Come ogni anno
lo abbiamo aspettato
senza pazienza.
Come ogni anno
abbiamo fantasticato,
volando troppo in alto,
sui piaceri e sulle follie
di una notte
sempre uguale
e sempre nuova.
Sulla via della festa,
tutti stipati nella solita macchina ormai stanca
delle nostre battute e delle nostre risate,
e alla ricerca di quella villetta ogni volta introvabile
fra perfide viuzze e cartelli inesistenti,
ci prende il consueto, irritante timore
che qualcosa non vada
come ci eravamo immaginati.
Che le ragazze non ci degnino di uno sguardo,
o che venga fuori una serata come tutte le altre,
niente di più. Sarebbe terribile,
questo Capodanno dovrà rimanere
un ricordo per tutti noi:
un ricordo su cui ridere
o su cui piangere.
Forse per qualcuno,
dice un amico rinfrancandomi,
sarà una notte
perfino irripetibile…
Quando giungiamo a destinazione,
imboccando una stradina sterrata
dannatamente uguale a tutte le altre,
le luci sono già accese
e la casetta,
piccola, deliziosa
per bere un bicchiere
magari fra pochi intimi,
sembra ormai non potere più
accogliere altre anime…
saremo almeno una trentina.
Alcuni volti noti
di amici conosciuti anni prima
quella notte,
in quella stessa casa,
e molta gente
a cui presentarsi: si sa che è facile
attaccare discorsi
con perfetti sconosciuti
nella progressiva ebbrezza
dell’anno che viene.
Ci sediamo tutti attorno al camino,
perché il freddo è pungente a dicembre,
in aperta campagna.
C’è chi cerca di attirare gli sguardi femminili,
ancora ben prudenti e distaccati,
sfoggiando sorrisi e facendo scherzi
che mettano allegria e squarcino
il pur sottil velo
della timidezza.
Lenta, come sempre,
si avvicina Mezzanotte. Si gioca tutti insieme,
si parla per assurdo,
ciascuno si ingegna
per riuscire simpatico e farsi apprezzare.
Si raccontano storie
un po’ vere e un po’ esagerate,
ci si inventa qualche aneddoto,
si rispolvera una vecchia impresa…
Anche perché le ragazze
iniziano a divertirsi,
ad ammiccare e a lasciarsi accarezzare:
dopo il cin-cin, lo sappiamo,
si ballerà. Crescente, delicata eccitazione
al pensiero di un bacio
da quella mora
che mi fa tenerezza…
Perdio, è meglio tenere i piedi per terra,
non farsi prendere a braccetto dall’alcool
e non forzare troppo;
verrà il momento,
se dovrà venire…
Il conto alla rovescia
è la breve agonia di un anno
che muore in un secondo.
Dolore e riscatto,
solitudine e amore,
lacrime di passione
e di malinconia: è stato un anno
dolce e maledetto.
Brindiamo
e ci abbracciamo
quasi fino a farci male;
la nostra guerra
contro le paure
lontane e latenti…
Dopo gli auguri
si balla
e si tocca
e si urla.
Il buio, i decibel
- forza nuova ed esplosiva
che viene dalla speranza di quel che sarà -
i capelli sciolti delle ragazze
che si muovono e invitano a muoversi
anche quelli che di ballare
han vergogna
…
E viene
il momento.
Figurarsi che è lei a farmelo capire,
ma lo fa solo perché ha bevuto
una goccia di troppo;
parla piano e mi prende la mano,
dice che è sbronza
e che potrebbe fare ”qualsiasi cosa”.
Rapisce i sensi
e rapisce la mente
sapere
un piacere
vicino…
Vecchi trascorsi di amici mi consigliano,
mi impediscono di far l’ultimo passo:
innaturale
e forzato il mio gesto
di ritrarre lentamente la mano.
Non me ne pento, adesso:
una sciocchezza da ubriachi
non vale un amico sincero.
Durano poco i balli,
perché ballare così, furenti di gioia,
stanca e mette sete.
Le ore passano
e adesso parliamo,
parliamo di noi e di quello che siamo,
non c’è più chi scherza
e fa battute pesanti.
Ci si racconta,
ci si leva ogni maschera,
si intraprendono anche
discussioni ben serie.
Si scoprono ragazze piene di idee
e di brio, che sembrano pronte
a cambiare il mondo…
Le ore passano, e a molti
comincia a venir sonno; ma sono pochi
i letti, e ancor meno le coperte.
Qualcuno riesce ad assopirsi
affianco a quella che più gli piace,
su di una soffice e larga poltrona
riscaldata dal fuoco.
Gli altri si accontentano
di qualche sedia e di una panca;
chi non dorme - o finge di farlo –
continua a parlare
con voce sommessa.
Il mattino saluta
quest’anno che arriva,
e lo fa con un sole
che ferisce gli occhi:
penetrando deciso
già uccide il passato…
Fra disperati sbadigli
e pulizie impossibili
a poco a poco
la casa si svuota.
I baci, gli auguri,
le solenni promesse di ritrovarci presto,
soprattutto con quelli che prima
non conoscevamo neppure,
e le macchine si dividono
su quelle stradine infernali.
Per strada si discute poco: la sbornia,
il sonno, la tristezza
perché è tutto finito,
la nostalgia di mezz’ora prima.
Io ripenso a quei momenti
che non dimenticherò più,
al languido fare
della ragazza proibita,
alle sue mani…
Ripenso ai discorsi
fatti e ascoltati.
Ci rivedremo, ragazzi,
e staremo ancora tutti assieme.
Balleremo
e chiacchiereremo di nuovo,
di cose idiote
e dei nostri problemi.
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Sul portone di casa
c’è un vagabondo,
lui e la sua bottiglia
vuota.
Gentile, si sposta
per farmi passare. Io gli allungo
ben più del solito,
così forse potrà trovare
un posticino aperto, e mangiare
anche due bocconi…
Accidenti, è Capodanno…
E’ Capodanno anche per lui!
Sulle scale
prego per lui,
perché a un giorno
di affettuosa premura
non segua un anno
di ordinaria indifferenza.
Capodanno testo di Dancer in the dark