Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
A quest’ora sanno già di noi.
Quando aprii gli occhi, guardando Rita seduta sulla panchina del bovindo ad ammirare l’alba che incendiava le cattedrali di roccia, rammentai cosa aveva detto la sera prima, quando avevamo preso possesso della camera.
Aveva prima sospirato e poi… «A quest’ora sanno già di noi. Le lettere d’addio le avranno sicuramente lette. I problemi cominciano adesso.»
«Sei pentita?» le avevo allora chiesto.
Rita aveva sorriso malinconica. «Ci sono molti validi motivi per lasciarsi… non ne ho trovato nemmeno uno valido per noi. Quando hanno scoperto che ci amavamo, mi hanno costretta a lasciare il paese. Sono stati anni duri; e lo sono stati anche per te. Sola, lontana da casa, lontana da te mi sembrava d’impazzire. Se in mezzo alla folla che festeggiava il capodanno del 1970 non avessi incontrato i suoi occhi… quella sarebbe stata la notte in cui l’avrei fatta finita. Roberto è stato delicato e paziente, l’uomo giusto con il quale condividere il futuro… e rifarsi una reputazione davanti ai nostri cari compaesani bigotti.»
«Ripeto la domanda: sei pentita?» avevo insistito.
«Per niente!» era sbottata stizzita.
Non era serena. Pensai che parlare le avrebbe fatto bene. «E allora?»
«Allora, non è comunque facile», aveva sospirato. «Lascio un uomo che mi ha raccolto sul bordo del precipizio, che ha dimostrato di credere in me… e tu, chi ti ha dato tutto il suo mondo. E’ umano provare del rimpianto… e anche un po’ di rimorso. E’ inevitabile, dovremo imparare a conviverci; almeno per un po’… Ora basta, è stata una giornata estenuante, sono stanca, voglio dormire!»
Non aggiunsi altro. La conosco fin troppo bene: non avrebbe più aperto bocca fino all’indomani.
Ed ora eccola lì, a guardare i colori incredibili di un’alba che sembrano quelli di un altro mondo, di un’altra vita, di un nuovo inizio.
Mi alzo dal letto, lei è ancora nel bovindo, non è più seduta, si è alzata in piedi. Indossa solamente una maglietta e non scosta lo sguardo preoccupato dalle montagne. Mi avvicino. Sono alle sue spalle, la stringo e mormoro: «Ti amo, Rita.»
«Anch’io», sospira.
«E allora, dove sta il problema?»
Si volta, mi guarda come solo lei sa fare. «Non ci sarà rispetto per noi. Io sono pronta ad accettare tutto il letame che ci verrà buttato addosso. Si vive una volta sola, e una buona parte l’abbiamo già sprecata. Basta! Nessuno mai riuscirà a staccarmi da te questa volta! Gli anni persi non ce li restituirà più nessuno. Ma tutti quelli che verranno, li voglio dividere con te… Dimmi che è così anche per te. Dimmelo, ti prego, ho bisogno di sentirmelo dire.»
Il tono è accorato, teme che ci stia ripensando. Ha investito molto, tutto, come l’ho investito io, sul nostro rapporto; un inatteso pentimento la ucciderebbe.
“Quando ci si ama veramente, non ci si pente”, penso.
La bacio, ci baciamo… Finalmente rivedo il sorriso del tempo dell’incoscienza, di quando facevamo l’amore nel castagneto; oh, com’eravamo giovani, giovani e imprudenti. E così tutto finì, quando quell’ubriacone di Remo ci colse in fallo e, magari dopo essersi masturbato nascosto dietro un castagno, lo andò a raccontare al prete; che per silenziare lo scandalo convinse i suoi genitori ad allontanarla dal paese; e da me.
Vent’anni sono davvero tanti. In vent’anni ci si prova ad innamorarsi ancora… ma non sempre ci si riesce. Ci sono amori che durano per sempre, altri dal tramonto all’alba; il nostro durerà in eterno, se ci sarà un’eternità.
«Avanti, vestiti, scendiamo a fare colazione!» la esorto in tono risoluto. «Basta nasconderci. Voglio uscire in mezzo alla gente, gridare al mondo che ti amo.»
I suoi occhi s’illuminano. La guardo mentre si veste; avrei voglia di fare l’amore. Ma so che per lei, ora, è più importante vedere con quanta sicurezza e quale orgoglio la condurrò per mano in strada, nei locali affollati; e allora inizio a vestirmi anch’io.
Usciamo dalla camera, chiudo la porta, poi le stringo la mano e mormoro con tutto il trasporto che l’amore sa infondere: «Ti ho amata da sempre, Rita, e ti amerò per sempre. Nessuno mai ci dividerà.»
Rita sorride, mi tira a sé, mi bacia con trasporto. Vedo una lacrima far capolino dalle palpebre mentre sospira un: «Grazie». Seguito da un commosso e sincero: «Ti amo alla follia, Barbara!»
Poi si stacca da me e, tenendomi per mano, conclude, un po’ tesa ma felice: «Comincia qui, la nostra vita!»
FINE