Quel silenzio non era un no

scritto da Rutello
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Testo: Quel silenzio non era un no
di Rutello

L’amore non aveva ancora bussato al cuore di Roberto. Non gli interessava: era timido, riservato, estraneo alle vanterie dei compagni più grandi che raccontavano di balli al paese,  unica occasione per incontrarsi con le ragazze. Ce n’era uno che si vantava di sfiorare, durante il ballo, le guance della ragazza con cui simpatizzava, specialmente durante un lento. Lui ascoltava in silenzio, chiedendosi che cosa avrebbe potuto dire, lui che non aveva mai ballato e che provava quasi disagio di fronte a quei discorsi. Studiava, si applicava, ma dentro avvertiva un’invidia sottile per la loro disinvoltura. Eppure era un bel ragazzo, a diciassette anni. Ma che esperienza poteva avere lui che proveniva dalla frazione di un paesino di collina, con intorno a sé la bellezza di una natura vergine e invidiabile, con vita relazionale piuttosto scarsa. E poi i balli. Al massimo aveva visto in paese in occasione di feste balli paesani al suono di un organetto, la “ddù bbotte”. Il lento! Mai sentito! Ed ora in città, città di mare, quante cose nuove, ma spesso ancora estranee perché non ci era entrato dentro.

Un pomeriggio, durante la passeggiata dei convittori, il gruppetto degli amici si avvicinò a due ragazze che si erano attardate dal convitto femminile, guardato a vista dalle suore. Giorgio presentò a Roberto la ragazza con cui “filava”. Ma Roberto notò appena lei: fu l’altra a rapirlo. Uno sguardo, uno solo, bastò. E venne ricambiato. Durò un istante, ma fu galeotto.

Da quel momento il volto della ragazza lo accompagnò ovunque: gli pareva di scorgerlo tra le righe dei libri, tra le frasi di latino, perfino nel profilo di Lucia dei Promessi Sposi. Sentiva il cuore palpitare di una nuova dolce inquietudine. Cercava quell’immagine nella memoria: i capelli castano scuro tirati su, il naso leggermente all’insù, e soprattutto gli occhi, profondi e limpidi, che parevano raccontare un’anima innocente. Si chiamava Muriella; un anno meno di lui, studentessa all’Istituto magistrale.

Un colpo di fulmine, si disse. Ma non avrebbe osato parlarle.

Qualche giorno dopo, Giorgio raccontò di aver rivisto le due ragazze. Con aria sorniona riferì di aver detto a Muriella che Roberto l’aveva guardata “in un certo modo”. Lei era arrossita. Quelle parole accesero in Roberto una speranza nuova, e con essa il coraggio di recarsi furtivamente sotto le finestre del convitto femminile. Lei, avvisata dalle compagne, compariva dietro i vetri e gli sorrideva. Piazza e finestra: due mondi separati, ma abbastanza vicini da far passare emozioni attraverso un gesto, uno sguardo, un lieve movimento della mano.

Fu anche la stagione delle prime sofferenze d’amore. Quando il professore di lettere spiegò Tanto gentile e tanto onesta pare, Roberto vide in quei versi l’immagine stessa di Muriella. Per essere degno di lei studiava ancora di più. Di quell’amore imparò la purezza, il rispetto, la bellezza.

All’avvicinarsi dell’estate si confidò con il direttore spirituale, l’unico adulto di cui si fidasse. Fu ascoltato, e incoraggiato. Ma Muriella partì prima della fine delle lezioni, e Roberto, nel giorno dei saluti, affidò a Giorgio una lettera: una dichiarazione d’amore limpida, appassionata, con il suo indirizzo. Per posta non era pensabile mandarla. Giorgio era l’unico tramite possibile.

L’estate passò. Nessuna risposta.

Che significava quel silenzio? Roberto soffriva, ma finì per convincersi che fosse un rifiuto. Col tempo smise di cercare Giorgio, partito all’estero. Con amarezza concluse: «Non mi vuole». Provò a rassegnarsi, pur continuando a pensare a lei.

Anni dopo, Giorgio tornò in Italia. Si rividero. Roberto, con un filo di voce, chiese della lettera. Giorgio sorrise con imbarazzo, poi raccontò: «Ma no, figurati… eravamo con degli amici. L’abbiamo aperta e ci siamo fatti un sacco di risate».

Una pugnalata non avrebbe fatto più male. Roberto tacque. Sorrise perfino, come a voler mascherare l’umiliazione che gli stringeva lo stomaco.
Ed ecco il perché del silenzio. Muriella non aveva mai ricevuto nulla. E certamente avrà sofferto la sua apparente mancanza di coraggio.

Perché? Se lo chiedeva Roberto. Gelosia? Impossibile, aveva la sua ragazza, amica di Muriella. Invidia? E per quale motivo? Chissà, forse il gusto di veder fallire una storia d’amore sul nascere e, come spesso avviene tra ragazzi quando formano il cosiddetto branco, il gusto di veder soffrire. 

Il tempo passò: l’università, il lavoro, il matrimonio, i figli. La vita scorreva serena. Ma quella rosa non colta, strappata da altri prima ancora di sbocciare, continuava a sfiorarlo nei pensieri più segreti.

Una sera Roberto si recò con amici, in occasione di una festa, al paese di Muriella; c’era anche Giorgio in vacanza, che disse a Roberto: «Questa sera verrà anche Muriella» tra una finta indifferenza e una maliziosa allusione per far capire che ricordava. Si sentiva emozionato. Che cosa le avrebbe detto? Attese invano, Muriella non venne. Roberto seppe almeno che viveva in un paese vicino.

Quarant’anni dopo la partenza dalla città degli studi un ex convittore organizzò un grande raduno. Roberto decise di partecipare. Chissà… avrebbe trovato anche lei? Muriella, però, non poté essere presente per motivi di salute. In compenso c’era il marito, che gli venne presentato – ironia del destino – proprio da Giorgio.

A fine giornata, fu preparato un elenco con indirizzi e numeri di telefono di tutti gli ex studenti. Roberto ne prese una copia. Tra i nomi, trovò quello di Muriella. Il numero era intestato al marito.

Chiama o non chiama? Per giorni rimase sospeso, combattuto tra timore e desiderio. Una mattina compose il numero.

«Pronto?» Una voce femminile, dolce.
«Buongiorno… sono Roberto. Sei Muriella?»
«Sì. Ti ricordo. Non ti ho dimenticato. Ti ho pensato.»

Quelle parole bastarono a sciogliere quarant’anni di silenzio.

Roberto raccontò ciò che era accaduto alla sua lettera. Lei rimase in silenzio, poi sussurrò con indignazione: «Quel delinquente!»

Non si erano dimenticati.

E allora che cosa sarebbe stato, se quella lettera fosse arrivata nelle mani giuste? Un amore vero, in crescita, destinato a maturare insieme con loro. Un amore rimasto allo stato puro, mai consumato, e forse proprio per questo indimenticabile.

Il destino aveva deciso diversamente – ma per mano di chi?

Pochi anni dopo venne organizzato un secondo ritrovo di ex studenti. Che attesa! Questa volta l’avrebbe rivista. Infatti Muriella aveva assicurato la sua presenza, anche lei ansiosa di rivederlo. L’avrebbe riconosciuta? Come era cambiata?  Roberto arrivò con anticipo, entrò in chiesa, luogo del primo incontro e per la messa. Erano tutti dentro, ma come individuarla? Non era ancora tempo di cellulari, né avevano pensato a come riconoscersi. Roberto uscì dalla chiesa e, là fuori, c’era una signora sola, inchiodata sul posto, in evidente attesa di qualcuno. È lei, si disse Roberto. Si avvicinò e si guardarono entrambi: «Muriella?» «Roberto?». Erano cambiati entrambi. Una stretta di mano, calorosa sicuramente. Un sorriso che esprimeva la gioia di essersi rivisti. Era felice Roberto, entrambi lieti, ed entrambi rispettosi del loro stato. Il viso lo colpì soprattutto, un po’ arrotondato; capelli corti, occhi dolci ed espressivi nei quali Roberto pensava di scendere nella sua anima, la voce calma e chiara. Non più la studentessa; aveva davanti a sé una signora, matura, ma con un qualcosa della ragazza di una volta che non aveva dimenticato. Parlarono del più e del meno, degli studi, delle loro famiglie, del loro lavoro. Fu bello quel ritrovo  

Roberto continuò a cantare la bellezza di quell’amore ingenuo e intenso, il suo primo amore, quello che non si scioglie con gli anni, ma prende il colore della poesia. «Tu non avrai altro che un canto d’amore!» si diceva quando pensava a lei.

Quando, anni dopo, seppe che il marito era morto, la chiamò per esprimerle la sua affettuosa vicinanza. E alla sola voce di Roberto, la prima parola che Muriella disse fu: «Ho pensato a te.» Aveva avuto desiderio di informarlo. Trovò giusto partecipargli il suo dolore certo che avrebbe sentita la vicinanza di Roberto. E così fu.

 

 

Rodrigo Cieri

 

Vasto, 31 gennaio 2026

 

 

 

 

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