Quattro turni di guardia.
MATTINA
Il tempo di guardia è lunghissimo e noioso. Devo fare assolutamente qualcosa per riempire questa giornata. Parlo un po’ con Voi amici immaginari; permettete, vero?
Si chiama così l’altana dove sono di guardia: Ponte Flavio, si trova tra le sue gemelle, il Cinema orientata verso Sud e la Mensa ad Ovest. Ruotando la testa di centottanta gradi si può scorgere in lontananza la Torretta del Magazzino, a Nord Est. Questi sono i punti d’osservazione più importanti e delicati, gli altri sono secondari e comunque ben sorvegliati dalle garitte poste a livello stradale che s’ affacciano sulla strada principale e il paese. L’unico pericolo per le guardie alle garitte proviene da ragazze sfacciate, pronte a sbeffeggiare i fantaccini posti lì, immobili come soldatini di piombo ad osservare un’ inesistente punto di fuga all’orizzonte, posto a circa un metro e settanta d’altezza e distanti dal loro naso quattrocentomila millimetri o poco più.
Ponte Flavio è un’altana, praticamente un cilindro coperto da un tetto piatto posto a sette, otto metri d’altezza e sorretto da un traliccio a cui si accede da una scaletta metallica. Giunti in cima, la visuale è garantita da una feritoia larga una cinquantina di centimetri ritagliata su tutta la circonferenza della struttura e questa consente di sorvegliare l’esterno della caserma … volendo anche l’interno. La consegna è che la sentinella guardi fuori, la minaccia non può venire che dall’esterno, a parte qualche sottotenentino audace, pronto a rischiare di prendere una pallottola in fronte pur di cogliere in fallo un soldato addormentato, sfinito dalla stanchezza e dalla noia nell’intento di proteggere un pezzo di recinzione che non interessa nessuno, confinante con un prato che termina con un boschetto, nella propria patria che non ha nemici e se ci fossero attaccherebbero con missili di precisione e che una sentinella rattrappita dal freddo non riuscirebbe a segnalare con un allarme tempestivo.
Certo, ci sono anche bazooka e mortai che potrebbero recare una gravissima offesa a tutta la truppa che dorme sonni tranquilli affidando il proprio riposo a queste guardie armate vigili con un fucile in spalla e un telefono di servizio a una manciata di centimetri di distanza; ma la caserma che sorveglio non confina con nazioni nemiche, anzi, i confini distano almeno duecento chilometri e le nazioni limitrofe che circondano la mia sono quasi tutte alleate …. Non ci sono tumulti popolari, ne gruppi rivoluzionari, pronti a portare scompiglio versando sangue. Forse dei ladri? Non è da escludere, ma che se ne farebbero di qualche camionetta militare o di un po’ di cherosene? No. Probabilmente il senso ultimo di questo posto di guardia è di ostacolare la fuga di questi giovanotti di circa vent’anni, in preda alle potenti tempeste ormonali fisiologiche, del tutto privati di ogni presenza femminile, per giorni, settimane, a volte mesi, dato che le poche ragazze del paese interessanti hanno anche loro una consegna da rispettare alla lettera: evitare tutti quei militari che parlano con un’ inflessione molto diversa dal proprio dialetto ostentato come una bandiera da contrapporre a ogni altra.
I militari sono benvenuti nei bar e nelle trattorie serali se …. spendono parecchio e se ne stanno per i fatti loro senza disturbare o far schiamazzi. Non pensano - i paesani - che anche i loro i giovani saranno sbattuti, prima o poi, in altre località amene, o lo sono già stati, a svolgere lo stesso ingrato compito, non richiesto: quello della naja e anche loro si troveranno emarginati, mal sopportati e forse derisi come qui. Accade a tutti gli scaglioni anno dopo anno, sinché qualcuno che comanda si accorgerà dell’ inutilità di un costoso esercito simile, incapace in quasi tutta la sua interezza, di essere una reale forza d’offesa o di difesa, anche se validissimo – e in questo caso richiesto – strumento di pronto intervento civile, per frane, terremoti, inondazioni. Questo mese è il mio quarto di servizio di leva. Fossi almeno a metà, anche se mi sembra di essere in questa situazione da molto, molto più tempo. Siamo nel dicembre 1989, un gran momento storico che ha visto in modo quasi del tutto incruento, Romania a parte, la fine della Guerra Fredda. Perché non festeggiamo anche noi con dei fuochi d’artificio?
E allora per me, è ancora più difficile dare un senso a questo anno militaresco che mi pare proprio sprecato. Sono solo, tra altra gente sola come me, abbiamo la stessa età ma questa convivenza forzata in una comunità altamente gerarchizzata, non l’abbiamo richiesta e ci è stata imposta. I nostri vecchi a casa ci dicono che è una bella esperienza formativa che ricorderemo con nostalgia. Io credo che loro ricordino e rimpiangano soprattutto i loro vent’anni passati troppo velocemente tra una bravata, una bevuta, un bacio fremente, una situazione inedita dalla quale si sono cavati con furba maestria o grazie ad un’esilarante trovata.
POMERIGGIO.
Eccomi ancora qui, riprendo il mio monologo, Voi permettete, vero?
Dunque, vi spiego, funziona così. Due ore di guardia e quattro di riposo per tutte le ventiquattrore. Pesante … quasi insopportabile. Ma c’e’ di peggio il turno in polveriera o come guardia carceraria esterna di rinforzo. Le ho già fatte entrambe. Micidiali. Questa dura alternanza è lunga un’intera settimana e dopo un paio di giorni del genere, ti ritrovi con il fisco completamente sballato per il ciclo veglia e riposo. Sei stanco, di malumore, assonnato, irascibile. Come si fa a lasciare un’ arma, magari carica, a persone in questo stato? Armi che a volte hanno una sicura … pericolosamente inaffidabile, insicura.
Quindi questo è il mio secondo turno. Ho montato da poco, il cibo non ancora digerito mi balla nello stomaco. Fa freddo, un dannatissimo freddo umido. Qualche mio commilitone mette sotto la giubba della mimetica qualche foglio di giornale, o qualche giornaletto per tentare di ripararsi lo stomaco e grazie la lettura velocizzare il senso della percezione del tempo. L’ideale sarebbe che l’autocarro che porta il cambio arrivasse di sorpresa, quasi inatteso, di modo che la guarda possa pensare “ Di già? Questo turno è volato!”. Tranquilli. Non accade mai. I minuti sono ore, per giunta lente. Devi stare fermo. Composto. Ovviamente ritto a guardare al di là del muro di recinzione. Non puoi bere. Non puoi mangiare. Non puoi allontanarti. Non puoi posare l’arma che ti segna pesantemente la spalla! Quanto pesa questo garand! Ti è vietato leggere, cantare e fare qualsiasi cosa che possa pregiudicare la tua attenzione nell’attesa che l’immoto nulla produca una variazione pericolosa che produca una tua pronta e vigile risposta all’evento: “Gira al Largo” oppure in successione un “Altolà”, “Altolà chi va la? ” “Altolà chi va la. Fermo o sparo! ” segue un colpo di avvertimento che lancia l’allarme generale ed il secondo diretto all’intruso. Spero non mi accada mai!
Quando arriva il comandante della guardia che porta il cambio, prima deve essere riconosciuto e poi si fa avanzare la guardia sostitutiva. Poi si scende dalla scaletta ghiacciata e si sale sull’autocarro, il quale una volta finito le sostituzioni, si dirige al posto di guardia. L’arma deve essere scaricata al punto caricamento-scaricamento e finalmente ci attende un riposo e un po’ di tepore nei locali del corpo di guardia. Le quattro ore di riposo tra un turno e l’altro sono solo tre nella nostra grande caserma. Mezz’ora durano le operazioni del cambio della guardia, mezz’ora per la monta e altrettanto per la smonta. Il periodo di tutta la guardia più detestano in assoluto.
Il servizio di guardia, uno dei più sgraditi in assoluto, è assegnato dalla fureria e dai sottoufficiali secondo alcuni criteri ben precisi. Il primo è l’anzianità che a militare fa grado più che altrove. Il novellino è colui che fa più guardie, a volte anche due consecutivamente, questa generalmente è una punizione, forse per una risposta irriverente a un graduato, molto più facilmente per un tentativo di tener testa ai “ nonni ” , quei militari un po’ sbroccati stanchi e tediati dalla naja, ormai indifferenti alla disciplina, quasi del tutto ignorati dalle gerarchie militari a meno di rancori personali maturati durante l’anno che ammazzano il tempo facendo i bulli con le matricole, i nuovi arrivati, cercando di esercitare su di loro una prepotente supremazia a volte umiliante, usando come l’unica motivazione che tali cose le hanno subite pure loro. Il secondo criterio è invece di una sostituzione per una malattia o una licenza di un compagno alla quale si spera di poter al più presto incassare il credito del favore fatto …
SERA
Ho fatto tardi in mensa per la cena, accidenti a me. La sera c’è la libera uscita. Sono moltissimi i soldati che escono per rifocillasi e concedersi un pasto gradito. Quindi sulla cena l’esercito risparmia punendo nelle grandi caserme i soldati presenti con cene a base di cibi rancidi, quasi immangiabili. Quando è arrivato il mio turno ho trovato solo cibi improponibili e freddi. Ho bevuto due caffè allo spaccio ed eccomi qua. Colpa mia comunque, sarei potuto entrare con il drappello delle guardie che hanno precedenza sugli altri ma mi sono attardato in camerata a rileggere le lettere della mia ragazza …. Ho preferito il conforto del cuore a quello dello stomaco. Ho fatto malissimo. Ora sono affamato e di pessimo umore. Voi permettete, vero?
Oh la mia ragazza è così lontana. Non mi piace che a casa sia insidiata da così tanti mosconi! E’ bella: olivastra, con i capelli mossi, un simpatico viso tondo, quasi fosse una bella mela. Due occhietti furbi e il resto ve lascio immaginare!
Se non fossi stato così timido ci saremmo messi insieme da tempo. Disdetta! Sono troppo frenato e insicuro, a volte il pessimismo mi porta a vedere pericoli e contrarietà dove non ci sono: risultato? In un buon annetto di simpatica amicizia corrisposta, ci siamo solo sfiorati qualche volta le mani, spesso ballato alle festicciole di compleanno a casa di amici, fatto lunghe passeggiate dove abbiamo parlato di tutto eccetto dell’essenziale. Ho dovuto aspettare di ricevere la cartolina rosa – la chiamata alle armi – per dirle impacciato i miei sentimenti. Mi ha baciato in un modo dolce appassionato che non dimenticherò mai. Ha preso lei l’iniziativa. Se aspettava me! Si, sono un impiastro.
Le licenze sono rare ed essendo poco più che una matricola, in tre mesi sono tornato a casa solo due volte. La prima, per la licenza del giuramento, solo quarantotto ore. Quanto tempo sprecato in famiglia e con i parenti che mi hanno festeggiato e poi con gli amici di sempre a tirar tardi a confidarci. Lei l’ho vista solo in compagnia e con troppe persone attorno. Mi è sembrata intimidita, quasi come se quel bacio avesse prosciugato la sua baldanza affettiva. Io ho rispettato la consegna che mi aveva richiesto: “ Non diciamo nulla di noi a nessuno per ora! ”. Il tempo si è ridotto ad una manciata di minuti mentre ero in attesa dell’autobus che mi avrebbe portato alla stazione. Ci siamo tenuti teneramente per mano. Quante frasi smozzicate e interrotte da sospiri pesanti, carichi di tutto quel vapore che usciva dalla sua bella bocca, livida per il freddo intenso da me stranamente non sentito! Poi il ruggito del motore di quel mostruoso autobus che sopraggiungeva per separarmi da lei ed ecco il suo forte abbraccio e quel bacio tenero e dolce da far girare la testa. Come mi manca! Peccato che sia sopraggiunta sua madre e l’abbia allontanata con la scusa di impegni e impicci, altrimenti la mia ragazza mi avrebbe accompagnato alla stazione. Che arpia quella futura suocera! A metà novembre sono tornato nuovamente a casa ma la mia bella non c’era. Con la famiglia si trovava al paese d’origine per la visita annuale al cimitero. Per me è stata una grande occasione persa.
Le lettere che mi scrive sono piene d’amore. Nella penultima accarezzava l’idea di raggiungermi qui con la sorella maggiore per farmi uscire con il permesso diurno “ Visita parenti ” durante le feste. Magari lo facesse! Nell’ultima invece, mi ha descritto in modo particolareggiato il bel pomeriggio trascorso con Franco, il suo compagno di liceo; il divertentissimo pomeriggio al minigolf terminato con un super panino in un fastfood. Che cosa ci sia di così divertente in un panino e al minigolf, a parte la presenza di Franco, lo ignoro.
Mi ha scritto anche il buon amico William. Lui nota la mia ragazza molto cambiata, più allegra e socievole con tutti i maschi, forse troppo, E’ questo “ forse troppo ” che mi inquieta!Ci sono delle cose che devo sistemare al più presto. Non ho voglia di perderla stupidamente, per ignavia. Devo dare un’addrizzata al mio comportamento. Conto sulla licenza natalizia … una bella settimana a casa per Natale. Devo ottenere il primo turno perché lei e la sua famiglia trascorreranno dal Capodanno all’ Epifania in montagna. Ho un briciolo di anzianità, dovrei rientrare tra i pochissimi che potranno scegliere il proprio periodo di licenza. Anche queste guardie fatte avranno il loro peso, spero … solo il primo turno mi sta bene e glielo dirò agli imboscati furieri in modo deciso e determinato. Fa freddo … ma quanto freddo fa qui!
NOTTE
No. Non ho la licenza per Natale. Al corpo di guardia il sottotenente è stato categorico. Un fonogramma ci comanda di fare una settimana in polveriera proprio a Natale. La polveriera non può restare sguarnita. La compagnia d’alpini che aveva questo ingaggio è comandata di partecipare alle manovre Nato; quindi: perché non noi? E’ ovvio che sotto le feste questo servizio ricada sui più giovani - così ha detto quella carognetta stellata sorridendo in modo beffardo - sulle matricole. Io non lo sono più, hanno bisogno di un nuovo caporale tra quelli che di guardie ne hanno fatte tante. Hanno scelto me. Mi nominano caporale e mi spediscono in polveriera per una settimana. Ho protestato, certo che ho protestato. Voi permettete, vero? Non ho urlato mai così tanto in vita mia. Il sottotentnete mi ha detto che se non la finivo immediatamente mi avrebbe messo in punizione, fatto fare una settimana di servizi in mensa e poi mi avrebbe mandato di guardia in polveriera come soldato semplice per due settimane o forse mi avrebbe trasferito in un battaglione disciplinare. Ho dovuto tacere subito ed inghiottire. Qui non c’è possibilità di conversazione, di dibattito con i superiori, la democrazia finisce al portone della caserma, dentro questa bella parola è latitante. Per la rabbia che ho dentro mi ero dimenticato di dove fossi e cosa stessi facendo qui: dire solo “ Signorsì signore! ” Rischio tutto questo alla fine di questo turno di guardia. Fa freddo. Sono gelato. Mi sento demoralizzato e umiliato. La divisa mi impone doveri che non sento e che non ho cercato. Quanto sono stupido. Non ho richiesto di poter fare il servizio civile, ma il mio datore di lavoro mi avrebbe atteso? Avrebbe conservato il mio posto di lavoro? Sono solo in prova! Lui mi ha garantito che finito il militare mi assumerà, anzi, se non fossi partito lo avrebbe già fatto. Ho la sua parola, è poco ma meglio di niente. Quanto mi sta costando quest’ inutile anno!
La testa mi fa male. Neanche un leggero passamontagna sotto questo ridicolo cappellino estivo di tela verde. Per fare una guardia fermo al gelo di questa inutile garitta dovremmo avere strumenti adeguati, neanche i guanti abbiamo, sono previsti tra una decina di giorni. L’uniforme deve essere uguale per tutt’ Italia, dalle Alpi alla Sicilia. Peccato che mentre qui siamo già sottozero, la godano di un tepore primaverile. Siamo nell’esercito. A che cosa serve pensare e far paragoni? C’è già qualcuno che lo fa per noi, in qualche circolo per alti ufficiali o in un confortevole ufficio. Mancano anche dei visori a infrarossi … che cosa posso vedere, io, qui senza neanche un faro? Sono una guardia cieca. Un nemico in quel boschetto mi potrebbe abbattere con una facilità estrema dato che sono fermo e ben in vista … che paradosso grottesco!
Se giro la testa a sinistra, me la lasciate Voi girare la testa a sinistra, vero? Anzi, levo dalla spalla questo pesante arnese con la cinghia che mi sega la pelle facendomi un inutile male, ma quando mai i mali sono utili? Sono solo tristi, mortificanti umiliazioni alle nostre attese forse un po’ esageratamente spaccone. Voltando la testa vedo Cassandro, un piccolo borgo stretto tra chiesa e un castello da poco restaurato. Chissà com’era far da guardia su quella torre merlata, forse non molto diverso da qui su questa altana costellata da gomme da masticare rinsecchite sputacchiate e impastate da chi è stato qui prima di me.
E’ tutto ben illuminato quel grazioso paesino. Come luccica nel buio. Sembra un piccolo presepe con tutte quelle lucine provenienti dalle case a ridosso della strada che costeggia il fianco di quell’alta collina. Come sarebbe bello essere qui con lei, anche su questa schifosa altana, qualcuno deve aver pisciato ieri, sento il puzzo vicino al telefono di guardia … almeno farla fuori … ma se ci fosse lei avrei già tolto le cicche e pulito, non so come ma lo avrei fatto. Stenderei qualche coperta presa dal magazzino e staremmo stretti in un sacco a pelo a scaldarci, facendo l’amore guardando chiesa, paesino e castelluccio rimirando i suoi occhi belli che gareggiano con quel pugno di luci lontane che si oppongono a questo buio opprimente.
Sembra una lotta furiosa e silenziosa, l’oscurità pare volere inghiottire ogni forma e colore ma soprattutto si accanisce contro il suo opposto, la luce, ma non riesce a prevalere, forse questo è il senso del Natale …. Natale in polveriera …. Ma com’ è possibile? Mi manca lei. Mi manca la mia famiglia, mia mamma e gli amici. Sono solo al freddo e al gelo, come Gesù Bambino, che sia un suo parente prossimo? No, non scherziamo su queste cose. Almeno lui mi aiuti e mi liberi da sta’ situazione o che finisca almeno presto.
Ci sono altri disgraziati come me sulle altre altane che probabilmente provano i miei stessi sentimenti. Potessi parlare con loro! A volte, come me, si chiudono cupi sulle proprie tristezze o si abbandonano a risa e scherzi sguaiati. Perché non essere tutti autentici, veramente solidali e amici? Posso provare. Anch’io devo fare la mia parte. Sono troppo musone e spesso taciturno. Probabilmente risulto antipatico. Posso cambiare. Posso essere diverso.
La notte è lunga. Il cambio non arriva … ho freddo l’ho già detto, Voi permettete, vero? Se non mi lamento con Voi amici immaginari, con chi potrei farlo? Concedete che mi rannicchi appoggiato a questo muretto gelido? Faccio da me, non disturbatevi ad annuire. Dormite sicuri che questa povera guardia tremante e rattrappita veglia sui vostri sonni e su quello delicato della mia bella. Potessi proteggere il suo sonno da incubi. Buffo … veglio anche sul sonno di quel damerino di Franco! Così domani sarà più distinto e brillante a scuola per stupirla con una traduzione acuta e accurata di un brano classico in latino. Mi soffierà la ragazza? La seduzione passa anche attraverso queste piccolezze? Scotto e ho brividi, che sia febbre? Sento la testa pesante. Una grande sonnolenza mi ha invaso. Stare fermo e rannicchiato al freddo disperdendo meno calore possibile mi rende difficile tenere gli occhi aperti. Penso alle tante coperte di casa, quelle inutili e dimenticate in fondo all’armadio. Quando ero piccolo mia madre mi copriva sempre d’inverno con una calda coperta. Oh si una calda coperta rassicurante. La mia casa è rassicurante. Questa non vita finirà, finirà presto. Tanto tempo è passato. Questo è un anno di riposo. Di stacco tra la mia giovinezza e l’età adulta. Lo ha detto il cappellano militare. Forse ha ragione. Il militare forma il carattere. Insegna a lavorare con impegno e determinazione . Prepara alla futura obbedienza a tanti che le stellette sulle spalle le portano in modo invisibile. Basta che apprenda quello che serve da questa non vita…. Duro, determinato si, ma non cinico e opportunista. Ce la farò? Non so! Fa freddo e tremo. Ci proverò. Se sto attento a me stesso non accadrà. Sono leggero, il pensiero è una risorsa. Sono più lieve di quei palloni gonfiati in diagonale, la divisa delle grandi occasioni. Forse anche loro un giorno erano come me. Sta a me non diventare come loro. Sono leggero. Mi sembra di volare in questo cielo nero verso la luce … chiesa, castello, casa. Tre edifici che sono pure istituzioni. In che modo si integrano con il bosco e la caserma? Ah anche caserma inizia con la “C”. Galleggiare. Lievitare. Spostarsi in aria … volare, verso una direzione e una meta, quale non so. Sarà il mio destino a chiamarmi. Una macchia azzurra in cielo che diventa più grande, mi accarezza. Gioca con me, mi assorbe. Sono nell’azzurro. Sono azzurro che si spande nell’infinito rimanendo qui, anche se qui non ha più senso. Ruoto su me stesso e sono consapevole di un centro denso e fluido che brilla di luce e chiama la mia di luce è quasi come un bacio che ho ricevuto e ora posso dare.
Mi devo alzare. Devo aver dormito qualche minuto. Non posso dormire. Devo alzarmi e fare un giro completo di questo cilindro di cemento. E’ difficile. Le gambe sono addormentate e con formicolio. Picchio i piedi come un bambino, puerile ma utile. Il telefono è in ordine, il campo visivo è libero, tutto sotto controllo. C’ è pace. Silenzio. Quiete profonda. Non una nuvola in cielo. Le luci sono ancora più brillanti.
La notte non finisce. Quando arriva il cambio? Non ne posso più. Ho portato del liquore cordiale dallo spaccio. Due belle bottigliette. Lo faccio solo per scaldarmi e … stordirmi. Voi permette, vero? E no! Voi questo impeditelo. Rifiutate! Vi rendete conto del pericolo di una guardia affamata, infreddolita, assonnata e pure ubriaca? No! Non è da me. Le lancio lontano da questa altana. Giù nel prato. Via andatevene come quest’anno di spazzatura. Rompiti vetro, Rovescia il liquore sul prato duro e secco. Si riscaldi la terra con il mio dolore. Fatto!
Un piccolo sfogo può aiutare. Ora mi rannicchio ancora un poco appoggiato a questo fucile come se fosse un bastone da montagna. Chiudo nuovamente gli occhi e immagino di passeggiare con lei in bicicletta. Una gita che termini in un prato. Un angolino tutto per noi.
Un rumore! Che cos’è questo rumore? Mi alzo di scatto e armo il fucile, il colpo in canna difende e protegge! Che sia il sottotenente qui sotto nel prato pronto a sorprendermi e mandarmi al carcere militare?
“Alto là chi va là?” Si, la in fondo nel boschetto c’è una sagoma che si muove
“Alto là chi va la fermo o sparo!!”
No. Niente di che. Quello che vedo è un animale. Deve essere un cerbiattino. Qui ce ne sono, capita anche se io non ne ho mai visti. Vicino abbiamo boschi e monti. Deve aver fame e sete, non troppo distante abbiamo un torrente. Non ci manca niente in questo posto, a parte la libertà.
Il cerbiatto forse si è smarrito. Un momento … se lo abbatto ottengo una licenza premio! Vado a casa per Natale e non faccio la polveriera. Posso andare a casa, la raggiungo. Potrò stare con lei e ci metteremo veramente, ufficialmente insieme. Saremo in pace e felici. Imbraccio questo cannone di morte. Punto il cerbiatto. Tolgo la sicura e miro. Ora basta un pressione sul grilletto piccola … molto piccola … abbatto l’animale e sarò libero. E’ bello però … Guarda come bruca. E’ molto giovane. Non percepisce il pericolo. Non mi concepisce come minaccia. Lui è sulla mia strada. Tra me e la licenza … perseguire il proprio obiettivo a costo di una vita, sia pur quella di un animale? No. Non mi va. Non mi dichiaro mezzo pacifista? Una madre soffrirebbe perché io possa tornare a casa con le mani lorde di sangue. Le stesse mani sporche che userei per accarezzare la mia ragazza o per stringerle a qualche amico. No. Questo è un prezzo che non voglio pagare. Se la mia bella non sarà capace di attendermi fedelmente significherà che vale poco e non è fatta per me. Mi si velano gli occhi, lacrime? Il freddo? Non lo so e non lo voglio sapere, un uomo non deve piangere per così poco. Stai tranquillo Bambi, bruca e poi acquattati nel bosco. Qui nessuno ti farà del male. Ora posso rannicchiarmi e attendere il cambio.
Un fucile armato contiene un proiettile smanioso di uscire seguendo una traiettoria per giungere a un bersaglio. Quello che ho in canna lo trova … peccato sia la mia gola!
Un lampo tuonante e un dolore acutissimo, atroce,mi hanno stroncato, Sono appena morto da sbadato. Rannicchiandomi ho appoggiato il mento alla canna del fucile, ho picchiato a terra il calcio del fucile e il colpo è partito.
La ronda sarà qui tra pochissimo con il rumore che ho fatto, in molti saranno già svegli e in allarme. Peccato non aver svegliato anche Franco! Il cerbiatto è scappato. Non lo troveranno a meno che non riconoscano nella perlustrazione qualche rifiuto organico o traccia e mettano il relazione le cose. Le due bottigliette di cordiale qui sotto saranno scoperte. Ce ne sono altre vuote ma non mie.. penseranno alla lite con il sottotenentino … alla licenza saltata, la polveriera. Concluderanno e archivieranno il tutto come il caso di un suicida, un giovane disadattato, introverso. Questi sono due aggettivi giusti, ma vi garantisco … suicidio non è stato.
Ciao Bambi, Cia bella che forse mia non sei mai veramente stata. Ciao ascoltatori immaginari. Ora devo andare. Voi permettete, vero?
QUATTRO TURNI DI GUARDIA testo di Enrico Spera