Pro-esia

scritto da Deaexmachina
Scritto 6 anni fa • Pubblicato 6 anni fa • Revisionato 6 anni fa
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Testo: Pro-esia
di Deaexmachina

Non c'era niente di cui occuparsi e quella panchina umida era perfetta per le sue chiappe gelate.
Piazzetta... uno slargo con un tappeto di foglie morte.
Belvedere... un reticolato imperfetto a protezione di un fiume giallo e fetido.
Questione di semantica o chessoio... se ci si fermava a chiacchierare con un amico oppure a scambiarsi calore con l'amata, ci poteva pure stare la definizione di Piazzetta del Belvedere: non ci si sofferma sul luogo quando ciò che conta è l'emozione.
Joe era solo con la sua bottiglia di birra ghiacciata tra le cosce; dava calore a qualcosa che non ne necessitava, assorbendone in cambio un senso di gelo che si accumulava su quello della stagione, della panchina, della pelle.
La vita è... cos'è?
Gli uccelli infreddoliti che si spiumacciano a vicenda.
I bambini che, pur sconosciuti, giocano tra loro.
I baci convulsi che se ne fregano degli sguardi.
I passi lenti e teneri degli anziani a braccetto.
I sorrisi dei giovani che non pensano ai sofismi.
Se avesse trovato gli accordi, Joe ne avrebbe fatto una canzone; se fosse stato un poeta, quei versi li avrebbe intagliati sul legno ammuffito della solitaria panchina che accoglieva le sue terga.
Ma era solo Joe, coi suoi pensieri sciolti, una sigaretta, una birra, e troppa libertà.
Ora, ci si aspetterebbe un'azione, un incontro, un cambio di sensazioni... e Joe si guardava intorno con la stessa speranza cinica.
Aspettare è... cos'è?
Attesa di un'inequivocabile segnale dall'alto.
Una tartaruga che si gode il suo letargo.
I rami spogli che sembrano bruciati.
Una panchina dimessa che si asciuga al sole le gocce della notte.
Se Joe fosse stato un pittore, avrebbe disegnato i suoi pensieri, ne avrebbe fatto tela di sussulti coi colori dell'autunno.
Per civile correttezza, dopo essersi sgranchito le gambe annichilite dal freddo, Joe aveva buttato il vuoto a perdere nel cassonetto adatto, pensando ironicamente a quanti altri come lui si stringessero in un abbraccio in quell'alcova di pezzi di vetro.
La solitudine è lo slow motion di una foglia che si stacca dal ramo più alto.
Ma quando arriva al suolo basta un filo di luce che taglia il paesaggio a renderla parte di un festoso tappeto.
Pro-esia testo di Deaexmachina
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