Capire la campagna non è semplice, ci immaginiamo distese d’erba profumata, allegri animaletti che zampettano, fiorellini minuscoli come gioielli e profumati. Le stagioni che scorrono così come si deve e i ritmi dell’attività del seminare, del potare del concimare e del raccogliere. In effetti la campagna è tutto questo. Sono le passeggiate per i campi con i cani che ti saltellano incontro e si allontanano a scoprire segrete piste per poi tornare eccitati e soddisfatti. E’il sedersi sotto un leccio a leggere per ore staccando di tanto in tanto gli occhi dalla pagina per perdersi nella perfezione di un elegante fiore d’aglio selvatico. E’ sentire di non aver bisogno dell’ombrello quando piove perché anche se ti verrà il raffreddore si tratta pur sempre di acqua benedetta. E’ lo scrosciare sereno del torrente che si riempie e scorre gorgogliando. E’ lo scambiare parole futili e secche con contadini che di parole ne hanno poche.
E’ il suono dei grilli all’imbrunire che ti stordisce e dei barbagianni che incupiscono il nero della notte. E’ il buio totale quando la luna è a illuminare l’altra parte del mondo.
Tutto questo e molto di più era per me.
Ho scoperto che all’imbrunire, quando le ombre si allungano tutto sembra stirarsi in un voluttuoso sgranchirsi da gatto. Nulla appare più muto e felice come sotto il sole ridente. La terra si inumidisce leggermente e lascia evaporare i suoi umori di donna innamorata, il cielo si scompone in strie di nubi sfilacciate e l’oscurarsi del giorno rende argentea l’erba e le piante. Anche il cuore si sente striato e graffiato in quell’ora d’ombra e di confine.
Non resta che calzare scarpe buone ed imbracciare il bastone d’acacia approntato accuratamente per la bisogna e mettersi in cammino come ciechi, seguendo la brezza, i profumi e il canto delle creature , lasciarsi incantare e portare dove il bastone ancora prima del piede ti conduce.
Spesso abbandoni i sentieri battuti e ti getti d’impulso in prati e forre sconosciute fra sterpaglie e fusti e rovi e il tuo piede non cede, non inciampa, conosce da sempre ogni passo come da millenni di cammino. Foglie e sterpaglie ti frustano il viso (solo dopo ne scoprirai il sangue) e centinaia di piccoli animali ti passeggiano addosso, ti sentono parte di quel tutto.
Il bastone si punta, s’incunea quasi nel terreno e tu sai che quello è il luogo. Senza indugio allora ti lasci cadere, ti siedi con la gamba sinistra tesa e la destra incrociata sotto l’altra. Chiudi gli occhi e respiri a fondo e senti ogni odore, ne percepisci l’alchimia che lo compone, accarezzi la terra e le sue erbe, le ricostruisci col tatto e ringrazi la Madre Terra per la sua ospitalità.
Socchiudi gli occhi alla luce della sera imminente e tre ulivi ti stanno di fronte, tre ulivi nodosi, antichi e saggi. Li guardi di sottecchi per rispetto, quando da quello al centro si delinea l’immagine di una donna. E i nodi del tronco divengono seni e ventre ricolmi e i rami braccia che si protendono verso di te e il volto che aperto t’invita e ti sorride. Sai che non hai il diritto di guardarla, che t’incanterà, spirito potente, ma la sua bellezza,oh! la sua bellezza fluisce nel tuo petto. E così per tempo incalcolabile Lei ti parla con suoni verdi e marroni, con parole di muschio che il tuo cuore riconosce mentre il buio lentamente ti avvolge e la luna sorge portentosa.
Per un attimo volgi lo sguardo alla Madre Lucente e quando torni a guardare, solo un ulivo vecchio e saggio davanti a te. Un attimo di malinconia straziante prima che il Suo dono si palesi. Le due piante sue compagne sono ora figure fluorescenti e danzanti ai tuoi occhi: un giovane sottile come creatura del bosco e una ragazza morbida e dalle movenze sensuali e serene. Non ti coglie lo stupore in questa notte d’incanto perché conosci già il Suo dono. La giovane nuda e danzante ti spglia e facendolo toglie strati e strati di dolore mondandoti la pelle al riverbero della luna. I suoi baci umidi lavano il sale della fatica e l’amaro delle passioni mal custodite, la sua lingua prepara i sensi e l’anima al rito d’amore che sta per consumarsi. Dalla tua anima stillano gocce di gioia e nel sesso si condensano gemme di rugiada fragrante. E’ lei che ti porge le verghe per il dolce supplizio. E il brivido che provi nel soppesarle e accarezzarle ad una ad una…. Lui il giovane e vergine elfo trema come la foglia dell’ulivo che gli ha dato vita. La luna è alta, rende iridescente la pelle arrossata dai primi colpi e poi si scolora nel violetto delle carni dolcemente martoriate fino ad arrossarsi all’urlo provocato dalle ortiche strofinate sulla pelle segnata in pegno d’amore per il Cielo per la Terra e per l’Anima che esulta.
Si sveglia con la rugiada sugli occhi e il bastone accanto a sé come un buon guardiano. Le piante d’ulivo fremono alla brezza mattutina ignare dei sogni di una cittadina che ama la campagna.
GLI ULIVI testo di lithia