Fu all'uscita dal teatro che K. vide il guanto per terra. Aveva cominciato a nevicare, ma sul guanto non c'era neve, segno evidente che era stato perduto da poco. K. alzò lo sguardo per cercare di capire chi potesse averlo smarrito, ma oramai in strada non c'era più nessuno: solo in fondo alla via si potevano notare ancora alcune sagome scure che si allontanavano frettolose. K. non aveva alcun motivo per raccogliere quel guanto, tuttavia lo fece. Era un guanto da donna, di raso nero, lungo fino all'avambraccio. Un accessorio davvero molto raffinato, che sicuramente completava una " mise " altrettanto elegante. K. lo portò a casa e il giorno dopo pensò opportunamente di restituirlo alla legittima proprietaria, ma non sapendo come fare altrimenti, decise di mettere un annuncio sul quotidiano locale:
"Ritrovato guanto nero
vicinanze teatro
chi l'avesse smarrito
telefoni a... "
Il giorno successivo, l'annuncio comparve sul giornale e nel pomeriggio K. ricevette la telefonata di una donna che descrisse il guanto e sostenne di esserne la proprietaria:
- Domani, alle 20, sarò a casa tua -
disse la donna, con voce velata e sensuale. K. rimase sorpreso dall'intraprendenza della sua interlocutrice, che subito, senza conoscerlo, si era invitata a casa sua e gli aveva dato del tu, ciononostante, lasciò il suo indirizzo a colei che si era dichiarata padrona del guanto smarrito.
Il giorno successivo, puntualissima, alle 20, la donna arrivò. Non era bellissima, ma aveva fascino, un fascino addirittura magnetico: indossava un abito nero, elegantissimo e sensuale e un solo guanto di raso, nero, lungo fino all'avambraccio. K. se ne sentì subito irresistibilmente attratto. Il guanto nero smarrito, compagno di quello che la donna indossava, era in bella vista su di un tavolino, ma la donna lo ignorò, per concentrarsi su K. :
- Il guanto non mi serve, posso averne quanti ne voglio. Sei tu quello che voglio, e ti voglio adesso ! -
K. si sentì lusingato e ringalluzzito, ma la donna continuò a parlare.
- Ogni azione che noi compiamo nella vita, fosse anche la più banale, ha sempre una conseguenza, genera sempre un rapporto di causa-effetto. Tu hai raccolto il mio guanto, hai raccolto la mia sfida, hai messo un annuncio sul giornale, hai voluto a tutti i costi conoscermi, mi hai chiamato... perchè lo hai fatto... se tu avessi ignorato quel guanto non ti sarebbe successo nulla, ti saresti svegliato tranquillamente, saresti andato regolarmente al lavoro, avresti fatto ogni cosa normalmente, come sempre... domani, dopodomani, un giorno dopo l'altro, per settimane, mesi, anni... invece, per te, non ci sarà domani... -
K. fissò la donna, ebete, senza capire se fosse uno scherzo, o cos'altro e intanto cominciò a sentire le gambe deboli, sempre più deboli e incapaci di sorreggerlo. Si sedette sulla sua poltrona a braccioli e continuò a fissare la donna, con le energie sempre più ridotte e la vita che sentiva uscirgli dal corpo ad ogni respiro. La morte immobile, muta, rimase ad osservarlo, fino a quando constatò che dai suoi polmoni non usciva più aria e che il suo cuore e i suoi polsi non battevano più. Allora gli chiuse gli occhi, se lo caricò sulle spalle e uscì.
Guanto nero testo di manfer