Storia Di Un Sogno E Di Un Strano Amore

scritto da Domenico De Ferraro
Scritto 8 anni fa • Pubblicato 8 anni fa • Revisionato 8 anni fa
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Autore del testo Domenico De Ferraro

Testo: Storia Di Un Sogno E Di Un Strano Amore
di Domenico De Ferraro

STORIA DI UN SOGNO E DI UNO STRANO AMORE


La storia di questo amore continuerà domani o forse in altri giorni , diritto alla meta ignaro di cosa possa succedere di cosa possa essere morire o vi-vere , tra un bacio dato per un attimo dopo uno schiaffo , dopo una carezza dopo che rammento mia madre che m’aspetta alla finestra ed io passo ed esco mi sballo, ubriaco i miei sensi di giovane simile ad un mostro con tante braccia dai tanti occhi che prova orrore a spingere la sua vita da quan-do a quando come un eroe come ero blasfemo nel mio dire. Sento ed altri intendimenti perduto in questa passione che mi sboccia dal cuore, prende vita si fa grande cosi forte che non riesco a capire dove mai finisce è una passione cosi grande che ci vorranno tanti anni , tanti giorni per guarire. E salgo a cavallo, corro, corro, contro il nemico, sparo, sparo non mi fermo non morirò invano, sarò salvo alla fine di questo viaggio cosi come non avrei mai voluto che fosse, senza capire quale strada da percorrere.

Continuare a ridere o forse a morire, forse a saltare ostacoli insoliti ed eccomi qua che rido ed ignaro assume altre sembianze, assumo uno strano aspetto in un amore che lasso per i diversi moti dello spirito mi spinge a ragionare di cosa avrei potuto essere in questo amore che si bea del suo sapere , racchiuso dentro un angolo del mio cuore.

Cosa raccolgo dopo questo diluvio di baci e carezze, un nuovo mondo meno crudele, senza sangue innocente che macchia le pietre ed i muri che fa volare i tanti viaggiatori che fa simili bianchi e neri. Ed osservo un cam-mello rosa che corre tra le nubi mi fa sorridere mi fa voltare dall’altra parte , cerco lascio dietro di me ogni soffrire , lo lascio dietro questo sipario in questo momento che non mi conduce a sventure funeste eppure provo a vivere ed annego in questo mare di passioni. Sensi e silenzi infiniti , finisco ed esco e confesso lo trovo assai bello .

Non avrei mai ripercorso la mia strada se non avrei continuato ad amare o assumere una strana prospettiva in quel lasso di tempo che divide ed unisce che ti rende santo tra i santi su un trono circondato da angeli avrei corso tutta la notte con tutto le mie passioni oltre queste paure e la cosa che mi inquieta e continuare ad aver timore di un amore che mai potrò avere .

Trovo che l’amore ha molti facce
Io mi chiedo chi siamo noi per giudicare questo uomo
Allarga le tue braccia
Sento te che mi parli , sento il tuo cuore vicino al mio
Mare , monti questa sorte mi porterà dove ha ripreso a crescere ad insi-nuarsi dentro di me attraverso altre esistenze attraverso questa storia in questo secolo che ha gambe e braccia ed e pronto a mangiare i suoi figli mi-gliori.

Eppure non m’arrendo
Dammi un altra possibilità ?
Perché dovrei morire per te
Non veggo un domani senza te ed il tarlo della follia ha preso il sopravvento in me.
Esci fuori dal tuo inferno , non arrenderti alla tue debolezze continua a balla-re amico mio a correre verso ciò che credi.
Ed io corro, cresco e costruisco immaginari mondi e vado dove la morte mi spinge dove questo viaggio mi porterà e mi farà re dei tuoi sogni ed ignaro io ingoio il mio veleno, muoio e voglio te che mi coccoli tu che mi baci mi stringi , voglio te ed altre possibilità per essere libero da questo peccato di continuare a credere a gridare ai quattro venti il mio amore il mio insolito morire o vivere.
Pronto a scendere con me in questo inferno, pronto a lasciare ad altri que-sta vita , questo amore.
Non credo che ne sia capace
Basta lasciarsi andare baciarsi e stringere la sorte.
Forse vivrò in un altra vita , forse sarò morto quando sorgerà il sole quando il mondo si sarà dimenticato di me e di come il mondo corrotto si volta nel-la sua tomba nel dubbio di potercela fare di credere cosa siamo diventati , cosa saremo andando avanti insieme a chi mai ci potrà aiutare a trovare la nostra strada il nostro credo che giace esanime in una fossa senza fiori e senza nome.
Vedi di venire presto
Apri le tue braccia lasciami entrare
Vai via fuggi , scappa non voltarti indietro
Sono solo in questa morte ai piedi di questa croce
Saremo noi a decidere quando sarai vivo, quando sarai morto.
Non aver paura di piangere .
Mi guardo in giro e leggo tra le righe del mio destino questo triste dilemma.
Mi porterai un giorno dei fiori sulla mia tomba?
Berrò alla tua salute, berrò l’amaro calice della sconfitta.
Ed il tempo mi ha spinto lontano , cosi lontano che non so più quanto tempo mi rimane da vivere , vorrei continuare ad amare rimanere lassù tra le stelle in un cielo che giace sul mare che copre la città ed io passo di corsa con la mia auto, incontro a questa morte a questo vivere che ha molti visi, non so darmi pace , cerco , prego di tornare presto a casa .
Vorrei poterti aiutare.
Non mi lasciare da solo a contemplare ancora questa morte
Non voltarti , vai avanti
Continuo a sperare , sono matto ma che importa cosa mi succederà ,cosa sarò domani io annego godo vivo di molte vite di molti giorni e simile alla storia che mi ha deriso sono la dove ho sempre sognato che sia , vado , cerco il mio cuore dentro queste brevi passioni e vani sentimenti che sbocciano dai scheletrici arbusti , fragile nel mio credo, continuo a bere mi ubriaco a mando a quel paese, tanta gente che ha tanti visi ha tante anime e tanti anni ed è cosi difficile capire cosa si nasconde dietro quel tuo dolce viso. Ma cosa sarò se costruirò una nuova torre di babele alta cosi alta che tocca il cielo , tocca le vette del sapere e non so più , cosa significa amare e morire al contempo .
Tu vaneggi , gemi nella tua gioia di vivere
Preferirei ballare o fumare o scopare
Ma dai sei matto da legare
Sono un gatto randagio
Tu mi inquieti e veggo in me strane sensazioni
Oh ma dai faremo un giro in macchina ,nudi poi seduti dietro i sedili faremo l’amore .
Io ci sto tu porta questo sesso a lavare che mi preparo.
Notte mi hai trovato seduto su una pietra che sanguina mi hai trovato ferito con tutti i miei errori.
E sono felice d’essere ciò che sono di poter narrare, questa singolare storia a cavallo di un cammello con un bicchiere di vino in mano con le amorfe ap-pendici di un romanzo mai concluse che mi spinge a vedere a danzare e faccio lo stronzo in mezzo a tanta gente , confesso il mio peccato grido ai quattro venti alleluia, alleluia ma nessuno m’ascolta e gira il volto dall’altra parte e sembra che la sorte non mi curi e sembra che voglia bastonarmi cosi io mi nascondo dietro una sedia mi faccio piccolo , tanto piccolo che sembro un cretino e chiedo se qualcuno mi potrà mai aiutare poi giungono due gendarmi con due grandi baffi e sono armati fino ai denti ed io mi alzo , mostro i miei documenti e mi faccio portare in prigione , dove rimarrò cent’anni , starò fino a quando questo mio cuore non cesserà di battere , fi-no a quando questa mia vita non volerà via o vorrà portarmi dove sarò un giorno felice tanto felice da dire a tutti io chi sono e volerò sopra una scopa volante mi vestirò da infermiere farò caprioli e dentro quel carcere insieme a tanti scarafaggi pregherò , ignaro di tante soluzioni in quel poco che mi porta ad una sana conclusioni io mi trasformo. Ed ammiro dalla mia cella il mare muoversi , il modo muoversi tra miei pensieri , sulla scia di un ricordo mi desterò come un leone come questo fiore che cresce tra l’erba selvag-gia . Ed è bello pensare di poterla farla franca di poter ridere dell’ avversa sorte di cosa saremo ed il viaggio non ha mai fine , andare su questo tre-no su rotaie dorate , verso cieli infiniti passare per monti aranci tra prati in fiore , sedere sul dorso di una farfalla , sedere a meditare con una piccola donna dalle trecce bionde , occhi azzurri , timida , piccola come un bocciolo di rosa . Ed io che sono un vecchio scarafone, fumo il mio tempo, fumo la mia morte la mia età e vivo mille vite, vivo i sogni di milioni di persone , corro per strade e danzo e non so dire cosa racconterò all’ortolano, cosa fa-rò quando sarò davanti a questa immagine che scema nell’accidia nel di-lemma di non poter essere di nuovo simili nel nostro discendere il male dal bene.

Fai come, prendi un bel sorso di veleno.
Non voglio morire ma non credo più alla vita
Stupido, dormi nel tuo credo
Trovo ridicolo che tutto ciò accada
Basta capire chi non siamo
Sono cresciuto troppo in fretta
Ti trovi tra il male ed il bene.
Non andare oltre , non passare quella soglia
Dormo poi canto il mio domani
Bene , faresti bene a spingere questo amore altrove
Dove vuoi che lo conduca ?
Vieni con me senza mutande
Verrò se tu mi donerai il tuo credo, il tuo scettro.
Non posso , lo sai non possiamo essere simili , non possiamo
Ma quante strambe questioni vai sollevando
Vedi la vita ci ha fatto incontrare ci ha aperto un varco
Ma tu credi che non possiamo essere felici
Si lo credo
La follia fugge da noi per non farci essere felice
Tutte stronzate
E chi lo dice . Se fosse vero o non vero.
Non siamo noi a decidere chi saremo domani.
Credi è tutto scritto, un giorno potremo dire d’averci amati là su morbidi sofà e piume d’oca.
Con il sesso che mi trafigge
Con questo cuore che batte
Sono proprio folle, forse avrei potuto cambiare questa vita, scrivere di un sentimento tenero come la notte, tenero come un terno a lotto con te che mi racconti della tua vita accanto al fuoco, accanto a questa immensità tra il cielo ed il mare nell’eco delle onde che danzano nel vento che giungono sul-la spiagge ignude , tenere note musicali, solo dentro quest’ anima trafitta forse ignaro di cosa sia vivere ed oltre vado incapace di capire, di cantare di tirare un ragno dal buco ed ingordo godo della mia ignoranza. Non avrei mai dovuto farti leggere le miei stupide poesie, non avrei mai dovuto portarti dove fioriscono questa miei versi dove il bello ed il brutto sono una sola co-sa sono la Rosa ed il peccato, un racconto mai giunto a termine. Proseguo verso di te mi seggo nel tuo cuore ,penso e m’ubriaco poi non so più cosa credere che scendo dall’autobus cammino a piedi a lungo , cantando questa stramba canzone . Sono un povero fesso avrei potuto essere migliore di ciò che sono oggi , avrei potuto vivere a Parigi o Amsterdam ma son prigioniero di questo ipocrisia dentro questo buco sporco ove scorre il sangue e bile che sputa in faccia all’amore, non posso e sono folle suono continuo a suonare a dispetto della signora che ha due seni enormi e si chiama Giovan-na ed ha una gonna pazzesca, ha due grandi occhi azzurri come il mare ed io mi domando dove mai andrò a finire , cosa mi daranno, cosa sarò dopo averti baciato per l’ennesima volta. Lascio alla sorte e in questo lungo viag-gio in questa leggenda dura a morire , incontro mille soldati pronti a combat-tere pronti ad uccidere, tutti pronti a dire cosa sarà , cosa vuole il presidente oh donna vieni , vieni a danzare con noi trova, questa sorte meno ridicola che cola lungo l’utero , cola dentro la bocca e sporca il sogno , stretta que-sta via che mi trovo ad affrontare.
Fammi entrare non puoi
Rimarrò tutto la notte qui
Fai come vuoi
Non mi sembri all’altezza
Bizzarro
Non ha una sua dignità
E scalzo
Forse non ha mai compreso cosa significa essere morti
Tutto cosi tragico, cosi ricolo chi l’avrebbe mai detto che avrebbe potuto accadere una cosa del genere , come un lampo prima di un temporale, gnomi ed uccellini giocano su di un ramo poi scappano via sono neri pen-sieri , sogni senza nomi perduti in un vortice di idee in un vento che spin-ge ogni abitante dentro una cassa da morto e siamo seduti tutti la davanti a quella croce pronti a rinascere a comprendere che il male ci ha giocato un brutto tiro mancino, ci ha castigati, poi ci ha deriso , amati perdutamente siamo rinati nel nome del signore. Oh le nostre colpe i nostri perché , quelle ridicole esistenze che lasse si muovono nell’ombra di una città ferita a morte. Ed un signore spinge la sua auto , la spinge oltre quel burrone, dentro c’è il suo corpo , c’è la sua vita le tante malefatte, le tante lamentele . Mentre tut-to scorre due giovani si baciano sotto una luna gigante tanto grande che sembra una altra esistenza , un nuova dimensione , una nuova vita , un rina-scere da questo e da quello da come avremmo potuto essere, incapaci , mezzi matti per davvero appresso ad un questione sociale e nel ricordo di quando sei entrata nella mia vita , come il primo giorno che ti ho vista come in quel tempo che fiorisce e lascia scrivere versi rozzi , bizzarri , mezzo sto-nati perduti per strade bagnate, nere, solitarie che partano dalla nostra anima e giungono in altri luoghi incantati davanti a quella città bagnata dal mare che va da sponda a sponda splendida sotto le stelle .
Storia Di Un Sogno E Di Un Strano Amore testo di Domenico De Ferraro
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