Contenuti per adulti
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Fabbricanti di oscurità,
tessitori di tela di sugna,
cenciosa e collosa sulla mente frulla
dei suoi nocivi stilemi:
proprio loro, quei sarti mal’alfieri!
Nella cruna infilano la mostruosa liceità
che è sedimento della loro natura
e vi filano una loro contorta miniatura
che intossica il cervello,
come la trama di un insoluto indovinello.
Invoco te, dal basso del mio infernale girone,
stendendo la mano per toccare le tue piume soavi,
stremisco nell’attesa di essere afferrata dalle tue mani,
pregando perché mi liberi dalla cerebrale ustione.
Che infiamma,
nella testa e nel cuore mi insegue come la nera signora di Samarcanda.
E intanto brucia ogni cosa,
divora e consuma pezzi della mia ragione
annientando i frutti della buona coltura.
Vuole rendermi arida questo infernale solleone!
Se per salvarmi richiedi del mio spirito la tonsura,
Così sia, ma salva l’anima mia!
Tu che di lei sei il consorte,
mio angelo, salva le sue scorte
di fede e fiducia,
che il fuoco calunnia.
Toglimi di dosso la cera sozza
che del fuoco è la primaria bozza,
cospargimi, invece, del tuo olio sacro,
con le tue dita, traccia la benedizione sul mio infestato cranio.
Voglio librarmi in cielo nel tuo abbraccio,
respirare il tuo odore di talco, latte e miele: della mia infanzia il canovaccio.
Fetalizzarmi accostata al tuo petto,
la mia forma, a te assegnata, arriverebbe a sfiorarti il colletto,
le sue piume mi stuzzicherebbero le narici
come le ali dei migliori auspici.
Dall’alto, osserverei i sarti del malaugurio
sbaragliati tra i fusti morenti del loro seme spurio.
Con te, anche i miei dubbi diventano augelli,
che volan via in cerca di altre menti ribelli,
mentre la mia si pacifica,
contro psicosi e inerzia riceve una bonifica.
Ora che il mio terreno è risanato,
non abbandonarmi, mio angelo guerriero.
Lasciami col viso affondato nel tuo divino sostrato,
stringimi a te fiero, e vola via, vola via, vola via!