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"TRATTATO DI PACE TRA LA REPUBBLICA FEDERALE DI NORDIA E LO STATO DELLA NORDIA ORIENTALE, FIRMATO A STOCCOLMA, 26 GENNAIO 1991.
PREAMBOLO
La Repubblica Federale di Nordia da una parte e lo Stato della Nordia Orientale dall'altra;
tenendo conto che sotto richiesta del Governo della Repubblica Federale di Nordia un armistizio è stato firmato il 31 dicembre 1990 dallo Stato della Nordia Orientale alla Repubblica Federale di Nordia in modo che un Trattato di Pace possa essere siglato con quest'ultima, e
Essendo le parti desiderose che la guerra, scatenata dallo Stato della Nordia Orientale il 29 gennaio 1987 con l'invasione della Fylka, venga sostituita da una pace giusta, lunga e duratura.
Le parti contraenti sono rappresentate così di seguito:
Il Presidente della Repubblica Federale di Nordia, da;
Il maresciallo Michael Potan, Primo Ministro;
Il Senatore Paul Tordberg, Ministro degli Esteri;
L'Onorevole Karl Russmann, Ministro della Difesa;
L'Onorevole Richard Werner, Ministro delle Finanze;
L'Onorevole Stephan Ottsmann, Ministro della Giustizia;
Il Capo di Stato e GrobKommandant della Nordia Orientale, da;
Il Generale Alfred Neumann, CAPO DI STATO E GROBKOMMANDANT, agendo in suo nome e con la sua autorità;
Avendo comunicato il possesso dei PIENI POTERI, si ACCORDANO QUANTO SEGUE:
Dall'entrata in vigore del presente Trattato lo stato di guerra cesserà. Da quel momento, soggette ai provvedimenti di questo Trattato, le relazioni diplomatiche tra lo Stato della Nordia Orientale e la Repubblica Federale di Nordia verranno avviate.
PARTE PRIMA.
LA NASCITA DELL'ORGANIZZAZIONE DI COOPERAZIONE NORDIANA.
LE PARTI CONTRAENTI,
Per promuovere la cooperazione internazionale e per ottenere la pace e la sicurezza nella regione attraverso la rinuncia della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali,
attraverso il riconoscimento del diritto internazionale come unico codice di condotta da attuare,
attraverso il meticoloso rispetto del presente Trattato,
Concordano sulla stipula di un Patto dell'Organizzazione di Cooperazione Nordiana.
ARTICOLO 1.
I Membri originari dell'Organizzazione di Cooperazione Nordiana sono i seguenti:
Repubblica Federale di Nordia;
Stato della Nordia Orientale;
Regno di Svezia;
I paesi che desiderano entrare a far parte dell'Organizzazione di Cooperazione Nordiana dovranno mandare una richiesta scritta all'Assemblea. Il paese richiedente potrà far parte dell'Organizzazione di Cooperazione Nordiana se due terzi dell'Assemblea si esprimerà a favore.
ARTICOLO 2.
Le azioni dell'Organizzazione saranno deliberate dall'Assemblea.
ARTICOLO 3.
L'Assemblea è composta dai Rappresentanti dei Paesi Membri, il cui numero è proporzionale alla popolazione dei Paesi Membri.
L'Assemblea si riunirà a intervalli regolari o potrà essere riunita in seduta straordinaria sotto richiesta di uno dei Paesi Membri.
Le riunioni dell'Assemblea affronteranno qualunque materia riguardante la sfera d'azione dell'Organizzazione o la sicurezza della regione.
Nelle riunioni dell'Assemblea ogni Rappresentante ha a sua disposizione un voto.
ARTICOLO 4.
Le RISOLUZIONI ESECUTIVE dovranno essere votate da TUTTI i membri dell'Assemblea.
La prima riunione dell'Assemblea sarà convocata dal Primo Ministro del Regno di Svezia.
ARTICOLO 5.
La Sede dell'Organizzazione di Cooperazione Nordiana è situata a Stoccolma.
Tutti gli incarichi, siano dell'Organizzazione, siano collegati indirettamente a quest'ultima, saranno equamente aperti agli uomini e alle donne.
I Rappresentanti dei Paesi Membri dell'Organizzazione, nel momento in cui agiscono per conto di quest'ultima, godranno dell'immunità diplomatica.
Gli edifici e le altre proprietà dell'Organizzazione di Cooperazione Nordiana, dei suoi funzionari e dei Rappresentanti durante le riunioni saranno inviolabili.
ARTICOLO 6.
I membri dell'Organizzazione riconoscono che il mantenimento della pace richiede la riduzione degli armamenti nazionali al livello più basso, compatibile con la sicurezza nazionale, e l’attuazione mediante un’azione comune degli obblighi internazionali.
ARTICOLO 7.
I membri dell'Organizzazione concordano che, se dovesse sorgere tra loro una controversia talmente suscettibile da portare a una rottura, sottoporranno la questione o ad arbitrato internazionale, o all'Assemblea, o alle Nazioni Unite, e si impegnano a non ricorrere in nessun caso alla guerra.
ARTICOLO 8.
Se un Paese Membro dell'Organizzazione dovesse ricorrere all'uso della forza, sarà soggetto alla totale interruzione dei rapporti economici e commerciali da parte dell'Organizzazione di Cooperazione Nordiana.
ARTICOLO 9.
In caso di una disputa territoriale tra un Paese Membro e un Paese che non fa parte dell'Organizzazione, o tra Stati non membri dell'Organizzazione, lo Stato o gli Stati non membri dell'Organizzazione saranno invitati ad accettare gli obblighi derivanti dall'appartenenza all'Organizzazione delle Nazioni Unite ai fini di tale controversia, alle condizioni che l'Assemblea riterrà giuste.
Se uno Stato così invitato rifiuta di accettare gli obblighi di appartenenza all'Organizzazione delle Nazioni Unite ai fini di tale controversia e ricorre alla guerra contro un membro dell'Organizzazione di Cooperazione Nordiana, le disposizioni dell'articolo 8 saranno applicabili contro lo Stato che intraprende tale azione.
Se entrambe le parti in causa, quando invitate, rifiutano di accettare gli obblighi di appartenenza all'Organizzazione delle Nazioni Unite ai fini di tale controversia, l'Organizzazione di Cooperazione Nordiana può adottare misure e formulare raccomandazioni tali da prevenire le ostilità e portare alla risoluzione della controversia.
ARTICOLO 10.
Nessuna disposizione del presente Patto potrà essere considerata in grado di pregiudicare la validità degli impegni internazionali, come i trattati di arbitrato o le intese regionali come la dottrina Monroe, per garantire il mantenimento della pace.
PARTE SECONDA.
CONFINI DELLO STATO DELLA NORDIA ORIENTALE E DELLA REPUBBLICA FEDERALE DI NORDIA.
ARTICOLO 11.
I confini dello Stato della Nordia Orientale saranno così definiti:
1. Con la Finlandia:
Dal punto comune con la triplice frontiera dell'URSS, della Finlandia e dello Stato della Nordia Orientale:
Corrispondente al confine stabilito precedentemente dalla Repubblica Federale di Nordia fino al punto posto a 100 metri a est del lago Salvassaivo.
2. Con la Repubblica Federale di Nordia:
Corrispondente al confine tra i territori della Fylka-Sveria e la Zentria.
3. Con l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche:
Corrispondente al confine stabilito precedentemente dalla Repubblica Federale di Nordia fino al punto comune con la triplice frontiera dell'URSS, della Finlandia e dello Stato della Nordia Orientale.
ARTICOLO 12.
I confini della Repubblica Federale di Nordia, sono così definiti:
1. Con la Finlandia:
Dal punto comune con la triplice frontiera della Finlandia, del Regno di Svezia e della Repubblica Federale di Nordia:
Corrispondente al confine stabilito precedentemente con la Finlandia fino al punto comune con la triplice frontiera della Finlandia, dello Stato della Nordia Orientale e della Repubblica Federale di Nordia, posto a 100 metri a est del lago Salvassaivo.
2. Con la Norvegia:
L'attuale frontiera.
3. Con il Regno di Svezia:
L'attuale frontiera.
4. Con lo Stato della Nordia Orientale:
Corrispondente al confine tra i territori della Fylka-Sveria e la Zentria.
PARTE TERZA.
CLAUSOLE POLITICHE DELLA REPUBBLICA FEDERALE DI NORDIA E DELLO STATO DELLA NORDIA ORIENTALE.
SEZIONE PRIMA.
REPUBBLICA FEDERALE DI NORDIA.
ARTICOLO 13.
La Repubblica Federale di Nordia riconosce lo Stato della Nordia Orientale.
ARTICOLO 14.
La Repubblica Federale di Nordia riconosce Alfred Neumann come il legittimo Capo di Stato della Nordia Orientale e accetterà qualunque forma di governo egli deciderà di istituire.
ARTICOLO 15.
La Repubblica Federale di Nordia riconosce il confine con lo Stato della Nordia Orientale.
ARTICOLO 16.
La Repubblica Federale di Nordia rinuncia in favore dello Stato della Nordia Orientale alla sovranità sui territori posti ad est del confine con lo Stato della Nordia Orientale stabilito nella Parte Seconda.
ARTICOLO 17.
La Repubblica Federale di Nordia rinuncia in favore dello Stato della Nordia Orientale alla sovranità sull'Isola di Stornost, sull'Isola di Serland, sull'Isola di Sorodheim, sull'Isola di Karval, sull'Isola di Rolvheim, sull'Isola di Magerheim e sull'Isola di Kollfjord.
ARTICOLO 18.
Nei sei mesi successivi all'entrata in vigore del presente Trattato, le autorità nordorientali apriranno nei territori loro assegnati dei registri nei quali gli abitanti dei suddetti territori potranno manifestare per iscritto il desiderio di voler restare sotto la sovranità repubblicana o voler essere sotto la sovranità nordorientale.
I risultati di questa espressione pubblica saranno comunicati dal governo nordorientale all'Organizzazione di Cooperazione Nordiana.
Il Governo Repubblicano si impegna ad accettare la decisione dell'Organizzazione.
ARTICOLO 19.
Quando il trasferimento della sovranità sui territori di cui sopra sarà divenuto definitivo, i cittadini Repubblicani abitualmente residenti nei territori acquisiranno definitivamente ipso facto la nazionalità nordorientale e perderanno la nazionalità Repubblicana.
ARTICOLO 20.
Il Governo Repubblicano consegnerà senza indugio al Governo Nordorientale gli archivi, i registri, i piani, i titoli e i documenti di ogni genere riguardanti l'amministrazione civile, militare, finanziaria, giudiziaria o altro del territorio trasferito alla sovranità nordorientale.
SEZIONE SECONDA.
STATO DELLA NORDIA ORIENTALE.
ARTICOLO 21.
Lo Stato della Nordia Orientale riconosce i confini così stabiliti in questo Trattato.
ARTICOLO 22.
Lo Stato della Nordia Orientale, indipendentemente dalla forma di governo che adotterà, dichiara la sua adesione agli obblighi derivanti dall'appartenenza all'Organizzazione delle Nazioni Unite.
ARTICOLO 23.
Lo Stato della Nordia Orientale si impegna a non arrecare nessun danno fisico ai cittadini che abitavano i territori precedentemente posseduti dalla Repubblica Federale di Nordia.
ARTICOLO 24.
Lo Stato della Nordia Orientale, in accordo con la Repubblica Federale di Nordia, programmerà il rientro in patria dei rispettivi soldati, divenuti prigionieri di guerra.
ARTICOLO 25.
Lo scambio dei prigionieri dovrà iniziare entro un anno dalla firma di questo Trattato.
ARTICOLO 26.
Lo scambio dei prigionieri dovrà concludersi entro dieci anni dalla firma di questo Trattato.
ARTICOLO 27.
Lo Stato della Nordia Orientale si impegna a non perseguire penalmente i membri della Resistenza e i suoi associati.
ARTICOLO 28.
Lo Stato della Nordia Orientale istituirà quanto prima una commissione d'inchiesta in merito alle accuse mosse dalla Resistenza e dal Governo Repubblicano riguardo alle Stragi di Sanmatz, Orrstohn e Lieghben.
ARTICOLO 29.
Lo Stato della Nordia Orientale si impegna a non chiudere la frontiera con la Repubblica Federale di Nordia, garantendo il libero passaggio sia dei cittadini stranieri, sia dei cittadini della Nordia Orientale.
In nessun modo lo Stato della Nordia Orientale proibirà e bloccherà qualunque cittadino nordorientale che voglia espatriare nella Repubblica Federale di Nordia.
ARTICOLO 30.
Lo Stato della Nordia Orientale si impegna a non perseguire nessun programma nucleare militare e a non possedere nessun tipo di ordigno nucleare che possa mettere in serio pericolo la sicurezza della regione."
"È un trattato di pace, ma dal viso del primo ministro sembra che sia stata firmata la resa": questa è la frase pronunciata dall'inviato del telegiornale della TV di stato della Repubblica di Nordia Arthur Lickenstein al momento della firma da parte di Potan del Trattato di Stoccolma.
È il 26 gennaio 1991 e sono passati quasi 4 anni da quando le forze di Neumann invasero la Fylka. Ora i due avversari si trovano faccia a faccia. Potan con quattro dei suoi ministri, Neumann da solo. Dalle loro espressioni, si capisce che è Potan ad avere un numero maggiore di motivi per cui essere afflitto. Il maresciallo non è preoccupato per la fine della sua carriera politica e militare, lo dà già per scontato. Se militarmente la guerra è stata un successo nordoccidentale, politicamente la Nordia orientale ha ottenuto la vittoria, evidente con il suo riconoscimento da parte della sua avversaria.
Le conseguenze per la Repubblica sono pesanti, quest'ultima vede il suo PIL scendere del 40%; adesso il 45% dei pozzi petroliferi è adesso una "Eastern Nordian property", il Marco Nordiano si svaluta del 55% rispetto al dollaro e il paese entra in recessione. Il governo Potan si dimette immediatamente dopo la firma del trattato e, nelle elezioni che seguono, il Partito Repubblicano, trasformatosi durante la guerra in un partito ideologicamente nazionalista, trionfa con il 68% delle preferenze. È in questo clima politico che negli ambienti militari nordoccidentali nasce l'espressione della "Vittoria tradita": i politici hanno venduto le sorti del paese ignorando le vittorie conseguite dall'esercito e buttando all'aria il sacrificio dei soldati nordoccidentali. È naturalmente omesso che sono stati i generali nordoccidentali a chiedere l'armistizio.
Con la Nordia orientale ora ufficialmente riconosciuta come stato sovrano, Neumann prende misure per garantire che il nuovo stato sia organizzato in modo da creare una parvenza di democrazia. Istituisce l'Assemblea Generale, un'istituzione legislativa che riunisce tutti i nuovi partiti del paese, ad eccezione dei comunisti. Neumann, con riluttanza, è convinto dal suo staff a istituire la carica del Presidente, a cui, unanimamente, l’Assemblea Generale lo elegge nel 1992, nonostante la sua personale contrarietà. Ma i problemi non sono solo politici, l'esercito nordorientale dovrà smobilitare 750.000 uomini a cui si dovrà trovare un lavoro (la storia insegna come il ritorno dei veterani di guerra nella società civile possa avere un'importanza non indifferente), le città nordorientali hanno subito danni non indifferenti da parte della Nordia occidentale (il 70% di quelli arrecati durante il Raid), il Dollaro nordiano, la moneta della Nordia orientale, non ottiene la fiducia della maggioranza degli investitori nonostante il cambio di nome di quest'ultimo in Polaris.
Le perdite militari della Nordia orientale ammontano a 1.3 milioni di uomini, escludendo i trentamila volontari stranieri morti in nome di Neumann. Due dati balzano agli occhi: due terzi sono caduti sul fronte sveriano, e la metà ha perso la vita negli ultimi dodici mesi del conflitto, con i picchi massimi tra il giugno e l'agosto 1990 (10.000 morti al giorno). Il numero totale dei caduti nelle offensive del periodo 1987-1988 è inferiore a quello registrato dal Gruppo d'armate Centro nei primi tre giorni dell'Operazione Limone, l'offensiva nordoccidentale dell'estate 1990. Non sorprende che l'esercito pesi per i quattro quinti delle perdite totali, grazie al suo massiccio impegno sul fronte e al suo peso preponderante nella guerra. Molto elevate anche le percentuali delle perdite tra gli aviatori, via via più pesanti dal 1989 in poi.
Le classi di età più colpite, più del 40% dei morti, sono quelle del 1965 e 1966, giovani che muoiono tra i 20 e i 24 anni. In totale, il 16,8% dei nordici orientali che avevano l'età per andare in guerra, scompare nella tempesta.
L'enorme numero di prigionieri risulta schiacciante nell'ultimo anno, con più di due terzi dei prigionieri. Può sorprendere che la Nordia occidentale abbia catturato solo il 28% delle forze nordorientali, la propaganda nordorientale ha fatto sì che i soldati resistessero fino all'ultimo uomo. Circa il 12% dei prigionieri nordorientali nei campi nordoccidentali non è più tornato. Una percentuale rilevante, dovuta principalmente ai lavori forzati e alle pessime condizioni di vita, non molto peggiori peraltro di quelle della maggioranza della popolazione nordoccidentale.
Quanti soldati dell'Esercito della Repubblica e della Marina nordoccidentale sono morti durante la guerra civile? I vertici militari nordoccidentali hanno aspettato l'inizio del nuovo millennio per consentire l'apertura degli archivi su questo delicato argomento. La ricerca più completa è apparsa nel 2003, realizzata dal generale Krivok, sotto la presidenza di Benjamin Elion. Per quanto criticato, il libro in questione non è stato finora smentito da altri e rimane la base di dati più seria.
Gli archivi ufficiali stessi sono carenti: nel caos delle prime sconfitte, le perdite non furono neanche registrate; rimane ignoto il destino di centinaia di migliaia di dispersi. Qualunque sia il vero conteggio, posto che un giorno possa essere effettuato, la Nordia occidentale ha subito un'emorragia, evidente dal totale delle sue perdite definitive, almeno il doppio di quelle subite dalle forze nordorientali che ha affrontato, e ciò anche perché le perdite sono rimaste elevate fino all'ultimo giorno.
Molte le possibili spiegazioni, ma la principale è il disinteresse per la vita umana mostrato dal sistema nordoccidentale con il progredire della guerra: il prezzo non conta se l'obiettivo è raggiunto. Gli ufficiali, dominati dalla paura di fallire, non hanno esitato a ordinare anche inutili assalti frontali, e non solo dei "battaglioni di disciplina", idea tutta di Potan, dai quali sono ritornati ben pochi dei 22.000 condannati arruolati. L'addestramento frettoloso, piaga fondamentale dell'esercito nordoccidentale durante la guerra, ha dato ai fanti ben pochi mezzi per sopravvivere nell'inferno del campo di battalgia.
Una sanità militare insufficiente, scarsità di cibo, la mancanza di igiene spiegano anche l'elevato numero di decessi negli ospedali, per malattie o conseguenze di una ferita. E non va dimenticata la polizia militare, che fucila due volte più soldati di quelli giustiziati nelle forze armate avversarie.