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Vorrei ricordare com’era ridere senza contare i respiri
com’era toccare un braccio senza temere di spezzarmi
ma i ricordi belli fanno più male
quando non c’è nessuno con cui condividerli.
Cerco di non mandare affanculo il mondo intero
certe sere ci riesco, certe no.
Cerco di non vomitare sul cuscino
certe mattine ci riesco, certe no.
Cerco di respirare
e questo, almeno questo,
riesco quasi sempre.
Fino ad allora resto qui
con le vene bluastre come mappe di strade abbandonate
con le notti che durano il doppio
con l’amore che arriva a pezzi, insufficiente
e io che lo prendo lo stesso
perché anche un po’ di calore
è meglio del gelo dentro le ossa.
Piangere fa schifo
e fa ancora più schifo farlo da sola
in una stanza che puzza di disinfettante e sconfitta.
Vorrei spaccare tutto:
il comodino, lo sgabello, la faccia a chi mi dice
“devi essere forte”.
Forte un cazzo.
Sono stanca, incazzata, spaventata a morte
e non voglio essere forte,
voglio solo che questo midollo schifoso
smetta di fottermi e torni a fare il suo cazzo di lavoro.
E la rabbia è l’unica cosa che non mi ha ancora mollata, e la stanchezza vorrebbe spegnermi .