Un racconto semplice

scritto da Vincenzo Parrulli
Scritto 4 anni fa • Pubblicato 4 anni fa • Revisionato 4 anni fa
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Autore del testo

Immagine di Vincenzo Parrulli
Autore del testo Vincenzo Parrulli
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Il racconto é di pura fantasia ispirato a film e libri letti.
- Nota dell'autore Vincenzo Parrulli

Testo: Un racconto semplice
di Vincenzo Parrulli

Le giornate in barca di una magnifica Estate finirono presto. Giancarlo dovette ritornare a Catania.
Appena tornai a casa trovai sotto la porta una lettera di sfratto. Mi resi conto in quel momento di essere ritornato alla realtà.
Mi rimanevano solo mille euro in banca, non sufficienti per pagare i mesi arretrati. Mi sentivo di non appartenere più al mio luogo natale.
Feci la valigia in fretta cercando di non dimenticare niente di importante. In quel momento mi venne in mente di scomparire il più lontano possibile e sopratutto il più lontano da tutti quelli che mi conoscevano.
Dovevo dare un netto cambiamento alla mia vita per poter ricominciare nel verso giusto.
Pensai a mio padre e come in una mattina di Aprile uscì senza più tornare.
Adesso mi rivedevo in Lui ma senza avere moglie e figli dalla mia parte ma un senso di avventura e di mistero.
Scesi le scale rapidamente e posai le chiavi in portineria sopra la cattedra di Luigi il portiere assente come al solito.
Percossi la via Etnea a piedi sotto un caldo asfissiante e un sole accecante di un mezzogiorno di fuoco. Mi tamponai più volte la fronte con un fazzoletto. Mi recai alla stazione e come un fuggitivo presi il primo treno fermo sui binari. Salii sul treno cercai una cuccetta isolata e vi entrai.
Chiusi la porta e aprii un poco il finestrino per fare entrare un po d’aria fresca, sembrava di stare in un forno.
Dopo un paio di stazioni mi addormentai dalla stanchezza. Quando mi svegliai mi accorsi di non essere più solo. Una donna sui trenta si era accomodata dal lato opposto del mio . Mi guardava e mi sorrideva nascondendo gli occhi nel leggere un giornale.
Non posso nascondere che la situazione mi eccitasse e passammo circa una mezzora a osservarci a vicenda.
Cercai in tutti i modi di non arrossire guardandola e per distogliere me stesso da qualsiasi pensiero mi accesi una sigaretta.
Tutto volle fammi credere che quella donna cercasse di farsi notare in qualche modo.Era molto bella capelli neri occhi castani abbastanza formosa con due seni pieni e tondi. La conferma mi venne data quando la misteriosa donna senza timore e vergogna si sbottonò la camicetta per il caldo facendomi intravedere i seni pieni e abbronzati. A quel punto confesso di essermi un pò eccitato. Al fermare bruscamente del treno la Sconosciuta mi sorrise e nel prepararsi distrattamente le cadde il giornale in terra. Io mi chinai e lo raccolsi. Le diedi il giornale tornando al mio posto.
Quando il treno si fermò vidi la misteriosa donna dal finestrino e così di getto mi alzai e mi precipitai fuori dal treno anche io seguendo un istinto quasi alla Snàporaz . La stazione era disabitata e silenziosa.
L’ unico rumore che sentivo in quel momento era il suono dei tacchi, della sua camminata un po lenta ma certamente importante da donna.
Pedinandola mi ritrovai lungo una strada tortuosa sotto un solo cocente di fine estate.
Mantenni una distanza da Lei di circa un centinaio di metri. Il più delle volte la vidi voltassi e ridermi dimostrando di non essere scocciata anzi tutto l’opposto la situazione parve che le piacque molto. L’inseguimento di un uomo sconosciuto non sembrava turbala di tanto.
Non sapevo dove stavo andando ma a quel punto poco importava . Affrettai il mio passo con fare deciso e un po arrogante.
Ad un tratto da lontano la vidi voltare rapidamente a destra . Quando giunsi al bivio non la vidi più .
Rimasi solo perso in aperta campagna.Pensai dove fosse andata ma faceva troppo caldo e abbandonai le ricerche.
Sudato mi ritrovai a pensare che cazzo stavo facendo e cercai di tornare indietro verso la stazione ma senza alcun risultato.
Nessuno che passava e mi sentivo come intrappolato in un labirinto come se fossi sempre nello stesso punto .
Mi accesi una sigaretta . La nicotina fece effetto mi calmai un po. Maledette le donne questo e quello a cui pensai.
Bastano due gambe su due tacchi a facci rincoglionire . Ma alla fine cosa andavo cercando da quella donna.
Forse una risposta o pure semplicemente un esperienza bella o brutta che sia .
Mi incamminai lungo la strada . Faceva sempre caldo . No riuscivo quasi a respirare.
Dopo un po che camminavo ritrovai la stazione di Catenanuova, ecco dove mi trovavo.
Ce un treno che parte dal primo binario per Catania tra un ora e mezza. La stazione era deserta e trovai una fontana con acqua chiara e fresca.
Bevvi e mi bagnai il volto e la testa e mi sedetti in attesa della partenza del treno .
Da Catania avrei cambiato un altro treno diretto fuori dalla Sicilia.
Tra un treno e l’altro in serata arrivai a Messina dove presi un nazionale per Milano con l’ intento di arrivare il più lontano possibile .
Comprai il biglietto in biglietteria ,una cuccetta di seconda classe numero 14B . In meno di trenta minuti arrivammo al traghetto.
Scesi dal treno mangiai un panino e dalla poppa della nave guardai la mia terra allontanarsi piano piano.
Pensai di trovarmi in un punto di non ritorno, immerso in un mare di domande.
Dove sto andando? Quanto e come cambierà la mia vita?
In meno di che il traghetto arrivò a Villa San Giovanni dove il treno lasciò la nave per cominciare il lungo viaggio sulla terra ferma.
Ad ogni stazione gente che saliva e il treno si popolava, si riempiva di gente diversa con accenti diversi, uomini, donne e bambini tutti insieme con bagagli piuttosto grandi ingombranti , pieni di lamentele per il viaggio in treno, per il caldo e per l’attesa della partenza e il piacere di un arrivo in una destinazione pensata amata e nello stesso tempo sognata da ricordi o pensieri futuri passati nella testa .
Mi soffermai alla vista di un un vecchio con la nuca segnata da rughe fitte , il viso bruciato dal sole e grandi mani tozze, piene di cicatrici vecchie e senza una direzione logica e precisa da seguire. L’unica cosa giovane e affascinante in quel vecchio erano gli occhi di un colore marrone scuro di cime rocciose che ricordavano vagamente il deserto di Atacama in sud America. Gli stessi occhi di un animale selvaggio dove si può intravedere un paesaggio ancora tutt’oggi inesplorato.
Dopo un po mi addormentai sereno per la stanchezza e per il rumore quasi ipnotico del treno.
Ripensando alla non destinazione e a quella donna dalla bellezza un po disarmante ma allo stesso tempo ripensai al desiderio e alla fissazione dell’attrazione del suo corpo e mi ritrovai come in un sogno nelle sue braccia e tra le sue labbra ebbi la conferma di un amore impossibile ed innocuo.
Mi svegliai poche volte durante la notte, dormii tranquillamente come un viaggiatore esperto.
Le prime luci dell’alba mi colsero sveglio e potei captare la forza della nascita di un nuovo giorno intorno a me .
Guardare un alba da un finestrino di un treno in corsa è un esperienza che capita poche volte nella vita e come un brivido che percorre la schiena e risveglia in me la ricerca della creazione della luce e con essa una nuova speranza. Tra poche ore il treno sarebbe arrivato a destinazione .
Sarei sceso e mi sarei perso tra la folla di una città per essere uno come tanti , un uomo fatto di gioie, paure e fissazioni ma in perenne ricerca di migliorare se stesso.Per migliorare bisogna essere disposti a cambiare. Il cambiamento tende spesso a dare la colpa agli altri , al mondo, alla sfortuna. Ma come possiamo dare la colpa a tutto ciò che è esterno a noi stessi senza mai puntare il dito semplicemente su di noi e sulla nostra esistenza impiegando tutto il tempo necessario giorno per giorno per migliorare la nostra vita?
Dalle domande avvolte non sempre possiamo ricavare delle risposte ma possiamo trovare uno spunto o meglio un ispirazione per approfondire la conoscenza di noi stessi e trovare un equilibrio tra ciò che è passato, presente e futuro.
Ecco che il presente e già passato e mi ritrovavo a passeggiare sei anni dopo in una via del centro mano nella mano con mia moglie Marina e la nostra piccola Valentina nata dal nostro amore. Per coincidenza della vita conobbi Marina due anni dopo che vivevo a Milano . Anche Lei e siciliana di Catenanuova un piccolo paesino dell’entroterra in provincia di Enna. Si e no che ci crediate Marina è la stessa donna che incontrai in quel treno in quel giorno afoso in pieno Agosto e che cambiò per sempre la mia vita.
Un racconto semplice testo di Vincenzo Parrulli
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