L'ozio non è concesso

scritto da Silvia91
Scritto 2 anni fa • Pubblicato 2 anni fa • Revisionato 2 anni fa
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Autore del testo Silvia91

Testo: L'ozio non è concesso
di Silvia91

Fin da bambini ci viene insegnato a riempire gli spazi vuoti della nostra vita. " Mamma mi annoio.", "Papà non so cosa fare." Studia, disegna, mangiati una mela. La soluzione riempitiva è subito lì, preconfezionata, per mettere a tacere la noia perchè la noia può essere frutto dell'ozio e oziare non ci è concesso in questo mondo produttivo. Non ci viene permesso di annoiarci e, di conseguenza, non abbiamo la possibilità di familiarizzare con questa sensazione che, a volte, appare tanto scomoda e dalla quale sembra necessario scappare. 
I filosofi antichi vedevano l'ozio come una virtù, oggi l'ozio è il padre dei vizi. Perché? Dall'ozio nasce il pensiero creativo, ragionato. Nel silenzio si fa spazio la nostra essenza più profonda che nel caos della quotidianità viene soffocata. Oziare permettere di "stare con se stessi", permette di entrare in contatto con le nostre parti più intime, è un punto d'incontro e di svolta, un' occasione di crescita perchè, sulla scia del pensiero di Eraclito, secondo il quale cambiamo continuamente, la riflessione non può che indurci ad evoluzione. Oziare diventa anche un lusso, quando non è una perdita di tempo. Un lusso che nel torpore dell'ozio si trasforma in condanna e dalla quale si sente l'esigenza di uscire velocemente. 
L'incaglio sta nella paura, nostro retaggio evolutivo che ci è stata (e ci è) tanto utile ma che, allo stesso tempo, può ostacolarci. 
Quando entriamo in casa e accendiamo subito la tivù ecco che si mette a tacere. La paura del silenzio, del silenzio attorno a noi ma soprattutto dentro di noi. La paura di sfiorare il vuoto e le angosce più profonde che cerchiamo di "silenziare" o "riempire" con il rumore, il fare, l'agire, cercando di essere mai in pausa ma sempre "on the road", arrivando dunque ad essere cosi' oberati di impegni e cose da fare da ritenere che l'ozio sia appunto un lusso. Quante ce ne diciamo per proteggerci ma è quando riusciamo ad ammettere a noi stessi e ad accettare la nostra fallibilità, il nostro essere imperfetti, le nostri parti scomode in quanto esseri umani, scegliendo quindi di essere umili, che possiamo fare un salto ulteriore per accomodarci in quello stato di inerzia e "dolce far niente" che non ci induce a ripiegarci su noi stessi ma che piuttosto ci spinge verso un movimento di conoscenza interiore. 
Secondo questa prospettiva l'ozio non è piu perdita di tempo, non è piu " lasciare in sospeso", non è piu noia bensì traformazione, consapevolezza e rigenerazione. L'ozio diventa quindi utile per una buona produttività e configurandosi come contrario di quest'ultima, ed essendo i contrari costituivi dell'esistenza delle cose, necessario. 

L'ozio non è concesso testo di Silvia91
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