Dio non ha rivelato il suo NOME a Mosè per primo.

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Spesso alcuni religiosi dicono che il nome di Dio YHWH (Geova in italiano) fu rivelato per la prima volta a Mosè. Non fu così
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Testo: Dio non ha rivelato il suo NOME a Mosè per primo.
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I versetti di Esodo 3:13-16 e 6:3 sono spesso stati erroneamente citati per dimostrare che il nome di Dio YHWH (Geova in italiano) fu rivelato per la prima volta a Mosè qualche tempo prima dell’esodo dall’Egitto. Non fu così. Un'analisi della storia biblica, della vita di Mosè e del popolo d'Israele lo dimostra.
Il nome di Dio YHWH compare inizialmente nelle Sacre Scritture in Genesi 2:4, dopo il resoconto delle opere creative di Dio, e identifica il Creatore dei cieli e della terra come “Geova Dio”. Il primo essere umano di cui è specificato che usò il nome divino è Eva. In Genesi 4:1 si legge:
"Ora Adamo ebbe rapporti sessuali con sua moglie Eva, e lei rimase incinta. Quando partorì Caino, Eva disse: “Ho prodotto un figlio maschio con l’aiuto di Geova”. ?In seguito partorì anche suo fratello Abele".
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Dialogo di Dio con Mosè e significato della domanda fatta
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È vero che Mosè aveva chiesto: “Supponiamo che ora io sia andato dai figli d’Israele e realmente dica loro: ‘L’Iddio dei vostri antenati mi ha mandato a voi’, ed essi realmente mi dicano: ‘Qual è il suo nome?’ Che dirò loro?”
Questo non significa che lui o gli israeliti non conoscessero il nome di Dio, "Geova". Il nome stesso di Iochebed madre di Mosè sicuramente significa “Geova è gloria”. (Eso 6:20)
La domanda di Mosè probabilmente era dovuta alle circostanze in cui si trovavano i figli d’Israele. Da diversi decenni erano in dura schiavitù e non c’era segno che la situazione sarebbe migliorata. Dubbio, scoraggiamento e poca fede nel proposito e nel potere di Dio di liberarli si erano molto probabilmente insinuati fra loro.
Se Mosè avesse detto semplicemente di essere venuto nel nome di “Dio” (Elohìm) o del “Sovrano Signore” (Adhonài) questo non avrebbe avuto molto significato per gli israeliti sofferenti. Essi sapevano che gli egiziani avevano i loro dèi e signori e senza dubbio avevano subìto gli scherni degli egiziani, i quali sostenevano che i loro dèi fossero superiori al Dio degli israeliti.
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Uso dei nomi in quell'epoca
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Inoltre si deve ricordare che allora i nomi avevano molta importanza e non erano semplici “etichette” che identificavano l’individuo come avviene oggi. Mosè sapeva che il nome di Abramo (che significa “padre è alto [esaltato]”) era stato cambiato in Abraamo (che significa “padre di una folla [moltitudine]”), cambiamento dovuto al proposito di Dio per Abraamo.
Anche il nome di Sarai era stato cambiato in Sara e quello di Giacobbe in Israele, e in ogni caso il cambiamento aveva rivelato qualcosa di fondamentale e profetico circa il proposito di Dio per loro.
Mosè poteva ben chiedersi se ora Geova si sarebbe rivelato sotto un nome nuovo per far luce sul suo proposito di liberare Israele. Presentarsi agli israeliti nel “nome” di Colui che lo mandava avrebbe indicato che Mosè era il Suo rappresentante, e la misura dell’autorità con cui avrebbe parlato sarebbe stata determinata da quel nome o proporzionata a quello che esso rappresentava.
Perciò la domanda di Mosè non era senza senso.
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La risposta di Dio a Mosè
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In ebraico la risposta di Dio fu: Ehyèh Ashèr Ehyèh.
Alcune traduzioni la rendono “Io sono colui che sono”. Va però notato che il verbo ebraico hayàh, da cui deriva il termine Ehyèh, non significa semplicemente “essere”, bensì “divenire” o “mostrare d’essere”.
L’espressione ebraica non fa riferimento all’autoesistenza di Dio, ma a ciò che egli ha in mente di divenire nei confronti di altri. Perciò una traduzione più fedele al testo ebraico è: “IO MOSTRERÒ D’ESSERE CIÒ CHE MOSTRERÒ D’ESSERE”. Quindi Geova aggiunse: “Devi dire questo ai figli d’Israele: ‘IO MOSTRERÒ D’ESSERE mi ha mandato a voi’”. —
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Il nome di Dio non era cambiato dal periodo precedente
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Che il nome di Dio non fosse cambiato, ma che questa dichiarazione aiutava solo a comprendere meglio la sua personalità, è dimostrato dalle sue successive parole:
“Devi dire questo ai figli d’Israele: ‘Geova l’Iddio dei vostri antenati, l’Iddio di Abraamo, l’Iddio di Isacco e l’Iddio di Giacobbe, mi ha mandato a voi’. Questo è il mio nome a tempo indefinito, e questo è il memoriale di me di generazione in generazione”. (Eso 3:15).
Il nome Geova deriva dal verbo hawàh, “divenire”, e in effetti significa “Egli fa divenire”. Geova si rivela come Colui che, in maniera progressiva, diviene il Realizzatore delle sue promesse. Quindi porta sempre a compimento il suo proposito. Solo il vero Dio poteva legittimamente e autenticamente avere tale nome. Questo aiuta a capire il senso delle successive parole che Geova rivolse a Mosè: “Io sono Geova. E apparivo ad Abraamo, Isacco e Giacobbe come Dio Onnipotente, ma rispetto al mio nome Geova non mi feci conoscere da loro”. (Eso 6:2)
Dato che il nome Geova era stato usato molte volte dai patriarchi antenati di Mosè, evidentemente Dio intendeva dire che come Geova si era manifestato loro solo in modo limitato.
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Esempi chiarificatori
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Per esempio: chi aveva conosciuto Abramo non poteva dire di averlo realmente conosciuto come Abraamo (“padre di una folla [moltitudine]”) finché aveva un solo figlio, Ismaele. Quando nacquero Isacco e altri figli e questi cominciarono ad avere una discendenza, il nome Abraamo assunse maggiore significato o importanza. Così anche il nome Geova avrebbe ora potuto assumere un significato più ampio per gli israeliti.
Quindi “conoscere” non significa necessariamente essere solo al corrente o informato in merito a qualcosa o qualcuno.
Faraone aveva detto a Mosè:
“Chi è Geova, perché io debba ubbidire alla sua voce e mandare via Israele? Non conosco affatto Geova e, per di più, non manderò via Israele”. (Eso 5:1,2) Con questo Faraone voleva evidentemente dire che non riconosceva Geova come il vero Dio, avente autorità sul re d’Egitto e su ciò che lo riguardava o avente il potere di far rispettare la Sua volontà com’era stato annunciato da Mosè e Aaronne.
Ma ora Faraone e tutto l’Egitto, insieme agli israeliti, avrebbero imparato a conoscere il vero significato di quel nome, la persona che esso rappresentava. Come Geova spiegò a Mosè, questo sarebbe stato il risultato del fatto che Dio avrebbe adempiuto il suo proposito liberando gli israeliti e dando loro la Terra Promessa, e adempiendo così il patto stipulato con i loro antenati.
In questo senso Dio disse: “Certamente conoscerete che io sono Geova vostro Dio”. (Eso 6:4-8)
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Studi dell’ebraicista D. H. Weir
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L’ebraicista D. H. Weir giustamente dice che quanti sostengono che il nome Geova fu rivelato per la prima volta in Esodo 6:2 “non hanno studiato [questi versetti] alla luce di altri passi biblici; altrimenti si sarebbero accorti che qui per nome si deve intendere non le due sillabe che compongono il nome Geova, ma l’idea che questo nome esprime.
Quando leggiamo in Isaia, cap. lii. 6, ‘Perciò il mio popolo conoscerà il mio nome’; o in Geremia, cap. xvi. 21, ‘Conosceranno che il mio nome è Geova’; o nei Salmi, Sl. ix. [10, 16], ‘Quelli che conoscono il tuo nome confideranno in te’; capiamo immediatamente che conoscere il nome di Geova è una cosa ben diversa dal conoscere le quattro lettere di cui è composto.
Significa conoscere per esperienza che Geova è veramente quello che il suo nome afferma che sia.
(The Imperial Bible-Dictionary, cit., vol. 856, 857).
Saluti cordiali a tutti i lettori di Ali di Carta
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