C’è troppo rumore
In questa selva piena di schermi
dove le voci sono urli ciechi,
noi ci perdiamo in questo cielo
colmo di echi.
Ogni notifica una goccia
insistente,
ogni titolo urlato è un’onda
che ci travolge.
Granelli di sabbia son le notizie
ammucchiate e pigiate
come mosto in un tino
non riusciamo più a capire il
il profano dal divino,
ciò che brilla davvero da ciò che
è polvere da gettare.
E in mezzo, la verità sbatte
contro le pareti,
soffocata, offuscata, confusa dal
frastuono.
E poi la disinformazione,
come un canto ammaliatore che
inganna.
Teorie che si intrecciano con fatti,
bugie che si vestono da verità,
portando con sé il veleno della
sfiducia,
una nebbia che avvolge le menti.
L’ansia ci prende per mano,
ci accompagna nei momenti più
quieti,
eppure non ci lascia mai soli.
Abbiamo un auricolare invisibile,
che sempre ci sussurra paure,
ci ricorda cosa non sappiamo,
cosa potremmo aver perso.
Comunicare diventa complesso,
tra mille rumori,
le parole affondano,
i sentimenti si fraintendono,
un “ti ascolto” si perde in un mare
di silenzi.
E se proviamo a farci capire,
abbiamo paura che la nostra voce
non sia che un filo sottile
in una tempesta di suoni.
Eppure, dentro quel caos,
crescono desideri.
Voglia di autenticità, di parole
vere,
di storie non costruite per
sedurci,
ma nate da chi siamo davvero.
Cerchiamo l’esperienza che
suoni anche per noi,
che non sia un eco già sentito
mille volte.
Così, piano, apprendiamo un’arte:
quella della disconnessione, del
respirare lento,
del ritirarsi per un momento dai
flussi.
La consapevolezza del se diventa
rifugio e scudo,
ci insegna a scegliere quando
ascoltare
e quando lasciare il telefono
cadere,
quando tornare a noi stessi
in un silenzio che cura.
E in quel silenzio ritrovato,
il cuore smette di correre,
la mente si acquieta,
e finalmente possiamo sentire di
nuovo,
non il clamore della folla,
ma il battito vero della nostra
vita.
C'è troppo rumore testo di MauroZani