domani pomeriggio” gli rispose Fabio.
“Che stupidi, si perdono un giorno intero di vacanza” osservò Laura.
Lasciando cadere nel vuoto l'affermazione Fabio pensò agli amici che dovevano raggiungerli: Giacomo Bertelloni era un ragazzo asociale, tutto studio e sport, ma aveva deciso di aggregarsi al viaggio dopo le molte insistenze degli amici che non sapevano come raggiungere xxxxx e volevano approfittare della monovolume dell'amico. Insieme a lui sarebbero arrivati Paolo Iacopetti, l'unico della compagnia che mostrava interesse per la politica, militando nel movimento giovanile del Pdl, Roberto Maddaloni, un ragazzo socievole ma egocentrico e amico di Fabio dalle elementari, e Nicola Casucci, entrato a far parte del gruppo, come Luca Montella, solo in terza superiore, non era benvisto da tutta la compagnia dato il suo carattere volubile e permaloso.
Lo squillo di un cellulare lo riportò alla realtà: Damiano e Davide si tastarono i pantaloni contemporaneamente.
“È il mio, lo sento vibrare” disse Davide.
“Dobbiamo deciderci a cambiare la suoneria” replicò con un sorriso l'altro
“Basta che non rimettiate tutti e due la stessa” concluse lo scambio di battute Fabio, che, alzatosi dalla sedia, si era avvicinato alla stufa appena accesa.
Conclusa la telefonata Davide rientrò in casa
“Era il Pol” Paolo Iacopetti “arrivano l'1 sera e non il 31”
“E per quale motivo?” domandò tra un misto di stupore e rassegnazione Luca “Scommetto che è per colpa del Berte!”
“A dir la verità...” incominciò Davide
“No, no” intervenne Laura interrompendolo “sicuramente Casucci avrà cambiato idea all'ultimo momento”
“Se mi fate finire ve lo spiego” rispose stizzito Romano “Roberto deve rimanere in casa la sera del 31 per far compagnia a suo fratello, dato che i genitori sono partiti per le Maldive e sua nonna arriva solamente la mattina dell'uno”
“E allora? Non possono partire senza di lui?” chiese Damiano con voce stridula
Fabio si gira verso Luca con un sospiro e sottovoce commenta “Io invece mi chiedo perché non siamo partiti senza di lui” e con un cenno della testa ammicca verso la coppia di fidanzati.
31 dicembre 2008
21.17
“Avete visto quando mi sono infilato in quella montagna di neve?” domandò Luca con una smorfia entusiastica ed infantile stampata sul viso “ci ho messo un quarto d'ora per uscire e avevo le mani blu”
“Te l'avevo detto di prendere il maestro”
Laura stava cucinando, aiutata da Fabio, e Luca e Davide apparecchiavano la tavola.
“Damiano quanto ci mette a farsi una doccia?” Fabio si rivolse a Laura, mentre con un mestolo di legno rimestava la salsa di pomodoro scoppiettante sul fornello.
“Ah non lo so” gli rispose lei con indifferenza “da quando oggi lo preso in giro perché è caduto dallo skypass non mi rivolge la parola”
“Mi chiedo come fai a stare con uno così” Luca disse ad alta voce quello che gli altri pensavano “lo piglierei a pugni dalla mattina alla sera con quel suo fare saccente e scostante”
“Cazzo Monte ieri notte hai letto il vocabolario?” lo interruppe Davide “da quando in qua usi termini forbiti come “saccente” e “scostante”?”
In tutta risposta Luca gli tiro il pacco di piatti di plastica che cadde con un tonfo sul pavimento.
“Smettetela voi due” Fabio mise fine al battibecco “Piuttosto che ne pensate di farci un bicchiere di Sambuca?” propose aprendo la porta del bagno e scoprendo un sacchetto con alcune bottiglie di superalcolici.
Un coro di esclamazioni di giubilo accompagnò la mano del ragazzo mentre riempiva i bicchieri.
“A noi e a questa promettente vacanza” brindò ammiccando al Rum e alla Tequila e ingoiando in un solo sorso le due dita di anice e alcool.
“A noi!” altre tre voci si unirono al suo brindisi e altri tre bicchieri si svuotarono.
Sull'onda dell'ebbrezza del primo bicchiere ben presto due bottiglie di tequila finirono e di quella di Sambuca ne rimase solo un sorso.
Finita la cena, intervallata da molti cin-cin e dalle frasi senza senso e fuori luogo, che solo l'alcool sa tirar fuori, i cinque ragazzi si misero ad aspettare l'arrivo della mezzanotte fumando e ascoltando l'ipod.
Fabio e Luca si sfidarono a chi riusciva a reggere più Chupito di seguito, Davide si accoccolò su una sedia fumando una sigaretta dopo l'altra e i due fidanzati si appartarono in camera per avere un po' più di privacy.
“Non vi preoccupate, vi chiamiamo noi per il countdown” li tranquillizzò Fabio dando un'occhiata all'orologio e biascicando le parole “però credo che ti dovrai accontentare di una sveltina oramai è mezzanotte meno cinquantuno” terminò suscitando l'ilarità dei tre ragazzi e lo stupore di Laura.
23.30
“Cazzo non ce la faccio più” Fabio si sdraiò per terra appoggiando la testa su uno scalino "mi gira la testa”
Una risata scomposta ed esagerata coprì il rumore della musica che usciva dalle casse dell'ipod.
“Ho vinto! Ho vinto!” Luca esultava alzando le braccia e correndo per la stanza, travolgendo ogni cosa che trovava sul suo cammino.
Davide aprì un occhio
“Stai zitto che non sento”
Bon Jovi cantava:
We're half way there - Livin' on a prayer - Take my hand and we'll make it, I swear – Livin on a prayer
23.45
“Non mi rompere i coglioni!” un urlò squarciò l'atmosfera “ti ho detto che non voglio che messaggi con altre persone”
“Ma allora sei un deficiente!” Laura gli si rivolse contro “è Paolo che mi chiede come sta andando la serata” e sbattendo la porta si precipitò in cucina “Dammi una sigaretta” ordinò a Luca, e si mise a tirare avidamente, sbuffando il fumo dal naso.
Fabio, trattenne una battuta e guardò Davide occhi; alzarono il volume dell'ipod.
I Black Eyed Peas intonavano:
Cause people got me, got me questionin' - Where is the Love?
23.59.50
Neanche a farlo apposta la canzone che usciva dalle casse era la famosissima “The Final Countdown” degli Europe, ma nessuno la ascoltava. Tutti e cinque i ragazzi erano nel cortile della casa con le bottiglie in mano.
“5...4...3...2...1...”
Due colpi secchi risuonarono e lo spumante si sparse tutto intorno a loro.
Il flash della macchina fotografica immortalò quegli splendidi momenti, che ognuno spera non finiscano mai: i ragazzi intenti a fare un pupazzo di neve, mentre bevono lo spumante a garganella dalla bottiglia o mentre lo versano nella maglietta dell'amico.
Purtroppo però sono episodi effimeri.
1 gennaio 2009
00.15
“Secondo me si mollano entro l'anno” Luca osservava i due fidanzati parlottare vicino alla Meriva parcheggiata in cortile.
“Ma sei scemo?” Davide lo guarda indeciso se insultarlo o rassegnarsi “È mezzanotte e un quarto del primo gennaio! Secondo me scoppiano prima di marzo”
Fabio guardò il cellulare: otto chiamate perse e tre messaggi. E solo uno erano gli auguri dei suoi genitori.
In città aveva lasciato una questione aperta: stava uscendo con una ragazza di un anno più piccola, alla sua prima storia seria, ormai già da un mese e non si decideva ad interrompere la relazione o farla evolvere in qualcosa di più. Chiara, così si chiamava la ragazza, lo tempestava di telefonate ogni giorno, ma lui non si faceva sentire ormai da quattro giorni. Ogni volta si riprometteva di chiamarla per mettere la parola fine alla loro storia, ma, puntualmente, ci ripensava e rimandava l'inevitabile.
Uscì sule scale e si accese una Camel, l'aria fredda gli aveva fatto passare la sbronza e pensieri nostalgici e malinconici gli attraversavano la testa. Guardò il display del cellulare:il numero era già scritto, bastava cliccare sul tasto verde.
00.25
Mentre sbuffava il fumo Laura e Damiano avevano finito di discutere e il ragazzo era rientrato in casa. Osservò la ragazza salire i gradini: aveva lunghi capelli biondo-castani che gli arrivavano a metà schiena, una ciuffo gli copriva l'occhio destro. Non si poteva dire che fosse una ragazza bella, ne sexy; una volta, in classe Fabio e il suo vicino di banco avevano deciso di assegnarli un sette meno su una scala da 0 a 10, in cui lo zero era rappresentato dalla balena al primo banco piena di peli sulle braccia e brfoli, e il dieci dalla gnocca di quinta A, finalista ad un concorso regionale di bellezza.
Laura si sedette sul gradino vicino al ragazzo e gli si accoccolò accanto.
“Come mai sei qui fuori, tutto solo?” gli chiese
“Stavo pensando a ritmo di musica” indica le casse dell'ipod, in quel momento mute.
“Problemi di cuore?”
“Anche...” senza dare altre informazioni aumentò il volume dell'mp3 e dagli apparecchi acustici si liberò la musica degli Oasis.
“Bella questa, mi piace tantissimo”
hold up – hold on – don't be scared - you'll never change whats been and gone
“Te invece? Che mi dici? Con Damiano tutto ok?” ultimo tiro alla sigaretta e via in mezzo alla neve.
“Non proprio” Laura, restia a parlare, si strinse di più al suo braccio tremando.
“Luca e Davide scommettevano su quando vi sareste mollati”
“Non ci siamo mollati” le rivelò la ragazza “però ora dipende da lui”
“A me sembra che nessuno dei due sia molto legato all'altro” si interruppe e la guardò.
“Sai è che...” le si poteva leggere l'imbarazzo sulla faccia.
“è che?” la incalzò Fabio
“... è che mi piace un altro” disse tutto d'un fiato.
“Ah ecco. E lo conosco?” uno sguardo malizioso attraversò gli occhi del ragazzo “Scommetto che è Davide, anzi no il Pol!”
"No, no...però e in classe con noi” rispose la ragazza.
"Dai dimmelo, non vorrai farmi dire tutto l'elenco della classe!” un lampo di paura mista a stupore gli passò sulla faccia “Non sarò io vero?”
Balbettando imbarazzata rispose “No no tranquillo. È...” un intervallo lungo un giorno “Casucci!”
La sorpresa lo lasciò interdetto per qualche secondo.
“Ma come si fa” disse quando ritrovò le parole “ha un carattere di merda! Come fa a piacerti uno così” e la guardò negli occhi. Gli stessi occhi che si andavano a riempire di lacrime; una di esse riuscì a superare il muro di ciglia e scivolare sulla guancia della ragazza.
“Scusa non volevo...” si scusò Fabio “non deve essere facile per te!” e con una mano asciugò la gota dell'amica e, spinto dall'istinto le cinse le spalle con le braccia e la strinse a se.
Laura ricambiò l'abbraccio affondando la faccia nella sua spalla.
Rimasero così per un po' di tempo mentre Noel Callagher cantava:
cos all of the stars – are fading away – just try not to worry – you'll see them some day – take what you need – and be on your way – and stop crying your heart out
00.35
Un trillo. Poi un altro. Fabio mise la mano sulla tasca dei pantaloni.
Il cellulare vibrava. Un messaggio.
“Mi chiami?”
Accarezzò la testa della ragazza e si staccò dolcemente.
“Scusa devo rispondere”
“Pronto?” Dal telefono una voce di donna.
“Chiara? Sono io”
“Si. Mi sei mancato”
La resa dei conti, pensò Fabio
“A proposito dobbiamo parlare”
“Si, si, poi. Ora raccontami di te. Come va li?”
“Tutto bene. Ma ...”
“Si anche qui. Mi sto divertendo un mondo. Ma manca la cosa più importante, manchi te”
Un silenzio imbarazzato calò tra i due.
“Devo andare. Ciao”
Senza aspettare la risposta, Fabio spense il cellulare staccando la batteria.
00.40
“Tutto a posto?” Chiese il ragazzo avvicinandosi alla figura rannicchiata sui gradini.
“Io si. Te invece?” gli domandò alzando la testa “chi è questa Chiara?”
“Una con cui uscivo” rivelò Fabio sottolineando il tempo passato “Comunque, tornando al discorso di prima, l'unica cosa che devi fare e parlare con Casucci e dirgli quello che provi”
“Ma se poi non cambia niente?” Laura lo guardò con disperazione
“Se non provi te ne pentirai per il resto della vita” si interruppe accendendosi una sigaretta “Ce un'unica soluzione, devi tenere il piede in due staffe” e la fissò aspettando una sua risposta.
“Cioè, fammi capire” replicò stupita “Devo rimanere con Damiano e nel frattempo provarci con Casucci?”
“Esatto” annui scrollando la cenere. “Io ti ho detto quello che farei io, ma solo te puoi sapere cosa è giusto fare” poi cambiando discorso “È solo l'una meno venti, cosa ne dici di una partita a scala?” e si avviò verso la porta gettando la sigaretta.
Laura lo guardò. “Che ragazzo strano. Sono cinque anni che ci conosciamo e non ho ancora capito niente di lui.” pensò. E lo seguì in casa portandosi dietro l'ipod.
Avevano cambiato canzone. Ora gli Oasis cantavano:
There are many things that I would – Like to say to you – I don't know how – Because maybe – you're gonna be the one who saves me? - and after all – you are my wonderwall
31 Dicembre testo di Jarried