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Ti amo nei modi che fanno meno rumore,
quelli che non chiedono mai il tuo nome.
Ti amo in silenzio, in sottrazione,
come si ama per sopravvivenza, non per scelta o illusione.
Sei qui, così vicino che fa male,
abbastanza da sentire tutto… e niente.
Tu misuri il tempo, lo rigiri tra le dita,
io misuro quante volte mi si spezza la vita.
Ti chiedi se è adesso,
se è il momento giusto per cominciare,
io mi chiedo se avrò ancora fiato
per restare, se dovrai andare.
Per te è un forse, un quando, un vedremo,
per me è da anni che ti trattengo dentro.
Tu stai decidendo cosa vuoi salvare,
io sto imparando come non affondare.
Ti amo come si ama qualcosa di stanco,
che potrebbe crollare se lo tocchi piano.
Basterebbe un sì detto con poca voce
per cambiare il peso di tutte le croci.
Resto amica, resto al mio posto,
sorrido mentre dentro mi consumo.
Metà di me spera,
l’altra si prepara
a lasciarti andare senza fare rumore.
Eppure quando mi guardi come se stessi per dire,
quando il silenzio sembra voler scegliere,
io penso che forse non sono sola
a sentire tremare questa parola.
Prenditi il tempo che ti serve per capire,
io resto qui, anche se fa morire.
Perché l’amore, quando è vero davvero,
sa aspettare…
anche con il cuore intero.
Se mi scegli, sarà casa.
Se no, sarò strada.
Ma questa speranza che tengo tra le mani
non smette di credere
che tu possa restare domani.