Sine Die

scritto da MythicWar
Scritto 13 anni fa • Pubblicato 13 anni fa • Revisionato 13 anni fa
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Sine Die
- Nota dell'autore MythicWar

Testo: Sine Die
di MythicWar

Non esiste nulla di più folle e irrazionale della realtà stessa. Ogni scrittore abusa della propria fantasia per partorire degli ambienti ermetici, legati solo al suo cuore e al suo mondo. Spero che non vi limitiate esclusivamente a leggere le mie parole, ma che facciate diventare della mia follia la vostra realtà, anche se solo per pochi istanti.

Tesi il braccio per afferrarla. Provai una fitta alla spalla, credetti che l'osso stesse prendendo vita e avesse intenzione di fuoriuscire come animato: la caduta che poco prima mi fece velocizzare la discesa stava dando i suoi effetti collaterali. Il ghiaccio ai miei piedi scricchiolava, udivo sotto di me il formarsi delle mille fenditure. Riuscii ad afferrarla per la lunga veste e, in preda a dolori disumani, con tutte le mie forze la tirai su. Era completamente bagnata e non aveva le forze neanche per tremare. Il respiro si era fatto affannato, i miei polmoni avevano fame d'aria.
I nostri occhi s'incrociarono soltanto per un istante, ma abbastanza a lungo perché potessi leggerle dentro. Quell'attimo mi bastò per smarrirmi nelle profondità di quelle bigie gemme. D'un tratto sentii tutto il corpo irrigidirsi: non seppi più che fare. Sembrò un'eternità, le nostre anime si stavano denudando l'un l'altra: mi stava derubando della capacità d'intendere e di volere. La mia mente oscillava tra follia e illusione, non capivo cosa mi stesse accadendo. Tutt'ora, dopo vent'anni, non ho ancora compreso cosa fosse. Forse semplicemente amore. Il primo e l'unico che si possa definire puro e sincero, privo di malizia. Privo di risposte. Privo di futuro.
Allungai le braccia e avvolgendola la strinsi delicatamente al mio petto, avevo quasi paura che svanisse lasciando soltanto un amaro ricordo. Al tatto sembrava una statua di marmo: rigida e fredda, ma tanto bella da poter essere invidiata anche in quella situazione. La compassione mi sommerse, venni inghiottito da un vortice di sentimenti. Le lacrime che mi bagnarono il viso furono poche, ma furono le ultime. Le persi nell'istante in cui si spense. Me le rubò senza lasciarmi il tempo di versarne abbastanza da colmare quell'atroce vuoto. Portò via con sé le mie lacrime. Se nessuno ne vide mai alcuna sul mio viso non è stato per la forza d'animo, ma perché mi privò del diritto di soffrire. E non solo.
"Tutto cede alla falce del tempo", cita Shakespeare. Così anche il mio spirito scivolò nel baratro dell'indifferenza. Con lo scorrere dei mesi mi accorsi di non aver perso soltanto la capacità di provare dolore, ma mi resi anche conto di aver dimenticato l'arte del gioire. Lentamente mi distaccai da ciò che una volta consideravo indispensabile all'interno di una vita: la felicità.
Nulla contava più, mi rimanevano solo un pugno di vaghi ricordi. Inconsciamente stavo aspettando il bus per l'ultima fermata, nulla di più e nulla di meno. Non sapevo quando la falce avrebbe reciso anche il filo del mio destino, ma non riuscivo a dare più nessun senso all'esistenza che mi aveva portato al punto di essere tanto impassibile da spaventare anche me stesso.
Ero terrorizzato dall'idea di passare davanti a uno specchio: temevo che l'ombra di ciò che ero stato mi assalisse divorandomi nell'oscurità eterna. Credo che le uniche emozioni che riuscissi a provare fossero solo la paura e l'invidia. Invidiavo le persone "normali". Non sarebbe corretto dare un concetto alla normalità, ma io ero diverso. Lo sentivo.
Un incubo si stava concretizzando in realtà. L'immaginazione sarebbe stata l'unica finestra dalla quale far filtrare i sereni raggi.
Sine Die testo di MythicWar
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