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In questi primi giorni di marzo, ogni anno, tengo a mente Ipazia. Non vi dirò chi sia stata o cosa abbia fatto. Tocca a voi cercare, se vi va. Sappiate che ogniqualvolta che la ricerchiamo, idealmente la risolleviamo da quella polvere in cui fu trascinata.
Personalmente ed istintivamente associo Ipazia a Spinoza. Per entrambi vale la regola: “Nessuno legga alcuno dei suoi scritti”.
Ecco la scomunica della sinagoga di Amsterdam del 1656 e di cui Spinoza fu vittima: “Con l'aiuto del giudizio dei santi e degli angeli, noi escludiamo, cacciamo, malediciamo ed esecriamo Baruch de Spinoza con il consenso di tutta la santa comunità, in presenza dei nostri libri sacri e dei seicentotredici precetti in essi racchiusi. Formuliamo questo cherem come Giosuè lo formulò contro Gerico. Lo malediciamo come Elia maledisse i figli e con tutte le maledizioni che si trovano nella Legge. Che sia maledetto di giorno, che sia maledetto di notte; che egli sia maledetto durante il sonno e durante la veglia, che sia maledetto quando entra e che sia maledetto quando esce. Voglia l'Eterno accendere contro quest'uomo tutta la Sua collera e riversare su di lui tutti i mali menzionati nel libro della Legge. E voi restiate legati all'Eterno, vostro Dio, che Egli vi conservi in vita. Sappiate che non dovete avere con lui alcuna relazione né scritta né verbale. Che non gli sia reso alcun servizio e che nessuno l'avvicini a meno di quattro cubiti. Che nessuno viva sotto lo stesso tetto con lui e che NESSUNO LEGGA ALCUNO DEI SUOI SCRITTI.”