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Mi risveglio di soprassalto in mezzo all'oceano,
sballottato da onde oscure e imperverse,
in cerca di un appiglio a tronchi di passaggio,
reduci anch'essi da mareggiate violente.
Le mie dita grattano
sulle superfici rugose del legno,
le mie unghie si scheggiano cercandone la presa,
e sulle mani si aprono ferite per gli stenti,
profezie tangibili di dolori imminenti.
L'acqua salata prosciuga la saliva,
si addentra nei miei polmoni mentre cerco,
con forza,
di trarmi in salvo,
per raggiungere quella breve speranza
che mi sollevi,
almeno per poco,
dall'angoscia dell'ansia.
Nell'occhio della tempesta nessuno è al sicuro,
tra muri d'acqua e lampi si fa avanti il buio,
ed io accoccolato in posizione supina,
aspetto agonizzante
che torni mattina.