Il vino e lo spumante; la compagnia di chi condivide con te lo stesso obbiettivo di diventare grande e per questo ti vuol bene. La pasta cotta e mangiata, quella scotta e avanzata; le lenticchie mal cucinate e soltanto assaggiate.
La telefonata, il messaggio, la telefonata e il messaggio, l'assenza del pesante vocione di chi hai tra i piedi quando non sei in vacanza, l'allegria artificiale, e quella naturale più solita, ma meno immediata.
Le urla e il conto alla rovescia sbagliato e rifatto tre volte, imitando quello dei vicini in lontananza; i botti, le botti di alcool, la piazza e la folla, gli auguri di tutti che per una sera all'anno si amano a prescindere dal nome, l'aspetto, la sigaretta in bocca, la voce, il sesso.
Ho festeggiato così, facendo durare un attimo quel modo diverso di vivere spensierato e solitario ma mai solo.
Ero amica di tutti anche se davvero non conoscevo nessuno. Mi innamoravo a ogni passo, ridevo di gusto, e soprattutto sta volta non esageravo.
Non credevo che sapere che tu ti fossi dato alla pazza gioia anche lontano da me mi avrebbe ferito.
Forse, però, non lo ha fatto, sta volta; non profondamente.
E' una bruciatura, quella che mi hai arrecato.
Ma le bruciature non fanno che un po' male all'inizio, poi prudono e basta.
Il segno sì, rimane, ma gli si trova un senso piacevole come se fosse una ferita da avventura e come se a chi ci chiedesse come ci siamo fatti quel segno noi rispondessimo che abbiamo combattuto.
Tu questa volta non hai scelto pugnali o veleni, le mie vene pulsavano ma soltanto immediatamente, e le mie piastrine hanno rimediato a te meglio di come io avevo tentato di rimediarvi in passato.
Hai fallito sta volta D.
O forse sono solo io che sono cresciuta un pochino, stufatami un pochino, resami un pochino conto che tu dopo tutto non fai che bruciarmi un pochino.
Auguri a chi ha il coraggio di amare,
auguri a chi ha il coraggio di sbagliare e poi rimediare.
capodanno, lenticchie, vino e D. testo di la pulce nel cappello