Non è la prima volta che muori.

scritto da Alfredo Quercia
Scritto 4 anni fa • Pubblicato 4 anni fa • Revisionato 4 anni fa
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Autore del testo Alfredo Quercia

Testo: Non è la prima volta che muori.
di Alfredo Quercia

Vittorio andò a sedersi nel tavolo più vicino alla grande vetrata. Lo fece non perché gli piacesse in modo particolare quel pezzo di città vecchia
che si poteva vedere da quel punto, ma perché avere un cielo dietro di sé, alle sue spalle, gli sarebbe stato d’aiuto durante la conversazione
che avrebbe avuto luogo quel pomeriggio.
Un cameriere gli andò vicino con garbo.
“Buon giorno. Prende qualcosa?”.
“Certo, ma non subito. Aspetto un amico. Penso sarà qui a momenti”.
Il cameriere annuì. Fece un leggero inchino e quando stava per allontanarsi Vittorio lo fermò.
“Ma pensandoci meglio sono sicuro che il mio amico arriverà un po’ in ritardo, perciò forse è meglio se mi porta qualcosa da bere. Va bene
qualsiasi cosa, purché sia forte”.
“Certo, signore, lasci fare a me”.
Il cameriere si dileguò e Vittorio guardò con interesse il piano in acciaio del tavolo perfettamente lucido e poi prese dalla cartella nera che teneva sulle ginocchia una copia cartacea della divina commedia di Dante.
Portare gli occhiali, in un epoca in cui era estremamente semplice farsi operare e non perdere mai la vista nell’arco di tutta la propria esistenza, era un vezzo a cui Vittorio non voleva rinunciare. Era un segno distintivo. Era un voler comunicare agli altri che lui apparteneva alla cerchia di persone che avevano vissuto epoche lontane, epoche in cui era molto comune portare gli occhiali per correggere la vista.
Giorgio, l’amico di Vittorio, arrivò con solo quindici minuti di ritardo. Vittorio, appena lo vide, si alzò e andandogli incontro non poté fare a meno di constatare che il suo amico sembrava invecchiato di dieci anni dall’ultima volta che si erano visti due mesi prima.
“Come stai?”.
“Mi sento a pezzi”.
“Andiamo a sederci”.
“Dormo due ore per notte. Da due mesi”, fu la prima cosa che disse Giorgio appena si furono sistemati al tavolo.
“Non va bene, Giorgio. E cosa fai sveglio?”
“Niente. Resto al buio seduto in divano. Per ore”.
“Hai pensato a qualche rimedio per riuscire a dormire qualche ora di più?”.
“No. Claudia mi dice la stessa cosa. Prendi un sonnifero, dice. Dopo starai meglio”.
“Perché non lo prendi?”
Giorgio guardò i tetti delle case della città vecchia attraverso la vetrata. Poi torno sull’amico.
“Mi piace il silenzio che c’è in casa durante la notte. Prima non lo conoscevo”
Vittorio rimase in silenzio e poi chiese come stava Claudia.
“Cosa?”.
“Claudia?”.
“Si?”.
“Cosa dice? Come sta?”.
“Non lo so. Lei continua a fare la sua vita. Mi sta vicino, credo”.
“Credi?”.
“Sì, voglio dire non lo so. Lei non è un problema. Lei mi dice di stare calmo, di non preoccuparmi. E’ la vita. Lo so che è la vita, cazzo. In fondo non è la prima volta che muori, mi dice”.

Non è la prima volta che muori. testo di Alfredo Quercia
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